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editoriale
vigilanza armata
di Gabriele V. R. Martinelli

A distanza di quarantotto ore, la Fontana dei Fiumi di piazza Navona, che, se invece che a Roma si trovasse in un’altra qualsiasi città del mondo che non può vantare una mole sterminata di capolavori, sarebbe considerata il monumento biglietto da visita, è stata utilizzata come vasca da bagno prima da un gruppo di giovinastri e poi da due spagnoli ubriachi.

Nel primo caso una ragazza ha scelto la coda del drago sotto il gigante che rappresenta il Gange come trampolino, probabilmente staccando un frammento di marmo dalla parte esterna della coda. I giovinastri sono riusciti a scappare alla vista dei carabinieri. Le cronache non lo dicono, ma i bravi militi erano probabilmente appiedati, perché in caso contrario non si capisce come una macchina si lasci seminare da ragazzi che scappano verso Corso Vittorio. Nel secondo caso i carabinieri sono giunti in tempo per fermare i due trentenni mentre uscivano nudi dalla fontana. I due sono stati denunciati a piede libero.

Di deficienti ce ne sono tanti, purtroppo, tra le migliaia di turisti che ogni giorno visitano Roma; un paio di mesi fa un ragazzo e una ragazza hanno ritenuto romantico scrivere i loro nomi e la loro nazionalità con un grosso pennarello sulla balaustra che sovrasta la scalinata di Trinità de’ Monti, un altro monumento che, da solo, farebbe la fortuna di qualsiasi città. Erano spagnoli, ma questo non vuol dire nulla, gli imbecilli si trovano ovunque ed il vizio di firmare i monumenti è antico e duro a morire. D’altronde lo stesso Carducci appose la propria firma su una balaustra medievale a Perugia.

Questa storia ci potrebbe portare in diverse direzioni. Una potrebbe essere il discorso sulla privacy, in quanto la foto della tuffatrice presa dalla telecamera è apparsa sulla stampa doverosamente ritoccata per impedirne l’identificazione, in quanto le norme in materia sono molto precise. Ora, nessuno vuole tornare alla gogna medievale e nemmeno solo a pochi decenni fa, quando non c’erano tutele al riguardo, ma è un fatto che anche nel caso di prove schiaccianti, come i finti ciechi smascherati dai filmati della Guardia di Finanza, in televisione le facce devono apparire schermate.

Un’altra considerazione si potrebbe fare sul fatto che l’opera di Gian Lorenzo Bernini era stata già deturpata anni fa, quando un tipo ne ruppe un pezzo e il giudice l’assolse dopo un’appassionata arringa in pesante dialetto laziale di un avvocato che dimostrò che la statua era “fracica”. I due bagnanti spagnoli sono stati denunciati a piede libero e non torneranno certo in Italia per farsi giudicare, ma anche se fossero stati italiani ben poco avrebbero rischiato, come quel tipo che colorò di rosso le acque della Fontana di Trevi, altro capolavoro, cosa che in qualsiasi parte del mondo avrebbe pagato ben cara, mentre da noi si fece la fama di “artista futurista”.

L’ultima considerazione, ma non per importanza, è quella che l’unica vigilanza prevista per i monumenti è quella delle telecamere di controllo, e non per tutte le centinaia di opere che fanno di Roma un immenso museo a cielo aperto. In compenso, dopo le contestazioni per strada e nei ristoranti, verrà quasi sicuramente rafforzata la scorta ai nostri politici. Davanti a decine di ambasciate stazionano soldati armati per ventiquattr’ore al giorno, con camionette d’appoggio.

Sarebbe populista affermare che mentre imprenditori e disoccupati si ammazzano e i comuni cittadini risparmiano pure sul mangiare, a lor signori non passa neppure per la testa di frequentare ristoranti più decentrati o di non usare la scorta per andare all’Ikea; sarebbe qualunquista ricordare che sembra che esista un ufficio al Comune di Roma incaricato di cancellare le multe alle auto blu e a quelle di altri privilegiati; sarebbe antidemocratico chiedersi perché alcuni giornalisti hanno la scorta pagata dal contribuente, quando l’unico pericolo è per loro di essere destinatario di una pernacchia da parte di un telespettatore stanco di vedere il plastico di Avetrana.

Noi queste cose non le diciamo, ma sappiamo che ogni ambasciata è protetta all’interno da militari del proprio Paese, così come i nostri carabinieri vigilano all’interno delle ambasciate d’Italia nel mondo.

Non saremmo, ma siamo sognatori se ci piace immaginare una Roma in cui lo spiegamento di forze fosse dedicato alla salvaguardia dei monumenti, in modo che nessuno possa permettersi di salire sul bordo della Barcaccia o lavarsi i piedi nella stupenda fontana di piazza Mattei, come accade spesso e volentieri.

articolo pubblicato il: 12/05/2013

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