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Papa Francesco
di Carla Santini

Il pressappochismo culturale, il conformismo e l'ignoranza imperversano nei media in modo incontrollato; finché non ci sarà un altro Papa Francesco, questo neoeletto papa sarà solo Francesco e non Francesco I, come l’hanno chiamato l’ ASCA, Avvenire, Lilli Gruber e suoi ospiti, tra i quali due illustri giornalisti ed una professoressa di storia della LUISS. Sarà Francesco I, per la storia, se dopo di lui uno o più Papi sceglieranno il nome di Francesco.

Aldilà di questa osservazione, che potrebbe sembrare formale, in realtà sostanziale, non viene meno l’emozione per questa scelta fatta dal collegio cardinalizio nel segreto del conclave.

Il piacere di sapere che il nuovo papa è gesuita, molti ricorderanno quel bellissimo film Mission, fa sperare che molte ombre padrone della Città del Vaticano saranno diradate. Questo è l’auspicio, perché senza voler fare o sostenere alcuna guerra di religione, è ora che si rafforzi una risposta alle tante domande dell’uomo. In un momento di profondo relativismo culturale e religioso percepire la possibilità di un faro che illumini la strada è confortante e non consolatorio.

La Chiesa non cessa di stupire; in poco tempo è passata dal primo Papa con un nome doppio, dopo che esattamente venti anni prima a Giovanni XXIII era stato impedito di chiamarsi Giuseppe perché nome estraneo alla tradizione, al primo Papa straniero dopo circa 450 anni, al primo Papa extraeuropeo che è anche il primo Papa gesuita, quindi un teoricamente possibile ”Papa nero” che diventa “Papa bianco” e che, passando sopra alla tradizione, prende il nome di Francesco, quasi ottocento anni dopo la morte del Poverello. Ma solo una Chiesa che è capace di stupire può testimoniare che è “altro” rispetto alle istituzioni mondane.

La fine delle ideologie ha fatto emergere una realtà smarrita in cui la sola morale laica non ha saputo essere baluardo di una vita sociale in cui valori non necessariamente religiosi potessero imbrigliare tutte le peggiori pulsioni umane e creassero anzi una convivenza civile e rispettosa di quell’humanitas di cui dovremmo essere eredi.

Un ateo dichiarato, in televisione, ha fatto una specie di dipinto della Chiesa che vorrebbe, dicendo, neanche troppo velatamente, che una Chiesa “accettabile” è una Chiesa che accetta la morale di molti non credenti, matrimonio omosessuale, eutanasia, coppie di fatto e via liberalizzando. Ma la Chiesa raccoglie coloro che hanno una visione escatologica della vita, vale a dire chi crede che ci sarà una vita oltre la vita. Sono i fedeli che si aspettano un Papa progressista o conservatore che sia, mentre gli atei sono liberissimi di esserlo ma non possono pretendere di dire come debba o non debba essere il Magistero petrino.

La fortuna di vivere in Occidente è proprio questa, che si è liberi di vivere secondo i precetti cattolici o pensarla diversamente. Ma chi ha fede nell’aldilà sa che Papa Francesco ha con sé la verità.

articolo pubblicato il: 13/03/2013 ultima modifica: 19/03/2013

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