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una, mille, centomila, milioni le candidate alla nuova Miss Italia
di Ada

La “storia” di Miss Italia, il programma della selezione finale per la più bella ragazza italiana dell’anno, che non verrà più trasmesso dalla RAI-TV, merita un pur breve approfondimento, non per il programma in se stesso che personalmente non vediamo da anni, ma per quel che potrebbe significare nel quadro di un Paese per il quale qualcuno ha deciso di cambiarne il volto, non in meglio pensiamo. E non solo per questa faccenda. Nell’insieme di tante giuste iniziative a favore di tutte le donne per offrir loro le migliori pari opportunità, al momento questa ci sembra quella sufficientemente più idiota vista ormai la moltitudine di stazioni televisive che invade l’Italia, tutte pronte ad accogliere le ragazze in bikini di “Miss Italia”. Perché di questo si tratta: “ Il corpo femminile non deve essere utilizzato per fare affari” va benissimo però la RAI TV si è adeguata subito all’imperativo lanciato qualche settimana fa da tre senatrici della Repubblica che hanno presentato una proposta di legge che prevede la condanna a tre mesi di arresto e fino a cinque milioni di euro di ammenda per chi pubblica in qualsiasi modo, su giornali, riviste e televisioni, immagini di donne con indumenti intimi a scopo pubblicitario e cioè per fare soldi. Che dici, chiuderemo anche le fabbriche di reggiseni e di mutande? Ma no, non scherzare. Eppure rimane il dubbio. E ancor più si salveranno cinema e teatro? Quel che è certo e sorprende è che le tre fascinose senatrici non fanno parte di un partito di origini fanfaniane o comunque di estrazione cattolica, ma del Partito Democratico.

Non sappiamo che fine farà questa proposta di legge, probabilmente verrà dimenticata in qualche cassetto del Senato come tante altre baggianate. Ma i pubblicitari sono comunque già pronti a rispondere e del resto è il loro mestiere: faremo delle sfilate sulle spiagge dinanzi a milioni di donne già oggi in costumi quasi adamitici. Che facciamo, le arrestiamo tutte ? E d’inverno? Rispondono sicuri: “ Ci penseremo.”

articolo pubblicato il: 19/07/2013 ultima modifica: 30/07/2013

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