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cronache
"Palcoscenico e immediati dintorni"

al Teatro Scuderie di Villa Pamphili a Roma

di Michele De Luca

Con la sua pungente matita Corrado Olmi “racconta” Ghigo de Chiara Palcoscenico e immediati dintorni Una gustosa e raffinata mostra al Teatro Scuderie di Villa Pamphili a Roma

“Dopo una lunga pratica teatrale so per certo che ciò che più mi affascina non è il palcoscenico ma i suoi accessori: i camerini dove esageratamente ci si congratula dopo le ‘prime’, il sottopalco coi macchinisti in pausa che giocano al tressette, la stireria in cui la sarta si aggira affannata con una raggiera di spilli fra le labbra, il buio sgabuzzino dell’ingresso artisti presidiato dallo scorbutico custode in un sentore di sigaro toscano e di orina di gatto. Tutto questo mi incanta perché appartiene a un mestiere governato da dolce follia, a un mondo clandestino il cui maggior vanto sarà sempre quello di ritrovarsi sconfitto ad opera dei giganti della montagna. Alla impudica e insieme nobile diversità del teatrante è idealmente dedicato questo fascicoletto redatto in consonanza col mio vecchio amico Corrado Olmi, commediante all’antica italiana e pittore, capace di ricondurre a immagini affettuose e ironiche l’illusioni comique che quotidianamente egli stesso sperimenta in prima persona. Dunque un album di aneddoti un po’ autentici e un po’ romanzati, raccolti lungo quel confine tra verità e impostura su cui il teatro si muove”.

Sono parole del critico teatrale e drammaturgo Ghigo De Chiara, che trovavano terreno fertile nel comune sentire di un grande personaggio dello spettacolo, Corrado Olmi (attore ma anche fine disegnatore e caricaturista), che così annota il suo personale rapporto con il teatro e con il mondo che fu caro a De Chiara: “Cosa fanno gli attori quando non recitano o non provano ? Viaggiano: per andare a recitare in luoghi troppo spesso lontani l’uno dall'altro e, appena arrivati, cercano una trattoria che resti aperta la sera tardi. Mentre qualcuno legge copioni e qualcun altro scrive commedie, io disegno. E come i discorsi tra la gente di teatro, anche non volendo, finiscono per essere di teatro, così anch'io ho finito per illustrare pagine di teatro con spunti tratti da racconti, letture, ricordi e testimonianze dirette. Il ‘teatro’ nominato in ogni didascalia non si riferisce al luogo ove è avvenuto il fatto riportato ma il teatro ove quel fatto è stato ricordato e disegnato. Non sono un pittore, e si vede. Amo il Teatro, e si sente. Dedico questi disegni alla memoria di Umberto Onorato, che è stato la grande ‘matita’ del teatro italiano”.

Gli appunti del critico teatrale incontrano dunque la puntuta matita dell’ottantasettenne Olmi, attore marchigiano di grande versatilità, che nel suo repertorio ha spaziato tra il teatro classico e quello “leggero” con estrema disinvoltura, tenendo però sempre a portata di mano nel suo camerino l’armamentario per dipingere e disegnare; risultato di questa sorta di “complicità” è la raffinata mostra intitolata “Palcoscenico e dintorni”, allestita nella Sala del Teatro Scuderie Villino Corsini a Villa Doria Pamphili, nel programma della Casa dei Teatri e della Drammaturgia contemporanea diretta da Emanuela Giordano. E’ esposta una selezione di quarantuno gustosissime tavole che danno forma visiva, con un tratto sicuro e di forte espressività, ad altrettanti episodi o aneddoti, ma anche ricordi, considerazioni, scritti, ritratti di de Chiara che guardano al teatro italiano del secolo appena archiviato con occhio mordente, ironico, sarcastico, ma irrorato da sincera passione e amorevole considerazione per un “piccolo mondo – ormai – antico” che popolava un universo – quello teatrale – così ricco di debolezze, di vanità, comunque di varia umanità. I grandi attori si tolgono i costumi di scena e, dopo il calare del sipario tornano ad indossare i panni meno gloriosi dei personaggi interpretati, per rientrare in una quotidianità certamente meno esaltante, fatta a volte anche di piccole meschinerie …

I due “protagonisti di questo evento espositivo, de Chiara, (Tripoli, 1921 – Roma, 1995) e Corrado Olmi (Jesi, 1926), hanno attraversato nella loro lunga e intensa carriera decenni della vita teatrale del Novecento e il loro “incontro” – sia pure nello spazio limitato di questa mostra – non è che un assaggio di quello che è stato il loro sguardo disincantato e ironico sul mondo che vivevano e ben conoscevano dal di dentro. Si tratta quindi di una loro comune testimonianza che trova ora traccia in questa manciata di disegni, che – pur nello spazio di questa esposizione a Villa Pamphili – fa pensare ad un patrimonio ancora tutto da scoprire e che ci si augura che venga portato alla ribalta (tanto per restare in tema “teatrale”). Vale pertanto, a brevi tratti ripercorrere le esperienze (che, possono far pensare ad una sorta di “convergenze parallele”) che sia de Chiara che Olmi hanno maturato nella loro vita artistica e in un loro interesse più ampio di curiosità culturali.

Ghigo de Chiara è stato un drammaturgo, critico letterario e sceneggiatore, considerato come una delle presenze più autorevoli dello spettacolo italiano. Iniziò l’attività teatrale in un campo di prigionia inglese nel deserto egiziano, dove visse per quattro anni (da ‘42 al ‘46) dopo la battaglia di El Alamein; critico teatrale del quotidiano socialista “Avanti!”, dal 1950 ha ricoperto l'incarico di presidente dell’Istituto del dramma italiano; ha curato la sceneggiatura di molti film ed è autore di numerosi testi teatrali. Negli anni ‘70 si è dedicato al teatro romanesco collaborando con l’attore Fiorenzo Fiorentini; ha scritto anche, insieme a Maurizio Costanzo, il testo della bellissima canzone “Se telefonando”, musicata da Ennio Morricone e portata al successo da Mina. D’altra parte, elencare tutti gli spettacoli a cui Olmi ha preso parte nella sua pluridecennale carriera sarebbe estremamente faticoso, se non impossibile: basterà dire che egli ha vestito i broccati shakespeariani e le calzamaglie da cabaret, ha indossato frak sgargianti al Sistina e tuniche greche a Siracusa. La mostra offre dunque lo spunto per ripercorrere un “tempo che fu” del nostro teatro, che queste tavole rievocano, con pungente ironia, ma con un fondo di nostalgia per un’epoca che è stata di grande splendore, popolata da protagonisti dello spettacolo come Carmelo Bene, Peppino De Filippo, Garinei e Giovannini, re insuperati della commedia musicale nelle stagioni indimenticabili del Teatro Sistina.

articolo pubblicato il: 26/10/2013

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