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opinioni e commenti
la paghetta del pargolo
di Vittorio Sordini

Qualche lustro indietro, parlando con un bambino, scoprivi che il suo sogno poteva essere fare il carabiniere, il soldato, l’avvocato, la maestra, l’infermiera, la suora… Oggi ti può capitare che qualche bimbo sogni di fare il commercialista, perché in famiglia ha sentito dire che qualsiasi scelta prima deve essere discussa con il commercialista e che questa figura professionale protegge la famiglia dai guai che si potrebbero avere con il fisco. Oggi siamo costretti a rilevare che le abitudini familiari sono cambiate: la lettura di un buon libro è stata sostituita dalla TV. I figli senza alcuna fatica si adeguano alle abitudini dei padri e spesso si ritrovano davanti al piccolo schermo e seguono film, documentari, fiction e dibattiti.

Con l’infuriare della campagna elettorale i dibattiti fanno la parte del leone nella giornata televisiva della famiglia media italiana, e al bimbo, che sembra distratto, non sfugge nulla sia delle dichiarazioni dei partecipanti alla trasmissione televisiva sia dei commenti dei genitori.

Il “redditometro” è salito di prepotenza agli onori della cronaca surclassando lo “spread” e in qualsiasi trasmissione televisiva o telegiornale si disserta sul nuovo strumento fiscale stimolando i commenti dei componenti delle famiglie riunite a tavola con gli occhi incollati alla TV, tutti indistintamente pronti al cenno della mano mossa in maniera stizzita ad indicare di fare assoluto silenzio se qualcuno chiede il sale o l’olio, con il rischio di far perdere qualche battuta impedendo di comprendere a pieno la notizia o il senso del discorso o la tesi di colui che parla al pubblico utilizzando il mezzo di comunicazione di massa (la TV).

Il bimbo non capisce niente di quello che dicono, ma dal tenore dei commenti dei genitori, dalla loro mimica facciale e dai continui richiami…..( ma tu ci hai capito niente? Perché io no. Neanche io …. Bhoooo. Sentiremo il commercialista, ci penserà lui … per fortuna è bravo.) comincia a formarsi un’opinione circa l’importanza del commercialista, che diventa un eroe che salva la famiglia.

Soltanto chi ha redditi da lavoro dipendente può fare a meno del commercialista! Questa affermazione è destituita dal vero, perché con l’introduzione del redditometro chiunque ha bisogno del commercialista. Lo Stato ha introdotto il principio che il contribuente non solo deve essere onesto, ma lo deve anche apparire. Il che significa che se il contribuente è onesto, ma non lo appare, deve dimostrare agli occhi del fisco che non è vero quel che appare, ma è vero quel che è stato dichiarato. Il contribuente onesto che apparentemente si è comportato disonestamente ha bisogno del suo “campione” per competere nella “giostra” ; e così nasce il mito del commercialista che allo scontro con il rappresentante dello “sceriffo di Nottingham” difende i “colori” della famiglia e la felicità economica di mamma e papà.

Per quale motivo anche un contribuente titolare soltanto di reddito da lavoro dipendente, tassato alla fonte direttamente dal datore di lavoro, dovrebbe preoccuparsi di apparire onesto oltre che, naturalmente esserlo? Semplicemente perché se il titolare di solo reddito da lavoro ha un tenore di vita superiore a quello che si potrebbe permettere con quel reddito dichiarato significa che non appare onesto agli occhi del fisco e quindi deve giustificarsi in maniera convincente. Il contribuente che non potesse giustificare con documentazione le ragioni della discrepanza tra realtà ed apparenza verrebbe colpito in base all’apparenza e quindi con un ricalcolo del reddito da parte del fisco sulla base di quel tenore di vita.

Temo che “tenore di vita” sarà nei prossimi mesi un argomento che soppianterà il “ goal in fuori giuoco” e/o ”rigore negato alla squadra del cuore” sia nei bar sia intorno ai tavoli delle pizzerie o , per usare una frase celebre, “nei ristoranti pieni di gente nonostante la crisi”. Il “tenore di vita” è un tema affascinante, perché molti non riescono a capacitarsi come possa fare una famiglia monoreddito composta di quattro persone con il papà operaio metalmeccanico, bracciante agricolo o commesso in un supermercato, madre casalinga e due figli studenti ad arrivare alla seconda settimana del mese dopo aver pagato l’affitto e le bollette. Secondo il redditometro che prevede l’imputazione delle spese in base alla media si tratterebbe di un caso eclatante di contribuente che, invece di essere considerato un martire da premiare per il coraggio, deve andare dal “prode campione” (il commercialista) e farsi difendere in “tenzone” nella “giostra” (redditometro). Ci troviamo di fronte ad un altro caso in cui il contribuente è onesto, apparirebbe onesto ma purtroppo le carte ci dicono che non è possibile che sia onesto, perché non è possibile riuscire a far campare quattro persone, pagare l’affitto e le bollette con lo stipendio di un operaio e quindi sicuramente nasconde delle entrate, forse qualche mezza damigiana d’olio ottenuta in cambio del lavoro prestato di sabato e di domenica per aiutare qualche amico agricoltore nella raccolta delle olive.

E’ ormai chiaro che chiunque potrebbe essere chiamato a giustificare. Dipende da una infinità di fattori. Le “vuvuzelas” si stanno esibendo esprimendosi al massimo per informare, terrorizzare e fornire soluzioni che possono essere definite comiche, se l’argomento invece non dovesse ricordarci che la situazione è drammatica. Un suggerimento che è cominciato a circolare è quello che, poiché devi giustificare le spese, è necessario conservare gli scontrini: “pensate se per caso durante un controllo vi cadesse di tasca uno scontrino ed il fisco vi chiedesse cosa avete comprato a quell’ora in quel giorno in quel determinato esercizio commerciale, e soprattutto si deve considerare che il fisco sicuramente si periterà di verificare se quella voce di spesa è stata inserita nella dichiarazione delle spese sostenute e dove avete preso i soldi per pagare. Dove avete preso i soldi per pagare non significa con quale mezzo di pagamento avete effettuato il pagamento (bancomat, contante, carta di credito, assegno….); significa come vi siete procurati il flusso di reddito! Se disgraziatamente vi venisse in mente di dire che è pur vero che il reddito effettivamente percepito e completamente dichiarato non è sufficiente a sostenere certe spese, ma un vostro parente vi aiuta, allora scatterà una serie di accertamenti per verificare la congruità della vostra dichiarazione. Prima di tutto verrà verificato quale mezzo di pagamento è stato utilizzato(una bella rogna il divieto dei trasferimenti in contanti sopra i mille euro); se si tratti di un prestito o una regalia che devono essere documentati, perché senza documentazione si tratterebbe di reddito a fronte di una qualsiasi prestazione e quindi reddito soggetto a tassazione e versamenti contributivi.

Qualche “vuvuzelas” per puro umorismo (purtroppo fuori posto) ha detto che anche le paghette ai figli devono essere denunciate. Facciamo un esempio chiarificatore: un giovanotto si pavoneggia con una bella macchina, viene fermato e gli viene chiesto con quali soldi l’ha pagata. Il giovanotto dimostra di avere un prestito per il quale paga 300 euro al mese per 72 mesi e dichiara che i 300 euro al mese li allunga il papà sotto forma di paghetta. Se avete letto con attenzione le righe che precedono, sicuramente avete capito in che casino si troverà il papà del baldanzoso giovanotto. www.sorvittor.blogspot.com

articolo pubblicato il: 19/01/2013 ultima modifica: 30/01/2013

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