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editoriale
la ragazza e il professore
di Gabriele V. R. Martinelli

La rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica sarà stata sicuramente accolta con gioia e sollievo da milioni di italiani, indipendentemente dalle loro idee politiche, salvo una pattuglia di contestatori sui quali vale la pena, forse, di soffermarsi un attimo.

Il professor Rodotà è sicuramente un intellettuale e quindi meritevole di rispetto, in una Nazione piena di troppi ignoranti - spesso non del tutto per colpa propria - ed è anche sicuramente un gran signore, in un Paese pieno di villani senza scusanti.

Farne però il salvatore della Patria, come hanno voluto dipingerlo i grillini, è decisamente fuorviante, sia per il ruolo che riveste in Italia il Presidente della Repubblica, sia perché offensivo nei riguardi di un galantuomo come Napolitano.

La manifestazione che tutti noi abbiamo visto in piazza Montecitorio, con una strascico violento su via del Tritone con tentativo di assalto al Colle, è stata giustamente condannata dal professor Rodotà, che ha affermato: “Sono sempre stato contrario a ogni forma di marcia su Roma. Sono convinto che le decisioni parlamentari possano e debbano essere anche duramente criticate, ma partendo dalla premessa che esse si muovono nell'ambito della legalità democratica.”

A piazza Montecitorio il cronista de La Sette ha intervistato una ragazza, dall’aspetto e dall’accento chiaramente non di origine italiana, con tutto il rispetto, che è stata sempre in prima fila. Interrogata, la giovane ha quasi urlato che l’Italia ha bisogno di Rodotà ed altre amenità sul destino del Paese senza Rodotà. Siamo tutti contenti che una straniera si sia talmente integrata da manifestare di fronte al Parlamento, ma ci si potrebbe chiedere con un po’ di malizia se conosce le attribuzioni che la Costituzione assegna al Presidente, che non è, come in tanti altri Stati, un Capo di Governo, e, con un po’ di malignità, quali opere del professore abbia attentamente studiato.

Tra i contestatori sono apparse le bandiere di Rifondazione comunista, un partito da tempo assente dal Parlamento e dalla Storia, e i disordini sono stati alimentati dai giovani dei Centri sociali, che talvolta hanno un’età anagrafica da movimento del ’77, quando non da contestatori del ’68.

A Beppe Grillo – gli altri contano poco o nulla – del professore probabilmente non importa niente; voleva umiliare e far esplodere il PD e ci è riuscito alla grande. Adesso però basta: lasci stare Napolitano e lanci i suoi strali su qualcun altro.

articolo pubblicato il: 21/04/2013

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