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teatro
"La solitudine del maratoneta"

al Teatro Argot Studio di Roma


23 aprile 12 maggio

la solitudine del maratoneta

di Alan Sillitoe adattamento e regia di Nicola Pistoia con Alfredo Angelici Dimitri Urbano Antonella Civale versione in lingua inglese Denise Mc Nee

Al Teatro Argot Studio di Roma dal 23 aprile al 12 maggio va in scena “La solitudine del maratoneta” spettacolo teatrale tratto dal libro di Alan Silitoe con Alfredo Angelici per la regia di Nicola Pistoia. Esistono storie che non hanno tempo. Né luogo. La solitudine del maratoneta è una di queste. Sillitoe la scrive nel 1959, in Inghilterra, nel pieno della rabbia della classe operaia. Egli stesso proviene dalla working class. Ed è un Giovane Arrabbiato, anche se la definizione non gli piace. Contro una vita che sembra non dare scelta, contro le classi ‘sovrane’ che schiacciano tutto e tutti, contro la povertà, la malattia, la morte a cui la classe a cui appartiene sembra essere destinata. Contro le regole imposte. Ma per la Libertà. E il protagonista del romanzo trova la sua libertà attraverso la corsa. Attraverso quel particolare tipo di solitudine intensa, paradossalmente comunicativa, in cui i pensieri scorrono a fiumi e ci si ri/conosce, in cui ci si sente unici ma non isolati. Quella solitudine che solo in alcuni speciali attimi del correre si scopre. E, chi corre lo sa, si predilige.

E oggi? Oggi la scelta di metterlo in scena parte anche dal riconoscersi dell’attore in quella storia. Nicola Pistoia, che ne firma la regia, ha trovato in Alfredo Angelici l’interprete ideale. Insieme hanno curato l’adattamento di un testo che entrambi hanno ‘sposato’. Angelici ama la corsa, ha praticato per anni la maratona, non poteva che riconoscersi nelle emozioni e sensazioni del protagonista. Nella corsa, dice,‘ si trova la giusta misura, il momento per stare con se stessi, la libertà nella solitudine, il tempo fuori dal tempo’. Oggi essere Arrabbiati significa essere consapevoli di un fuoco che brucia, ascoltare la propria passione, un motore che se riconosciuto porta al cambiamento. Non si parla più di classe operaia, ma della totalità della popolazione. Il tempo della consapevolezza e dell’impegno non è terminato. Quello dello spaesamento e dell'indifferenza sì. ‘ è quando ti sei fermato che cominci veramente a correre’ - dice il protagonista. La proposta è proprio questa: fermarsi, riflettere sul senso del cammino, scegliere se e come partecipare e solo dopo, ricominciare a correre. Verso l’unica possibile onestà: quella con se stessi.

www.lasolitudinedelmaratoneta.it

articolo pubblicato il: 16/04/2013

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