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arte e mostre
"Orfeo ed Euridice"

performance a Roma


Performance di Rosa Didonna “Orfeo ed Euridice”AMORI E SEDUZIONI 16 febbraio 2013 ore 19,00 ART TODAY GALLERY ROMA via sallustiana 27/A

a cura di Massimo Picchiami -EUREKA EVENTI- balletto di Liliana Delliturri e Giuseppe Lamanna

Euridice, la quale un giorno sfuggendo ad un innamorato sgradito, Aristeo, era stata morsa da un serpente nascosto tra l'erba alta ed era morta all'istante. Orfeo, impazzito dal dolore e non riuscendo a concepire la propria vita senza la sua sposa decise di scendere nell'Ade per cercare di strapparla dal regno dei morti. Con la sua musica riuscì ad azzittire Caronte e lo traghettò sull'altra sponda del fiume Stige. Una volta giunto alla presenza del dio Ade e sua moglie Persefone, Orfeo iniziò a cantare la sua disperazione e la sua solitudine e nel canto mise tanta abilità e tanto dolore che gli stessi signori degli inferi si commossero e per la prima volta nell'oltretomba si conobbe la pietà. Gli dei degli Inferi concessero ad Orfeo di ricondurre Euridice nel regno dei vivi, ma ad una condizione: durante il viaggio verso la luce ed il mondo dei vivi, Euridice avrebbe dovuto seguire Orfeo lungo la strada buia degli inferi e lui non avrebbe mai dovuto voltarsi a guardarla. Durante il viaggio, un sospetto cominciò a farsi strada nella mente di Orfeo, pensando di condurre per mano un'ombra e non Euridice.

Dimenticando così la promessa fatta, si voltò a guardarla, ma nello stesso istante in cui i suoi occhi si posarono sul suo volto, vide Euridice venire risucchiata indietro e morire ancora. Euridice svanì ed Orfeo assistette impotente alla sua morte, per la seconda volta. Invano Orfeo per sette giorni cercò di convincere Caronte a condurlo nuovamente alla presenza del signore degli inferi ma questi per tutta risposta lo ricacciò alla luce della vita. Da allora Orfeo suonò con la sua lira solo melodie malinconiche, in onore della sua sposa che non era riuscito a strappare ad Ade, rifugiato sul monte Rodope, in Tracia, trascorrendo il tempo in solitudine e nella disperazione. Apollo, dopo aver fatto tacere la voce di Orfeo, perchè non si dimenticasse di lui, decise di porre l'immagine del musico nel cielo che divenne la costellazione della Lira. Quale realtà rappresentano”AMORI E SEDUZIONI” nella performance di Rosa Didonna “Orfeo ed Euridice”. Nella performance di Rosa Didonna Orfeo ed Euridice succede che Orfeo riesce a ricondurre Euridice alla vita che rivive materializzandosi nella nostra società grazie ad una delle sue preziose performance “Arte – La mia seconda pelle”, creando un epilogo differente che evidenzierà la pietà divina degli dei degli Inferi.

Durante una notte di luna piena, in prossimità delle profondità degli abissi,succede che Orfeo riesce ad ottenere la pietà di Caronte e lo conduce nuovamente alla presenza del signore degli inferi ma questa volta il pegno da pagare era la sua cecità che Orfeo accettò per amore della sua Euridice a non vedere in eterno la luce e a non godersi la vista della bellezza della sua amata che nel frattempo la sua pelle si era sfibrata e che lui dovette curarla con le sue lacrime. Poteva solo ascoltare la sua voce, la facoltà di godere e gioire del canto dell’amata, è lo stesso Dio Apollo a donarla: gli dei, commossi dall’amore di Orfeo, gli regalano una lira d’oro, pegno dell’amore eterno per Euridice. Così l’amante potrà cantare le sue melodie contento e felice di avere concesso il dono rigeneratore della vita cui alla sua amata Euridice, che aveva tanto agognato.

Rosa Didonna con la sua Performance muta la celebre storia di Orfeo ed Euridice rappresentando un richiamo dello svecchiamento dell’arte nella società odierna e lo fa con tale potenza da fermare e mutare il normale corso di uno storico mito ridonando alla società la musica e il canto di Orfeo ed Euridice per procurare piacere di natura così particolare da tramutarsi in incantesimo dove il fruitore può immergersi in una sfera tra immaginazione e realtà. In effetti se da una parte una corrente del pensiero greco ha concepito l’arte come un fattore di civiltà, come una componente essenziale nell'educazione dell'uomo e a sua volta come educatrice, coordinatrice ed elemento di armonizzazione di tutte le facoltà umane, nello stesso tempo è legata alle potenze del male e del bene, capace di guarire, di innalzare l'uomo alla divinità come di precipitarlo tra le forze del male. Quindi l’arte assume la dimensione del rito religioso ed ha un esito medico curatore di ogni male. L’arte di Rosa Didonna si avvale di un linguaggio universale che supera le distanze, demolisce le differenze e conferisce a tutti dignità. La sua vita diviene teatro e palcoscenico in cui la soggettività diventa oggettività identificandosi completamente nell’assoluto dello svecchiamento dell’arte.
Rosa Didonna

LA MOSTRA è VISITABILE FINO AL 23 FEBBRAIO 2013

articolo pubblicato il: 11/02/2013

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