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cinema
Mai Stati Uniti (2013)

television-movie dei Vanzina

di Gordiano Lupi

Regia: Carlo Vanzina. Soggetto: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina. Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina, Edoardo Falcone. Fotografia: Enrico Lucidi. Montaggio: Luca Montanari. Produzione: Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film, con la collaborazione di Rai Cinema. Distribuzione: 01 Distribution. Musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia. Colonna Sonora: Drive By dei Train. Interpreti: Vincenzo Salemme, Ambra Angiolini, Ricky Memphis, Anna Foglietta, Giovanni Vernia, Maurizio Mattioli, Andrea Pittorino, Paolo Bessegato, Daniela Piperno.

I Vanzina decidono di non fare più cinepanettoni, cinecolombe e cinecocomeri, ma con questo film mediocre entrano di diritto nella schiera dei registi impegnati a produrre television-movie, genere inutile ma di grande successo commerciale. Mai Stati Uniti è la storia di cinque fratelli per parte di padre che si conoscono soltanto al momento della consegna di una singolare eredità. Il notaio riunisce gli eredi a Porto Venere per dare la notizia di un lascito cospicuo, che sarà consegnato soltanto se andranno negli Stati Uniti a spargere le ceneri paterne in un lago dell’Arizona. Da qui parte una commedia on the road che come ambientazione ricorda i vecchi successi di Vacanze in America e Sognando la California, senza sfiorare neppure lontanamente certe vette di comicità. I cinque fratelli sono: Dario (Salemme), cameriere napoletano con il vizio del gioco, Angela (Angiolini), depressa cronica in preda ad attacchi di panico, Nino (Memphis), padre separato che racconta bugie al figlio Roby (Pittorin), Carmen (Foglietta), ragazza di facili costumi e Michele (Vernia), strampalato guardiano dello zoo di Roma. La trama è di un semplicità sconcertante, pare che soggettisti e sceneggiatori si siano limitati a scrivere: “I cinque fratelli partono per gli Stati Uniti e accadono delle cose. Inventiamocele volta per volta”. Se almeno le trovate fossero divertenti come ai tempi delle improvvisazioni di Totò e di Franco & Ciccio! Ma non lo sono. Tutto è prevedibile, lo spettatore assiste a una serie di gag sciorinate senza verve e attende la prossima sequenza che ha già immaginato con poco sforzo di fantasia. Si salvano alcune parti comiche, per merito di attori preparati come Salemme e Mattioli, a base di qui pro quo verbali a sfondo sessuale e di equivoci da pochade in una camera d’albergo. Naufraga nella banalità più assoluta Giovanni Vernia (Michele), già visto nel pessimo Ti stimo fratello (2012) di Paolo Uzzi, ma soprattutto nel televisivo Zelig, dove interpreta il tamarro Jonny Groove. Pure in questo film ripete sino all’ossessione versacci senza senso e un già usurato tormentone di successo. Anna Foglietta è espressiva e disinvolta, già vista in Colpi di fulmine (2012) di Neri Parenti, ma non è dotata di grande personalità. Ricky Memphis si ricorda per un divertente duetto in romanesco con Maurizio Mattioli, Ambra Angiolini è una credibile depressa, mentre Vincenzo Salemme è un giocatore compulsivo. Paolo Bessegato è il notaio Garbarino che tenta di fregare tutti, ma alla fine viene gonfiato di botte. Daniela Piperno è la psicanalista stressata da Ambra Angiolini che decide di fingersi morta per non essere ossessionata dalla cliente.

La commedia all’italiana non esiste più, Mai Stati Uniti è un gigantesco passo indietro, I soliti ignoti al contrario, perché i personaggi tornano a livello di macchiette stereotipate prive di approfondimento psicologico. Si salvano la musica country della colonna sonora, una bella fotografia statunitense, una regia pulita e dignitosa, anche se molto lineare. Il titolo fa riferimento ai cinque fratelli che non sono mai stati uniti e alla meta da raggiungere. Nonostante i limiti detti, Mai Stati Uniti si segnala come il film più visto nel primo week-end di gennaio, secondo La Rivista dello Spettacolo, segno che i Vanzina sanno toccare le corde giuste per richiamare il pubblico al cinema. Non è una qualità da trascurare.

Riportiamo l’interpretazione autentica di Carlo ed Enrico Vanzina.

“Questo è il terzo film, la terza commedia, che Carlo e io ambientiamo negli United States of America. Il primo, negli anni Ottanta fu il cult Vacanze in America. Poi, negli anni Novanta, fu la volta di Sognando la California. Erano due film buffi, on the road, con un cast corale. Anche Mai Stati Uniti è un film comico corale, on the road. Rispetto agli altri due, però, è un film più maturo che affronta un argomento di grande spessore: il senso della famiglia. Mettiamo in scena cinque personaggi male in arnese: Vincenzo Salemme, un cameriere rovinato dalla sua passione per il gioco d’azzardo, Ambra Angiolini, una segretaria d’azienda devastata dalle nevrosi, Ricky Memphis, un uomo abbandonato dalla moglie e in caduta libera, Anna Foglietta, una precaria superficiale, molto allegra nella sua vita sessuale, Giovanni Vernia, un bambinone leggermente autistico cresciuto senza genitori in uno zoo. All’inizio del film, questi cinque personaggi scoprono di essere figli dello stesso padre, insomma di essere fratelli. Il viaggio che faranno, tutti insieme, per andare a spargere le ceneri del padre in Arizona (solo così potranno mettere mano a una cospicua eredità), è un percorso che li farà scontrare, li farà litigare, ma alla fine farà loro scoprire il senso della fratellanza. E della famiglia. Ci tengo a ribadire che questo è un film comico. Una commedia-comica. Abbiamo cercato, insieme a Carlo e a Edoardo Falcone, di scrivere una storia piena di situazioni buffe. Abbiamo privilegiato un dialogo sempre pieno di battute. Insomma, siamo tornati a quel cinema di grande intrattenimento popolare che è stato il marchio di fabbrica della nostra lunga cavalcata nel cinema italiano. Penso che sia un film onesto. Scritto con attenzione, ben recitato e soprattutto diretto con mestiere e con grande leggerezza da Carlo. Gli sfondi americani, in South Dakota, in Utah, in Nevada, in Colorado e in Arizona, rendono il film molto piacevole da vedere. Abbiamo anche cercato di contaminare la storia con riferimenti spiritosi provenienti dal cinema americano. Dal western, ai film più propriamente on the road, Thelma e Louise, Cinque pezzi facili, Easy Rider, fino alle commedie giovanili di oggi tipo Una notte da leoni. Credo proprio che Mai Stati Uniti sia un film divertente, realizzato con assoluta professionalità”.

Boris Sollazzo su My Movies loda le interpretazioni degli attori (con l’eccezione di Vernia), giudica il film come uno dei più riusciti degli ultimi prodotti dai Vanzina, ma imputa al cinema dei figli di Steno il fatto di fare cinema fuori dal tempo. In parte condividiamo l’interpretazione del critico, soprattutto quando dice che le gag sanno di già visto, che la commedia corale è forzata e che la partitura narrativa è faticosa.

Roberto Nepoti su La Repubblica pone l’accento al fatto che nel cinema italiano adesso si parla solo di crisi, ma contro la crisi non bastano le gag.

Marco Giusti su Il Manifesto afferma che si ride ma con cautela. Valerio Caprara su Il Mattino parla di commedia farsesca depurata dai lazzi più triviali che si sviluppa on the road e mette alla berlina cinque tipologie di fratelli italioti.

Gian Luigi Rondi su Il Tempo parla di commedia che sfrutta ancora una volta il filone vacanze.

Cristiano Nesta sulla Gazzetta di Parma esprime il giudizio più condivisibile: “I Vanzina tornano sul grande schermo, e lo fanno rispolverando un cinema on the road che forse non gli appartiene più. Ricalcando le orme di Una Notte da Leoni, la temeraria commedia di Todd Phillips, la pellicola si snoda difficilmente attraverso l’azione corale dei protagonisti, rimpolpata di rimandi specifici al cinema di Dino Risi. Il cast non aiuta”.

articolo pubblicato il: 14/01/2013

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