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editoriale
quote rosa
di Gabriele V. R. Martinelli

Il dibattito politico di questi giorni in Italia si incentra sulla proposta della Finocchiaro di impedire ai movimenti di candidarsi alle elezioni e su quella del M5S di dichiarare Berlusconi ineleggibile in base ad una legge approvata nel 1957, quando nessuno avrebbe mai immaginato che la RAI un giorno potesse non avere più il monopolio dell’etere. La Finocchiaro sarebbe pronta ad una a suo dire “buona” mediazione, in base alla quale i movimenti potrebbero partecipare alle elezioni, ma non potrebbero accedere al finanziamento pubblico, che resterebbe appannaggio dei partiti strutturati. La signora evidentemente ignora che tantissimi italiani del finanziamento ai partiti non ne vogliono proprio sentir parlare. Dell’altra questione ci permettiamo timidamente di chiederci perché quando Berlusconi aveva una maggioranza bulgara non avesse pensato ad abrogare quella legge, quindici, venti giorni tra Camera e Senato.

C’è stato un tempo in cui gli italiani si riconoscevano in una ideologia ed affrontavano appassionate discussioni per difendere la propria visione della società e per contrastare quelle avverse. L’ideologia che governava era quella del solidarismo cattolico, con la robusta opposizione dei marxisti e quella, minoritaria nel Paese, dei nostalgici del fascismo. Poi i tempi sono degenerati ed alla dialettica, magari condita da qualche cazzotto, sono subentrati i terroristi rossi e neri, insieme a qualche struttura dello Stato poco ligia ai suoi doveri.

Dagli anni del craxismo e della Milano da bere abbiamo assistito ad una degenerazione totale della vita politica. Sarà stato anche per la caduta del Muro e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, ma la cosiddetta fine delle ideologie ha provocato solo un abbassamento del livello dei nostri politici. Questo XXI secolo si è aperto all’insegna del pensiero debole e della mediocrità dei rappresentanti politici, ma non solo in Italia, se si considera che il solo pensiero forte nel mondo è quello dell’integralismo islamico, con il relativo pensiero contrario del sionismo israeliano.

In Italia l’unico pensiero ammesso è quello del buonismo, per cui sono giusti e degni solo gli atteggiamenti di “apertura”; accogliere senza fiatare lo straniero, apprezzare il transgender, amare la natura e l’Europa. Sembra che il buonismo sia stato elaborato da Veltroni dopo un’attenta lettura dei Classici Disney.

In base al buonismo il giusto rispetto per le donne si concretizza con l’istituzione di quote rose in ogni ambito. Se le quote rosa significano mandare in giro gente come la berlusconiana Brambilla o la succitata Finocchiaro è meglio essere cattivisti: si potrà così parlar male di Monti e Draghi senza essere guardati come se si fosse improvvisamente impazziti.

articolo pubblicato il: 22/05/2013

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