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PEC 37 bis
di Riccardo Fontana

Il Governo Federale ha appena ritirato la PEC, Proposta di Emendamento Costituzionale al Congresso Nazionale che avrebbe sostituito i capricci e l'autoritarismo delle forze di Polizia alle competenze giuridiche del Pubblico Ministero. La classe politica brasiliana ha ceduto alla piazza non per competenza e responsabilità ma per paura di perdere i suoi inaccettabili privilegi mentre governatori e sindaci si sono affrettati a ridurre le tariffe dei trasporti pubblici il cui irrisorio aumento aveva scatenato sin dagli inizi di giugno violenti ed esasperate manifestazioni in tutto il paese per una vera giustizia sociale finora mai raggiunta. Anche i politici incompetenti e corrotti hanno capito che il popolo brasiliano si è svegliato e che non accetta più basse manipulazioni dei suoi diritti in un contesto in cui la democrazia rappresentativa appare fallimentare e delegittimata.

Sostanzialmente, dalla fine del regime militare (1985) ad oggi, nulla è cambiato quanto ai mancati investimenti in educazione e cultura, trasporti pubblici decenti, servizi sanitari e ospedalieri e alla offerta di lavoro dignitoso nonché formazione professionale. Nonostante dieci anni e mezzo di regime del PT, il Partito dei Lavoratori che domina la scena politica, economica e finanziaria, sostenuto da Lula e, con difficoltà da Dilma Roussef, i lavoratori sono ancora costretti a spremersi come sardine nei pessimi mezzi pubblici per recarsi al lavoro e i poveri muiono davanti agli ospedali senza alcuna assistenza; la pubblica sicurezza è inefficente mentre si assiste ogni giorno al circo degli orrori della cronaca nera con un aumento pauroso di ogni tipo di criminalità individuale e organizzata.

Di fronte a tutto ciò, le manifestazioni di piazza sostenute da tutti specialmente da chi lavora e paga le tasse e, purtroppo, avvelenate da gruppi di estremisti e sciacalli, si sono moltiplicate in ogni canto di questo paese da 8.5 milioni di kmq ed hanno voluto dare un chiaro, onesto e coraggioso messaggio di rivoluzione politica, culturale e morale: col dare un calcio al pallone! Ossia, rifiutare le ingenti spese per la costruzione gli stadi e finanziare altri eventi sportivi internazionali rifiutando l'antico lavaggio cerebrale dei giochi circensi. Finalmente si pretende porre un freno al massimo simbolo del nazionalismo che si riduce a patetiche esaltazioni del gioco del calcio come sinomino di patria e nazione lasciando in sottopiano tutto il resto.

Per protestare contro la violenza a Rio de Janeiro anziché le classiche croci, sono stati piantati 500 palloni da calcio sulla spiaggia di Copacabana a simboleggiare le 500 vittime degli ultimi anni. Tanta è la rabbia popolare che si pretende boicottare la Coppa del Mondo del 2014 e si chiedono ironicamente ospedali classe FIFA al posto degli stadi di calcio. Il Governo nega tale rinuncia e riafferma l'evento ma intanto chi ha fatto gol contro la cultura dei gol per raggiungere tutto quello finora promesso e non compiuto, è stato il popolo brasiliano. Nell'ammirare a plaudire quanto finora qui assistito, ci auguriamo che si possano realmente creare le basi per un nuovo Brasile più giusto, maturo e credibile in ambito internazioanale.

articolo pubblicato il: 26/06/2013 ultima modifica: 02/07/2013

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