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editoriale
orto Italia
di Teddy Martinazzi

“Il cane dell’ortolano” è una deliziosa commedia pubblicata nel 1618 da Lope de Vega, molto in anticipo sulla morale comune. Un secolo e mezzo dopo il nostro Goldoni, nella “Pamela” e nel fortunato libretto della “Cecchina” affidava ancora alle agnizioni il lieto fine per non turbare la sensibilità dei nobili. Di questi giorni, però, non ci sembra il caso di attardarci in piacevoli divagazioni teatrali, perché non è il segretario Teodoro che fingendo un’origine nobile può salvare le apparenze e sposare la ricca Diana che ci viene in mente, ma l’ortolano di un volgarissimo quanto calzante detto popolare italiano.

Nell’orto ci stanno finendo non si sa quanti italiani, professori di scuola, funzionari comunali, bancari di non eccelsa carriera che, dopo una vita passata in decorosissime ristrettezze, si sono scoperti pensionati d’oro perché il loro mensile lordo supera magari di pochi spiccioli i tremila euro. Talvolta questi Paperoni hanno una moglie casalinga con un ricca pensione sociale, un paio di figli in cerca di occupazione e magari anche uno o più deliziosi nipotini. Quante famiglie stiano in queste condizioni è un segreto più grande di quello del numero degli esodati, ma se si considera quanti sono i giovani disoccupati o precari o sottopagati si può ben capire perché dopo decenni e decenni di inflazione in Italia si sia registrata una diminuzione del costo della vita. Si rivedono in giro vestiti fuori moda e molti riacquistano la linea non per scelta ma per forza maggiore.

Ma la scure di Letta e C. si è abbattuta anche sulle vere pensioni d’oro, con l’istituzione di quello stesso contributo di solidarietà che fu introdotto dal Governo Monti. Peccato che il contributo fosse stato in seguito bocciato dalla Corte Costituzionale e le somme a suo tempo ritirate date indietro, probabilmente con gli interessi. Non si capisce perché la Corte dovrebbe prendere una decisione diversa sul medesimo argomento. A meno che qualcuno non speri che la recente nomina a Giudice costituzionale di Giuliano Amato non cambi le cose. Siamo sicuri che il Dottor Sottile di craxiana memoria sarà felicissimo di rinunciare ad una piccolissima parte dei suoi astronomici emolumenti.

Una deputata, chiaramente populista, si è azzardata a dire in televisione che, nonostante il presidente della Corte costituzionale debba restare in carica per legge tre anni, da tempo si usa eleggere il giudice più anziano, cosicché i presidenti si stanno susseguendo a cadenza pressoché annuale, con pensioni più ricche per tutti. La signora è stata prontamente zittita da un intellettuale di quelli sempre presenti in televisione per pontificare su tutto, dal sesso degli angeli al prezzo dei cetrioli (absit iniuria verbis). Il signore in questione ha urlato con gli occhi di fuori: “Non si può denigrare la Corte Costituzionale”, raccogliendo il convinto applauso del pubblico in sala. Petrolini diceva che i casi sono due; o il pubblico dei talk show è composto in larga parte da pensionati a trentamila euro mensili o si tratta di persone pagate per assistere ed applaudire. Tertium non datur.

Il blocco totale della rivalutazione delle pensioni riguarda chi guadagna tremila euro lordi, ma le menti acute degli uffici legislativi del Palazzo non hanno risparmiato nemmeno gli altri; la rivalutazione sarà solo del cinquanta per cento per chi raggiunge la ricca cifra di 2.600 euro lordi mensili, del 75% chi ne guadagna 2.400 lordi, del 90% chi supera i 1.500 euro lordi mensili. Come dire che se il preside si dispera il bidello non ride.

Qualcuno si chiederà perché non si aboliscano le Province e magari anche le Regioni e tutti gli enti inutili. Ma tanti Clarinetti di orwelliana memoria saranno pronti a saltar su dicendo che sono discorsi da disfattisti, alla Viva Caporetto. E magari troveranno anche chi sarà disposti ad applaudirli.

articolo pubblicato il: 17/10/2013

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