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bugiardino economico
di Vittorio Sordini

In questo momento in Italia è diventato fondamentale capire quanto è stretta la relazione che intercorre tra la finanza , intesa come utilizzo di strumenti finanziari, e la politica. Le “vuvuzelas” fanno un gran baccano e dubito che la confusione sia generata dalla non conoscenza dell’argomento, ma piuttosto dall’esito cui porterebbe il ragionamento se sviluppato correttamente e supportato da dati oggettivi ed inconfutabili.

Ormai lo “spread”, come abbiamo avuto occasione di affermare più volte, è entrato di prepotenza nel nostro lessico e quindi bisogna procedere ad un asciutto riassunto per poi tuffarsi nuovamente nel ragionamento. Lo spread è la differenza di rendimento tra i titoli decennali emessi dalla Germania e quello dei titoli di durata decennale emessi dagli altri stati; ma noi atteniamoci all’Italia.

Ora è necessario conoscere il sistema con cui l’Italia colloca sul mercato i titoli con durata decennale. L’Italia si affida al sistema dell’asta competitiva, con l’obiettivo di collocare la totalità dei titoli presentati per il collocamento; maggiore è la richiesta, minore sarà il rendimento del titolo. Nel momento stesso in cui i titoli con scadenza a dieci anni vengono collocati diventano oggetto di scambio tra investitori ed il loro prezzo di scambio viene regolato in apposito mercato regolamentato, che in gergo viene detto “mercato secondario” (certamente non secondario in relazione alla sua importanza). In questo “mercato secondario” vengono scambiati i titoli decennali che si avviano alla scadenza che sarà più o meno lontana a seconda della data originaria di collocazione titolo per titolo.

Il prezzo che si forma nel perimetro del mercato si basa sull’incontro della domanda e dell’offerta ed il prezzo reso pubblico è quello dell’ultima transazione portata a termine con successo. Se chi vuole comprare alimenta una domanda superiore a quella di coloro che vendono (OFFERTA), come risultato avremo un aumento del prezzo dei titoli e naturalmente il contrario a condizioni inverse. A questo punto è necessario introdurre un altro argomento e precisamente che la combinazione tra il prezzo del titolo ed il suo flusso cedolare compongono il rendimento del titolo. Molto più semplicemente si può affermare che due soggetti possessori dello stesso titolo e quindi titolari sia del flusso cedolare sia del diritto al rimborso alla scadenza possono avere un diverso rendimento in relazione al momento in cui hanno acquistato il titolo, perché il prezzo del titolo è regolato dal mercato.

Si presume che il mercato sia efficiente per effetto dell’elevata partecipazione di attori i quali mossi da spirito utilitaristico si muovono esclusivamente nell’intento di generare profitto e quindi nella convinzione che in quel momento la loro decisione di acquistare o vendere ad un certo prezzo è presa nella convinzione di fare la cosa giusta nell’ottica di generare profitto in quello stesso momento o in futuro più o meno prossimo. E’ innegabile che esista una relazione tra i prezzi dei titoli in vita e quelli dei titoli al momento dell’emissione; basta rispondere ad una semplice domanda per comprendere la relazione: “chi comprerebbe sul mercato un titolo decennale con cedola al 4% allo stesso prezzo di quello in corso di emissione che vanta una cedola del 5%?” altra domanda che si pone l’investitore è: ”chi me lo fa fare di sottoscrivere direttamente dallo Stato al momento dell’emissione un titolo con una cedola al 5% se sul mercato trovo titoli il cui prezzo è talmente basso da giustificare ampiamente la scelta di un titolo con cedola più bassa di quello in corso di emissione?” Quando le “vuvuzelas” parlano di rendimento dovrebbero spiegare, al grande pubblico e soprattutto a coloro che non sono addetti ai lavori, ma hanno gli stessi diritti di essere informati correttamente, che non si parla solo della cedola, ma della sintesi di più grandezze: durata del titolo, cedola, prezzo e che il prezzo si forma anche in funzione delle aspettative circa la dinamica dei tassi di interesse e oggi, con grande sorpresa per i più, in base al merito di credito dell’emittente. Un saggio proverbio ci ricorda che chi si è scottato con l’acqua bollente ha paura anche di quella fredda, ma questo non vale per i comportamenti degli investitori che hanno la memoria corta, perché in Italia e nel mondo il concetto “merito di credito” era stato spiegato empiricamente dalla storia dei “Bond Argentina”. sorvittor.blogspot.com

articolo pubblicato il: 11/01/2013 ultima modifica: 19/01/2013

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