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editoriale
nel pieno del tifone
di Gabriele V. R. Martinelli

I dinieghi di Napolitano all’ipotesi di una sua riconferma al Quirinale sono continui e categorici. Ha detto e ribadito, anche di fronte a pressanti inviti sia del mondo politico che di quello giornalistico, che il suo no non può essere messo in discussione.

Nessuno può accusarlo di scarsa sensibilità, visto che sta lavorando ad una età in cui i suoi coetanei sono in linea di massima in pensione da una ventina d’anni e lavora pesantemente, perché fare il Presidente della Repubblica non è esattamente come dirigere la Bocciofila di Rocca Cannuccia (qualche boccia in testa a qualcuno Napolitano forse la tirerebbe volentieri).

Ai più insistenti Napolitano ha risposto e risponde ogni giorno che non si vede a rappresentare la Nazione quando avrà la bella età di novantacinque anni. Si tratta di una motivazione logica; Napolitano starà già pregustando, dopo decenni e decenni di impegno politico, il momento in cui potrà alternare qualche sporadica seduta al Senato a lunghi periodi nella sua amata Napoli, come un qualsiasi pensionato che si riposa, nella convinzione di “aver già dato”.

Purtroppo, però, il momento che l’Italia sta vivendo non consente a nessuno, indipendentemente dall’età, di defilarsi. Nessuno può obbligare Napolitano a restare sul Colle più alto, come giornalisti senza inventiva amano definire la Presidenza della Repubblica, per sette lunghi anni: se si è dimesso il Romano Pontefice può farlo tranquillamente chiunque.

Ma Napolitano si trova ad essere Presidente in un momento da cui si deve per forza di cose uscire, perché in caso contrario, anche se molti, tipo Enrico Letta ed altri esponenti del PD sembrano non accorgersi, l’Italia può sprofondare in un baratro simile a quello della Grecia. Si tratta di far partire un Governo che faccia la riforma elettorale ed alcune altre cosette che i cittadini, quelli che non hanno mai calpestato il Transatlantico, aspettano con ansia.

Napolitano è espressione del PD ma è apprezzato anche dal centrodestra; qualcuno ricorderà un giorno di tanti anni fa in cui, al termine di un suo discorso da semplice deputato dopo essere stato Presidente della Camera, Berlusconi attraversò l’Emiciclo per andarsi a congratulare con lui, tra gli sguardi tra il perplesso e l’attonito dei Deputati dell’allora PDS. Addirittura, nel primo Governo Berlusconi, fu ventilata l’ipotesi di inviare Napolitano a Bruxelles come Commissario, cosa che naturalmente lui non poteva accettare, lasciando così il posto a Mario Monti.

Il Presidente non vuole sentire ragioni e ribadisce il suo no, forse anche perché non vuole essere ricordato nella Storia come colui che sciolse le Camere due volte in un breve lasso di tempo.

Noi, semplici cittadini che amano il proprio Paese, liberali e clericali, chiediamo umilmente ad un ex comunista di fare come il timoniere del Nan-Shan di Conrad che rimase incollato al suo posto fino alla fine del tifone.

articolo pubblicato il: 10/03/2013

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