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teatro
"La casa di Bernarda Alba"

al Teatro Sala Uno di Roma


Novembre 2013 – Lunedì 4, Lunedì 18 e Lunedì 25 - Ore 21.00

"La casa di Bernarda Alba"

di Federico Garcia Lorca Regia di Antonio Nobili

Con Micaela Bonito, Andrea Guerini, Marco Fioravante, Martina Mastroianni, Margherita Caravello, Alessia Sala, Lily Lauria, Lorenza Sacchetto, Sara Signoretti, Mary Ferrara, Alessia De Martino, Martina Milani, Riccardo Merlini

L’impronta personale del regista Antonio Nobili appare chiaramente fin dall’ingresso del pubblico in sala, il quale si trova davanti ad una composizione di corpi piegati su se stessi e vestiti di nero in quella che si rivelerà essere la veglia funebre di Antonio Maria Benavides. In ‘Casa di Bernarda Alba’ Nobili sottolinea, con l’utilizzo delle geometrie nei corpi e suoni asfissianti come l’aria calda andalusa che investe le pareti della casa, l’influenza imperante della tirannica Bernarda, vigile e critica su tutto ciò che entra nelle sue pareti domestiche, senza lasciare intravedere nessuno spiraglio di indulgenza. TeatroSenzaTempo Accademia di Arti Drammatiche e Produzione di Spettacoli Teatrali presenta “La casa di Bernarda Alba” di Federico Garcia Lorca, composta nel 1936 e portata in scena per la prima volta a Buenos Aires nel 1945. L’impronta personale del regista Antonio Nobili appare chiaramente fin dall’ingresso del pubblico in sala, il quale si trova davanti ad una composizione di corpi piegati su se stessi e vestiti di nero in quella che si rivelerà essere la veglia funebre di Antonio Maria Benavides, il marito defunto, nonché padre di quattro delle cinque figlie di Bernarda, raccolte in preghiera insieme a vicine e conoscenti, tutte donne, intorno al morto. Da notare che nel corso di tutta l’opera non compariranno mai in scena personaggi maschili, e ciò rappresenta una novità assoluta in quello che era e continua ad essere il Teatro Contemporaneo. Nonostante l’onnipresenza femminile in scena burattinai delle vicende risultano essere due uomini: l’ormai defunto padrone di casa Benavides, e il giovane Pepe il romano, di cui tutte le figlie sono invaghite.

Al calar delle luci e chiuse tutte le porte la storia prende vita rivelando, in un concerto di pianti sapientemente coordinati, una serie di volti bianchi, disumani, quasi decomposti, la cui studiata privazione di connotazioni femminili anticipa la progressiva perdita di identità e umanità delle figlie di Bernarda che, passate sotto la tutela di una madre fortemente legata alle convenzioni sociali e morali di un’Andalusia rurale e bigotta, si vedranno costrette ad una sorta di clausura insopportabile. Le figlie si presentano quindi da subito legate ad un rituale, inquadrate in un rigido schema, che la situazione del funerale rinforza ed esalta. Malgrado accenti di ribellione da parte delle ragazze, la sterilità delle intenzioni emergerà con forza nel corso dell’opera fino a sfociare in risvolti tragici. La tragicità dell’opera di Lorca sta appunto nell’impossibilità da parte dei personaggi di cambiare la propria condizione perché obbligati a confrontarsi e scontrarsi continuamente con qualcosa di più grande di loro, rappresentato da ferree regole comportamentali di matrice cattolica rispetto all’onore e alla purezza. La paura ossessiva di Bernarda relativa a ciò che “la gente” potrebbe dire, pensare, o insinuare circa la condotta delle sue figlie, la induce a tenerle segregate in casa, a cucire un corredo che nessuna delle figlie in effetti avrà mai occasione di sfruttare, perché nessuna di loro si sposerà.

L’azione avviene tutta nel salotto polveroso e monotono della casa di Bernarda Alba, nel quale entrano i personaggi o dalla porta d’ingresso, accompagnati dalla serva, o dal piano superiore, dove Nobili pone le stanze da letto, volendo evidenziare così il modo in cui Bernarda vive l’incontro quotidiano con le figlie e le loro problematiche, quasi fossero fulmini pronti a distruggere la serenità del salotto. Spunti di grottesco sono riscontrabili nella estremizzazione dei tratti di alcuni personaggi tra cui le due serve, portatrici dell’elemento popolare in un contesto di “borghesia arricchita” che si respira, insieme ad un caldo soffocante, tra le pareti della casa di Bernarda, nell’esasperazione di passioni e situazioni dovute all’insofferenza delle figlie alla nuova condizione di reclusione, e nella figura dell’anziana madre di Bernarda, che vuole fuggire a sposarsi in riva al mare e adotta una pecora come fosse un bambino.

Nobili pone tale personaggio su un terzo livello, la rinchiude in una soffitta. Pericolosa come quei vecchi oggetti carichi di polvere e ricordi, essa è per Bernarda quello che per Dorian Gray è il suo ritratto, il timore che le figlie ci parlino o che le vicine la vedano, dimostra la paura che ha la donna di leggere il proprio futuro scritto sulle rughe della madre. Una pazza, questa vecchia, forse in lei possiamo vedere più che in ogni altro personaggio, l’autore, alla fine infatti annuncerà a Martirio la sorte di ognuna di loro.

In sintonia con la visione Lorchiana, Nobili sottolinea il peso geometrico e sonoro imposto alla famiglia da una Bernarda tirannica e imperativa, che controlla continuamente che la casa sia pulita e in ordine, che critica i poveri con superiorità, che condanna senza mezzi termini gli errori altrui, che vigila ossessivamente sulla condotta delle figlie temendo che qualche scandalo possa infangare il buon nome della sua casa e che non si risparmia di sgridarle e picchiarle quando non si adeguano ai suoi principi. Un potere, quello di Bernarda, esercitato attraverso l’uso di un ventaglio che nelle sue mani sembra trasformarsi in una specie di manganello di quelli usati per contenere le folle, con cui Bernarda impone ordine e disciplina. Bernarda che altro non è se non lo specchio tra le pareti domestiche della rigida morale della società dell’epoca. In un coinvolgente crescendo di tensioni e conflitti tra le donne sempre più esasperate dalle costrizioni imposte, la trama si sviluppa svelando al pubblico come le sorelle, invece di ribellarsi efficacemente al regime autoritario imposto, si accaniscano l’una contro l’altra in un avvicendarsi di piccoli furti, dispetti, spie, tra cui emerge, su tutti, il rapporto ambiguo tra Adele, la più giovane e ribelle, e Martirio, brutta e malaticcia, ormai rassegnata alla sua condizione. Innamorate dello stesso uomo, le loro liti culmineranno nella morte della più giovane, la quale non accettando di dover rinunciare all’uomo che ama, seppur promesso ad un'altra, si abbandona alle sue lusinghe perdendo dapprima l’onore e poi la vita stessa, impiccandosi pur di non dover sottostare all’autorità materna. Malgrado le intenzioni, la presa di posizione di Adele risulta anch’essa sterile ed inefficace, sia perché essa vuol sfuggire alla tirannia della madre gettandosi nelle braccia di un uomo che comunque sarà suo padrone, sia perché alla fine, non riuscendo nel suo intento, perderà la vita e di conseguenza ogni possibile forma di libertà.

L’epilogo della vicenda vedrà Martirio assumere il ruolo del comando una volta appartenuto a Bernarda, la quale, diventata ormai vecchia, subirà lo stesso trattamento che aveva riservato anni prima a sua madre, in un circolo vizioso privo di vie d’uscita che mostra efficacemente l’ineluttabilità del proprio destino e lo attualizza, rendendolo fruibile al pubblico odierno con una critica alle eterne convenzioni sociali che rende l’opera di Lorca senza tempo.

articolo pubblicato il: 02/11/2013

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