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opinioni e commenti
Stato e mercato

liberisti e keynesiani

di Vittorio Sordini

John Kenneth Galbraith nel suo saggio “ La buona società “ scrive : “ la politica monetaria non è lo strumento più efficace per combattere l’inflazione, ma è il più veloce da mettere in pratica essendo indipendente dalla politica. Lo strumento più efficace per combattere l’inflazione è puntare sulla piena occupazione”. Ed una delle sua più famose citazioni recita:” Il solo rimedio davvero sicuro alla recessione è una domanda robusta da parte del consumatore, così come la debolezza della domanda è la recessione.”

In Europa il trattato di Maastricht non ha come obiettivo la piena occupazione, ma la bassa inflazione; per raggiungere questo obiettivo, nonostante la gravissima crisi economica, si è scelto di tenere I conti in ordine con cure da cavallo impoverendo e togliendo capacità di spesa alle famiglie.

Molti cominciano a domandarsi se tutti questi sacrifici siano davvero utili, mentre sotto I loro occhi si delinea un quadro in cui la classe media vaporizza, I poveri diventano sempre più poveri e i veri ricchi sempre più ricchi. Oggi nel vecchio continente ci si interroga sul ruolo che dovrebbe avere lo Stato, si disserta e ci si divide tra fautori della spesa pubblica per il rilancio dell’economia e i fautori del libero mercato (o meglio del mercato senza regole).

Il lato comico della questione (anche se la gravità della situazione di comico non ha assolutamente nulla) è che le vuvuzelas (giornalisti o sedicenti giornalisti che trattano argomenti di economia e politica) chiamano I contendenti keynesiani in contrapposizione ai liberisti. La conseguenza che ne deriva è che John Maynard Keynes, primo Barone Keynes di Tilton, potrebbe essere scambiato dalle nuove generazioni per un pericoloso comunista, nemico del libero mercato ed amico dei burocrati di Stato.

Ci sarebbe da domandarsi che cosa avrebbe pensato John Maynard della privatizzazione della Telecom così come fu concepita e realizzata dai governi Prodi e D’Alema tra il 1997 ed il 1999 (insieme a Ciampi, allora Ministro del Tesoro, e Draghi, allora dirigente del ministero ed oggi , dopo essere stato successore di Fazio alla guida di Bankitalia, direttore della BCE). Probabilmente sarebbe molto utile indire dei corsi serali ai quali possano partecipare coloro che durante la giornata imbrattano carta al solo scopo di proporre argomenti per alimentare chiacchiere da bar; l’obiettivo di questi corsi dovrebbe essere la rilettura (sarebbe molto più appropriato “la lettura”) del pensiero degli illustri economisti della fine dell’800 e del 900. Forse dopo una attenta lettura si potrebbe cominciare a distinguere ed a comprendere il significato delle parole “libero mercato” ed “intervento dello Stato”. Si capirebbe che libero non significa senza regole; e che intervento non significa intromissione nelle libertà di scelta dei cittadini. Questi concetti oggi più di un tempo sono importanti, perché la globalizzazione dei mercati finanziari impone che si trovino delle regole condivise ed universali, per impedire che ci possa essere chi si sottrae al rispetto delle stesse.
www.sorvittor.blogspot.com

articolo pubblicato il: 01/10/2013 ultima modifica: 17/10/2013

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