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Serpico, la vendetta
di Vittorio Sordini

Serpico (acronimo di Servizio per il contribuente) è stato creato per tenere sotto controllo le spese dei contribuenti italiani. Lo strumento trova applicazione pratica solo dopo che il Fisco ha abbandonato il concetto di fonte di reddito e ha introdotto il concetto di reddito spendibile.

In precedenza per il Fisco cercare le fonti di reddito era un’ardua impresa; oggi il Fisco non deve far altro che incrociare tutti i flussi di dati che convergono da molteplici fonti su Serpico e controllare con sufficiente precisione se quello che spendi è coerente con quanto dichiari di aver guadagnato. Purtroppo dobbiamo fare anche i conti con quelli che potremo definire i danni collaterali derivanti dall’entrata in vigore di Serpico. Nel Diritto Romano tutto ciò che non è specificamente assoggettato alle leggi è regolato dagli usi e costumi. Spesso esistono le leggi, ma l’impossibilità applicare il controllo consente comportamenti che violano dette leggi e nel tempo si genera la convinzione che tali comportamenti assurgano al grado di usi e costumi. Come abbiamo detto le leggi esistono ed “ignorantia legis non excusat”. Per esempio: la legge fissa la cifra massima di 10.000 euro per le regalie; oltre i 10.000 euro è necessario un atto notarile, perché deve essere registrato il trasferimento ante mortem di cespiti che concorrerebbero alla determinazione dell’asse ereditario; come sappiamo, tra eredi in linea diretta esiste una franchigia di un milione di euro per ogni erede oltre la quale si paga l’imposta. Lo Stato ha quindi interesse di conoscere i movimenti “ ante mortem” del patrimonio che potrebbero essere soggetti ad imposta di successione.

Prima di Serpico sarebbe stato impossibile trovare la traccia del trasferimento, oggi con Serpico la transazione non sfugge e chi ha ricevuto l’accredito dovrà giustificarlo; non deve venire in mente di raccontare che si tratta di un prestito, perché i prestiti devono essere registrati e sottoposti ad imposta di bollo del tre per cento. Spesso si ricorre allo stratagemma di cointestare un conto corrente a genitore e figlio o nonno e nipote. Se il conto è alimentato da un solo soggetto la titolarità delle somme è in capo a detto soggetto e quindi si configura il tentativo di sottrarre cespiti all’asse ereditario.

La materia è complessa ed è vivamente sconsigliato il “fai da te” anche se in base all’educazione che abbiamo ricevuto alcuni comportamenti sembrerebbero assolutamente normali. Mai fidarsi dei sedicenti addetti ai lavori, perché molto spesso non conoscono la materia e la loro esperienza si basa su comportamenti reiterati senza danni solo perché non era possibile effettuare controlli. Oggi esiste Serpico al quale nulla sfugge.
www.sorvittor.blogspot.com

articolo pubblicato il: 30/10/2013

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