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"Bomarzo, dal mondo degli etruschi ad oggi"

di Riccardo Fontana


Riccardo Fontana è un ricercatore italiano che, vivendo a Brasilia, si è dedicato precipuamente alla presenza italiana in Brasile, partendo da Amerigo Vespucci, al quale ha dedicato una vasta biografia, fino a figure quasi sconosciute, ma non per questo poco importanti, come gli ingegneri Francesco Tosi Colombina, Galluzzi, Sambuceti e Napione, quest’ultimo anche generale e, soprattutto, a quegli italiani che, essendo soggetti alla corona spagnola, andarono a combattere ed a morire in Brasile, nel periodo dell’annessione del Portogallo alla Spagna, come il napoletano Giovan Vincenzo Sanfelice, conte di Bagnoli, che le suonò di santa ragione all’olandese Nassau. Senza gli studi di Fontana di loro si sarebbe perso il ricordo.

"Bomarzo, dal mondo degli etruschi ad oggi", breve saggio in italiano (Fontana scrive perfettamente anche in portoghese) è stato pubblicato su due riviste online, ArcheoMedia di Torino, www.archeomedia.net e Auditorium, www.auditorium.info.

Perché Fontana si sia occupato di Bomarzo, piccolo centro del viterbese famoso per il Parco dei Mostri ideato da Pirro Lagorio su commissione del principe Pier Francesco Orsini lo spiega lui stesso:
”Aver vissuto trent'anni con la mia famiglia nell'antica casa del quartiere alto del Dentro a Bomarzo, in piena convivenza con la realtà di quel paesino dell'Alto Lazio e soprattutto col suo passato e con le località circonvicine, specialmente, con le antiche proprietà rurali familiari di Pianmiano, Pizzi, Pomigliozzo, Casale della Fame, Piantata, Casale delle Forche, San Rocco e Conte, mi ha conferito una sensibilità e una conoscenza del territorio che pochi avrebbero raggiunto salvo gli stessi anziani bomarzesi. E tali ricordi sono rafforzati dalla distanza tra Italia e Brasile.
Lo studio della posizione di Bomarzo con la sua imponente, eternamente straordinaria e mistica vista panoramica che domina la vallata del Tevere, il castello di Mugnano e le cittadine umbre a nord di Attigliano, comprese le guglie del duomo di Orvieto, mi ha dato la consapevolezza della innegabile presenza umana in quella zona sin dai tempi preistorici, e quindi nel periodo della dominazione etrusca e romana, le cui tracce si scorgono ancor'oggi nel suo abitato, nonostante la forte impronta medioevale e rinascimentale.”

articolo pubblicato il: 19/03/2013

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