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Green Cross per la pace

dichiarazioni dei vertici dell'organizzazione


Queste le dichiarazioni dei vertici di Green Cross International, Alexander Likhotal e Paul Walker, in merito alla crisi siriana e alla convenzione sulle armi chimiche. Green Cross lavora in oltre 30 Paesi per fronteggiare le sfide globali interconnesse di sicurezza, eliminazione della povertà e degrado ambientale.

La minaccia di un’escalation del conflitto siriano e lo spettro dell’uso delle armi chimiche richiede un’azione immediata a livello internazionale per frenare lo spargimento di sangue e mettere al bando tutti gli arsenali di sostanze tossiche e mortali, in Siria e negli altri Stati. Secondo il presidente di Green Cross International Alexander Likhotal “la crisi siriana deve essere arginata e trasformata in un’opportunità per mettere le armi chimiche di quel Paese sotto il controllo internazionale, così come i depositi degli Stati che non hanno ancora aderito alla convenzione”.

L’adesione della Siria alla Convenzione sulle armi chimiche (CWC, Chemical Weapons Convention) determina, nella sua applicazione, il controllo internazionale dei depositi e la loro distruzione. Per riuscire in questo, bisogna però dissociarsi dai calcoli politici di alcuni Paesi. «È deplorevole che solo la minaccia di un intervento militare abbia spinto la Siria a firmare la CWC. D’altra parte, quando si tratta di smantellamento di armi chimiche, è meglio tardi che mai», dichiara Paul Walker, direttore del programma di “Sicurezza e sviluppo sostenibile” di Green Cross International. «Il governo siriano - continua Walker - deve continuare su questa strada e, non solo aderire immediatamente alla convenzione, ma compiere i prossimi passi essenziali, tra cui rendere noti tutti i propri arsenali chimici e gli impianti di produzione, nonché consentire agli ispettori un pieno e sicuro accesso a tutti i siti di produzione di munizioni chimiche».

Green Cross considera l’intesa tra gli Stati Uniti e la Russia durante i colloqui di Ginevra come un segnale molto positivo per ristabilire il consenso necessario alla stabilità internazionale nel lungo periodo ed esorta tutte le parti a tentare di trovare un compromesso più ampio, che riesca a fermare un conflitto che dura da più di due anni, piuttosto che cercare eventuali soluzioni “geopoliticamente ideali” e pericolosi per la pace.

Sempre secondo Likhotal “una pace cattiva è meglio di una buona guerra e il conflitto siriano è andato avanti troppo a lungo ed è costato già troppe vite”. «Uno dei motivi di questo conflitto - spiega il presidente di Green Cross - è stato sicuramente il crollo dei tentativi multilaterali di risolvere la crisi attraverso l’uso di mezzi pacifici. Speriamo che la grande attenzione attorno alle armi chimiche in Siria possa diventare il catalizzatore di una più ampia cessazione del conflitto e un ritorno alla pace per il popolo siriano».

La Siria è uno dei soli sette Paesi che non hanno ancora aderito alla CWC. Gli altri sono: Angola, Birmania, Egitto, Israele, Corea del Nord e Sud Sudan.

Secondo Paul Walker “il popolo siriano sta soffrendo e le conseguenze di un uso disumano e indiscriminato delle armi chimiche sottolineano la necessità che le armi chimiche vengano consegnate alla ‘discarica di rifiuti’ della storia”. «I Paesi che sono in possesso di tali armi - conclude Walker -, compresi gli Stati Uniti e la Russia, e quelli che non hanno ancora aderito alla CWC, tra cui la Siria e i vicini Israele ed Egitto, non devono far altro che guardare le tangibili cicatrici in Siria per capire che la loro relazione con tali armi deve finire”.

articolo pubblicato il: 13/09/2013

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