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teatro
"Il sogno di Ipazia"

al Teatro Lo Spazio di Roma


al Teatro Lo Spazio Direzione Artistica Alberto Bassetti e Francesco Verdinelli Via Locri, 42 Roma, San Giovanni, una traversa di Via Sannio 0677076486 0677204149 info@teatrolospazio.it

dal 17 al 20 gennaio 2013 da giovedì a sabato alle ore 20,45 – domenica alle ore 17,15 prezzi: interi € 12,00 – Ridotti € 7,00 – tessera associativa € 3,00 Teatro Belli presenta

IL SOGNO DI IPAZIA

di Massimo Vincenzi e IRENE NEMIROVSKY di Alberto Bassetti e Massimo Vincenzi due atti unici interpretati da Francesca Bianco musiche originali di Francesco Verdinelli regia di Carlo Emilio Lerici Doppio appuntamento al Teatro Lo Spazio dal 17 al 20 gennaio 2013.

Due grandi donne del passato vittime dell'intolleranza, due grandi intellettuali accomunate dalla medesima tragica fine: Ipazia e Irene Nemirovsky. Torna in scena a grande richiesta, dopo lo strepitoso successo ottenuto in tutta Italia nelle scorse stagioni, “Il sogno di Ipazia”, testo di Massimo Vincenzi che racconta la storia della grande scienziata e filosofa alessandrina assassinata dai sicari del vescovo Cirillo nella Alessandria d'Egitto del 415 d.c.

A seguire in prima assoluta “Irene Nemirovsky”, testo scritto a 4 mani da Alberto Bassetti e Massimo Vincenzi che racconta la tragica vicenda umana di una delle più grandi scrittrici europee del '900. Accostamento non casuale quello tra Ipazia e Irene, se pensiamo che Cirillo, mandante dell'omicidio della filosofa alessandrina, fu colui che ideò il primo olocausto ebraico della storia. Esperienza ripetuta drammaticamente 1500 anni dopo dai nazisti con la deportazione e lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento, nei quali troverà la morte Irene Nemirovsky. Ad interpretare i due personaggi sarà Francesca Bianco diretta da Carlo Emilio Lerici. Musiche originali composte da Francesco Verdinelli. Con un unico biglietto sarà quindi possibile assistere ad entrambi gli spettacoli.

IL SOGNO DI IPAZIA di Massimo Vincenzi con Francesca Bianco voce fuori campo di Stefano Molinari musiche originali di Francesco Verdinelli regia di Carlo Emilio Lerici

Dopo il grande successo riscosso in tutta Italia con 200 repliche nelle ultime tre stagioni, Il sogno di Ipazia torna al Teatro Lo Spazio. Uno spettacolo che lascia il segno e che riporta alla luce una testimonianza fondamentale per la società attuale, che fatica a credere in qualcosa. “Immaginate un tempo quando il più importante matematico e astronomo vivente era una donna. Immaginate che abbia vissuto in una città così turbolenta e problematica come sono oggi Beirut o Baghdad. Immaginate che questa donna abbia raggiunto la fama non solo nel suo campo, ma anche come filosofo e pensatore religioso, capace di attrarre un largo numero di seguaci. Immaginatela come una vergine martire ma non per la sua Cristianità, ma da parte dei Cristiani perché non era una di loro. E immaginate che il colpevole della sua morte sia stato accolto tra i santi più onorati e significativi della Cristianità. Non avremmo dovuto sentirne parlare? La sua vita non avrebbe dovuto essere nota a tutti? Avrebbe dovuto essere così, ma così non è stato.” Se ragione e fede costituiscono i due binari paralleli lungo i quali si è mossa la storia dell’Occidente negli ultimi duemila anni, l’episodio più emblematico della contrapposizione fra queste due ideologie accadde nel marzo del 415, con l'assassinio di Ipazia (Alessandria d'Egitto circa 370 – 415 d.c.) detta “la musa” o “la filosofa”. Lo spettacolo racconta l'ultimo giorno di Ipazia. Dal suo risveglio al mattino, seguito dall'uscita di casa per recarsi alla sua scuola, sino all'aggressione e alla morte. La narrazione è intervallata dal ricordo di una delle imprese “disperate” tentate dalla protagonista: salvare la biblioteca di Alessandria. Impresa che abbiamo preso come simbolo della sua intera vita. A questo ricordo si alterna la voce progressivamente più violenta dell'autorità politica e religiosa. Partendo dal primo editto di Teodosio del 380 d.c. per arrivare ai veri e propri anatemi del vescovo Cirillo. Le uniche notizie su Ipazia ci vengono dalle lettere di Sinesio di Cirene: suo allievo prediletto. Il razionalismo di Ipazia, che non si sposò mai a un uomo perché diceva di essere già «sposata alla verità», costituiva un controaltare troppo evidente al fanatismo di Cirillo. Uno dei due doveva soccombere e non poteva che essere Ipazia.

Internet: www.ipazia.biz - Facebook il sogno di ipazia IRENE NEMIROVSKY di Alberto Bassetti e Massimo Vincenzi con Francesca Bianco musiche originali di Francesco Verdinelli regia di Carlo Emilio Lerici La storia vibrante ed emozionante di una grande scrittrice che, fuggendo verso la libertà, trova la morte sotto l'assurda e brutale follia dell'Olocausto. Un'autrice che rivive nel cuore e nella mente di milioni di lettori in tutto il mondo. Irène Némirovsky, figlia di un ricco banchiere ebreo ucraino, venne allevata dalla sua governante francese, che fece del francese quasi la sua seconda lingua madre, dal momento che la madre di Irene non fu mai interessata alla sua educazione. Nel gennaio del 1918 scapparono da San Pietroburgo evitando la Rivoluzione Russa e trascorsero un anno in Finlandia. Nel luglio del 1919 si trasferirono in Francia dopo un breve soggiorno a Stoccolma. A Parigi, Irène Némirovsky risiede in un quartiere chic, nel XVI arrondissement. Cominciò a scrivere in francese sin da quando aveva 18 anni e, nell'agosto del 1921, pubblicò il suo primo testo sul bisettimanale Fantasio. Nel 1923, la Némirovsky scrisse la sua prima novella l'Enfant génial (ripubblicata con il nome di Un enfant prodige nel 1992), che sarà pubblicata nel 1927. Riprese quindi i suoi studi ottenendo nel 1924 la laurea in lettere alla Sorbonne. Nel 1926 Irène Némirovsky sposò Michel Epstein, un ingegnere russo emigrato, divenuto poi banchiere, da cui avrà due figlie: Denise ed Élisabeth. Irène Némirovsky divenne celebre nel 1929 con il suo romanzo David Golder. Il suo editore Bernard Grasset, la proiettò subito nei salotti e negli ambienti letterari francesi. Lì incontrò Paul Morand, che pubblicherà presso Gallimard quattro delle sue novelle con il titolo Films parlés. David Golder fu adattato nel 1930 per il teatro ed il cinema (David Golder è interpretato da Harry Baur). Ne Le Bal 1930 narra il passaggio difficile di un'adolescente all'età adulta. L'adattamento al cinema di Julien Duvivier rivelerà Danielle Darrieux. Di successo in successo, Irène Némirovsky diventa una ninfa della letteratura, amica di Tristan Bernard e di Henri de Régnier. Nel 1933, abbandonò la casa editrice Grasset per Albin Michel e cominciò a pubblicare alcune novelle sul Gringoire.

Scrittrice francofona riconosciuta, membro totalmente integrato della società francese, ciò nonostante il governo francese le rifiuterà la nazionalità richiesta per la prima volta nel 1935. Si convertì al cattolicesimo il 2 febbraio 1939, scrisse per il settimanale di destra Candide, con il quale interromperà la collaborazione quando venne pubblicato il primo Statuto degli ebrei, nell'ottobre del 1940, mentre Gringoire, divenuto apertamente antisemita, continuerà a pubblicarla, ma sotto pseudonimo. Vittime delle leggi antisemite varate nell'ottobre del 1940 dal governo Vichy, Michel Epstein non poté più continuare a lavorare in banca e a Irène Némirovsky fu proibito pubblicare. Dopo la primavera i coniugi Epstein si trasferirono in campagna, dove avevano messo al riparo nel settembre del 1939 le loro figlie. Némirovsky scrisse ancora diversi manoscritti. Fu considerata un'ebrea per la legge e dovette applicare la stella gialla sui suoi abiti. Le sue opere non furono più pubblicate. Solo Carbuccia, sfidando la censura, pubblicò le sue novelle fino al 1942. Il 13 luglio 1942, Irène fu arrestata dalla guardia nazionale francese. Michel Epstein mandò un telegramma il 13 luglio del 1942 a Robert Esménard e André Sabatier presso Albin Michel per chiedere aiuto. Fu deportata 3 giorni dopo a Auschwitz, dove venne trasferita nel Rivier (l'infermeria di Auschwitz in cui venivano confinati i prigionieri troppo ammalati per lavorare) dove morì il 17 agosto 1942. Suo marito (così come André Sabatier e Robert Esménard) intraprese numerosi procedimenti per farla liberare, ma fu arrestato lui stesso nell'ottobre del 1942, deportato ad Auschwitz assieme alla sorella e gasato al suo arrivo, il 6 novembre 1942.

Dopo l'arresto dei loro genitori durante la guerra, Élisabeth e Denise si nascosero grazie all'aiuto di alcuni amici di famiglia, portando con loro i manoscritti inediti della loro madre, fra i quali Suite francese. Si tratta dei due primi tomi di un romanzo incompiuto, che doveva contarne cinque, avendo come cornice l'esodo del giugno 1940 e l'occupazione tedesca della Francia. Viene pubblicato in Francia nel 2004. Questo romanzo ricevette il Prix Renaudot a titolo postumo, facendo eccezione al regolamento del premio che prevede la premiazione di soli scrittori viventi. Le due figlie hanno conservato la memoria della loro madre, con diverse riedizioni. Nel 1992, sua figlia Élisabeth pubblica una biografia, Le Mirador.

articolo pubblicato il: 11/01/2013

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