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tobin tax
di Vittorio Sordini

LaTobin Tax, la nuova imposta sulle transazioni finanziarie, dovrà essere versata a partire dal prossimo 16 luglio 2013.

Le aliquote della nuova imposta sulle transazioni finanziarie sono pari allo 0,10% del valore della transazione per le azioni, mentre per i derivati opera una tariffa fissa in base al valore nozionale del contratto con un tetto all’imposta di 100 euro. Solo per il 2013 l'imposta per le azioni sale allo 0,12% visto che la tassa entrerà in vigore ad anno già iniziato, marzo.

L'imposta prevede poi un'aliquota dello 0,20% (0,22% solo per il 2013) se la transazione azionaria viene fatta al di fuori dei mercati regolamentati.

L’imposta non sarà applicata sui prodotti del risparmio gestito e assicurativo e sulle sicav. Un bel sospiro di sollievo per il 6% della massa di risparmio italiano, prevalentemente di famiglie che si affidano ai gestori per salvaguardare le proprie risorse difendendole dalla svalutazione, dagli umori dei mercati e soprattutto dalla incapacità o peggio ancora dalla disonestà di qualche manager (esempi di cui è lastricata la storia del risparmio italiano vedi: Cirio, Parmalat, Tango Bond e via via fino alle più recenti vicende che hanno interessato, tra lo stupore generale, per prima la magistratura anticipando vistosamente gli Organi di controllo).

Escluso dall’applicazione della Tobin Tax, in quanto non "ad alta frequenza", anche il trading algoritmico utilizzato nell'attività di market making e gli algoritmi di smart order routing: ad essere tassate saranno solo quelle operazioni generate da algoritmi informatici che determinano automaticamente le decisioni sugli ordini con intervallo non superiore al mezzo secondo, e solo nel caso in cui il titolo rimanga in portafoglio a fine giornata.

Sembrerebbe che in pratica le così dette “dark pool” siano salve. In pratica puoi continuare a fare quello che facevi prima a condizione che a fine serata rimetti tutto come avevi trovato la mattina. Domandiamoci come mai non è stata effettuata alcuna distinzione tra chi opera in derivati per proteggersi dai rischi del mercato rispetto a chi opera in derivati con il solo scopo di speculazione, approfittando della leva finanziaria che detti strumenti incorporano.

Un'altra considerazione: il fatto che la “globalizzazione dei mercati finanziari” rende praticamente risibile il provvedimento per tutti coloro che hanno i mezzi per poter operare direttamente su altre “piazze finanziarie”, ci consegna una conclusione tragicomica ed un ben visibile segnale: un faro acceso su chi potrebbe essere l’ispiratore se non proprio l’estensore del testo della norma, che come al solito in Italia a parole viene spiegata in un modo, ma a chiare lettere significa ben altro.
www.sorvittor.blogspot.com

articolo pubblicato il: 05/02/2013 ultima modifica: 26/02/2013

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