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Che so' Pasquale, io?
di Teddy Martinazzi

Sergio Romano ci fa rimpiangere ogni giorno di più il grande Montanelli nella rubrica della posta del Corriere della Sera. Per carità, lui ce la mette tutta, ma soprattutto quando parla di politica estera si sente la sicumera di chi ha passato la sua vita alla Farnesina ed in giro per il mondo, finendo la carriera come Ambasciatore di Rango, il gradino più alto dell’organigramma. Non vogliamo qui fare la facile considerazione che dal febbraio 2012 due fucilieri di marina italiani sono sotto processo in India mentre il rapinatore omicida Cesare Battisti si divide tra la spiaggia di Copacabana e quella di Ipanema, tra l’altro con poco sforzo essendo contigue. Due capolavori della diplomazia italiana.

Sulla rubrica che fu dell’indimenticabile Indro, un lettore chiedeva perché è passata quasi sotto silenzio la strage di cristiani di Peshawar nei grandi mezzi di comunicazione, mentre è stato dato grande spazio ai fatti di Nairobi. Romano, dopo aver ammesso che sì, a Nairobi, il commando ha preso deliberatamente di mira i cristiani, ha fatto un’ampia disamina dei luoghi in cui cristiani sono perseguitati e dai quali debbono scappare, come i cattolici Caldei dall’Iraq “liberato”, ha ricordato anche il Libano, dove un milione di cristiani maroniti ha lasciato il Paese. “Vale la pena di ricordare, tuttavia, - scrive Romano- che in quella guerra i cristiani furono i provocatori e i responsabili, come accadde nell’attacco contro i palestinesi dell’aprile 1975, che dette il via agli scontri…”. Noi credevamo che fossero stati i musulmani ad irridere una pattuglia di cristiani, scatenando la loro ira e poi a sparare contro i fedeli che assistevano alla consacrazione di una Chiesa, ma se lo dice Sua Eccellenza va bene così.

La risposta al lettore finisce con il consiglio alla stampa di parlare di questi avvenimenti “ma senza leggerli e presentarli come uno scontro di fedi e di civiltà”. Ma l’apice del ragionamento l’Ambasciatore lo ha raggiunto qualche riga prima, quando scrive: “La guerra, in ultima analisi, non è tra l’Islam e la cristianità, ma fra musulmani divisi da diverse concezioni della religione e dello Stato”. Senza soffermarci su Islam e Stato con le iniziali maiuscole e cristianità con la minuscola, bazzecole, quisquilie, pinzillacchere, direbbe Totò, proprio Totò fa venire in mente questo brano. Scrivere che i cristiani muoiano per contrasti interni all’Islam, ricorda quando Totò, raccontando alla spalla Castellani di essere stato malmenato da uno che lo chiamava Pasquale, disse ridendo “Che so’ Pasquale, io?”.

articolo pubblicato il: 26/09/2013 ultima modifica: 05/10/2013

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