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salvate l'amica banca
di Vittorio Sordini

Qualche tempo indietro il termine “spread” era sconosciuto alle masse e le vuvuzelas (giornalisti sedicenti esperti di economia finanza e politica) non avevano ancora ritenuto opportuno richiamare l’attenzione degli investitori o dei semplici curiosi sul fenomeno che riguarda la formazione dei rendimenti dei titoli di Stato. Quando lo “spread” fu utilizzato per formare nuove maggioranze parlamentari (almeno in Italia) ed il premier Monti si presentò in televisione alzando sopra la propria testa il grafico rappresentate la dinamica dello spread Bund/BTP, gli italiani erano già stati sufficientemente educati, purtroppo con molto ritardo rispetto alla necessaria informazione che per loro diritto avrebbe già da tempo dovuto raggiungere i piccoli risparmiatori per permettere loro di operare scelte consapevoli. Oggi si potrebbe profeticamente anticipare che altri termini sicuramente balzeranno agli onori della cronaca nei prossimi giorni, al massimo pochi mesi quali: “obbligazione subordinata” “obbligazione senior”.

Forse per il momento le vuvuzelas non hanno ancora percepito che è avvenuta una rivoluzione copernicana in ambito europeo per quanto attiene il sistema bancario. Sintetizzando al massimo si può affermare che non saranno più i Governi ad occuparsi delle banche, ma il loro salvataggio sarà quasi totalmente in capo a chi ha investito a vario titolo nella banca. Per questo è stata stilata una graduatoria delle responsabilità, e le obbligazioni subordinate hanno una responsabilità molto vicina a quella delle azioni. Ora ci sarebbe da chiedersi se un qualsiasi investitore si sia reso veramente conto del perché alcune obbligazioni della stessa banca pagano un diverso e più alto interesse rispetto ad altre.

Si potrebbe scommettere che tra qualche mese le vuvuzelas dispenseranno lezioni sulle obbligazioni subordinate e si parlerà con disinvoltura di ATTIVI/TIER I/TIER II/TIER III -rapporto tra attivi e sofferenze e anche nelle cene tra amici ed al bar si disserterà sulla leva finanziaria. Probabilmente tra qualche tempo ci si sarà dimenticati che gli analisti ed i giornalisti finanziari basavano le loro raccomandazioni (acquistare o vendere) valutando principalmente il Return on equity (ROE), altrimenti detto indice di redditività del capitale proprio, e che questo ha obbligato gli amministratori a spingere sulla leva finanziaria. Le conseguenze delle scelte degli amministratori delle banche, fino a qualche mese indietro erano in capo a tutti i cittadini, perché era lo Stato a salvare le banche. Il 27 giugno 2013 i ventisette Paesi dell’Unione Europea hanno trovato un accordo in merito al salvataggio delle banche: le stesse non dovranno più ricevere aiuti dall’esterno (BAIL OUT) ma dovranno reperire le risorse dall’interno (BAIL IN).

Il primo livello di intervento toccherà i detentori del capitale e del credito della banca, ai quali verranno imposte perdite fino alla copertura dell’8% del valore degli attivi dell’istituto.

In questa fase verranno coinvolti prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti subordinati, e via di seguito gli obbligazionisti senior ed infine i correntisti con depositi oltre 100.000 euro.
www.sorvittor.blogspot.com

articolo pubblicato il: 29/08/2013 ultima modifica: 13/09/2013

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