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editoriale
la Giustizia in mano ai Cancellieri
di Teddy Martinazzi

La seduta della Camera dedicata alle dichiarazioni del Ministro Cancellieri si è svolta secondo copione. Il PDL ha difeso il Ministro (il termine Ministra è stato usato solo dalla Boldrini e dal suo compagno di SEL) perché così facendo ha ottenuto che in Parlamento venisse accostata la telefonata della Cancellieri a quella di Berlusconi la notte di Ruby. Il capogruppo Brunetta ha detto chiaramente che le due telefonate erano entrambe legittime, utilizzando l’antica tecnica del sillogismo ( Cancellieri ha telefonato, Berlusconi telefonò; se ha fatto bene la prima a farlo, fece ovviamente bene anche il secondo). Certamente i giudici d’Appello non terranno conto del dibattito parlamentare quando dovranno giudicare Berlusconi per il processo Ruby, ma i falchi del PDL in campagna elettorale avranno in mano un’arma formidabile di propaganda.

Anche il PD ha difeso il Ministro, sia pur con accenti blandi e sottotono. Certamente ci devono essere stati notevoli dolori di pancia, se non altro per essersi trovati dalla stessa parte dei difensori di Berlusconi, ma tant’è; è da tanto tempo che il PD non riesce ad esprimere una linea coerente su un argomento qualsiasi.

Ma ciò che ha sconcertato è stato l’appoggio del gruppo del PSI e PLI (quattro deputati eletti nelle liste del PD) e di quello del Centro Democratico (cinque deputati eletti grazie ad un patto di desistenza con il PD). Sembrerà strano, ma i socialisti esistono ancora e sono ancora abbastanza potenti da farsi riservare qualche posto da parlamentare ed ottenere posti da assessore qua e là in giro per l’Italia pur in mancanza di elettori in numero significativo.

Quanto al Centro democratico, l’intervento è stato affidato a Bruno Tabacci, una reliquia della Prima Repubblica, passato indenne tra Casa per la Libertà, Rosa per l’Italia (detta anche Rosa Bianca) UDC e API di Rutelli, alternando l’impegno politico con quello di amministratore di importanti società. Lo scorso anno si era candidato anche alle primarie, ovviamente senza speranza, ma con la certezza di far valere la partecipazione alle primarie in sede di definizione delle liste.

Queste solo le figure cui è stata affidata la difesa del Ministro: socialisti ancora in servizio, ex democristiani e, sia pur indirettamente, Ruby. Il caso Cancellieri è il paradigma dell’Italia di oggi, nella quale non si sa chi comanda e perché. Il Ministro Idem si è dovuta dimettere per una questione a giudizio di molti ben meno grave del fatto che un Ministro della Giustizia abbia così ben poca fiducia nel funzionamento della giustizia da intervenire personalmente per le sorti di una detenuta. Se la Cancellieri avesse avuto fiducia nella giustizia avrebbe risposto alle sollecitazioni semplicemente rispondendo che i giudici, dietro segnalazione del medico del carcere, avrebbero sicuramente fatto quanto ci fosse stato da fare. Ma, per ammissione delle stesso Ministro, non una ma più di cento telefonate ha fatto per segnalare detenuti in difficoltà, il che significa che non una ma più di cento volte il Ministro della Giustizia non ha avuto fiducia nell’amministrazione della Giustizia.

articolo pubblicato il: 06/11/2013

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