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libri
"Chiacchiere, datteri e thé"

di Ilaria Guidantoni


Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia

Esce nell’anniversario della caduta di Bin ‘Ali il nuovo libro di Ilaria Guidantoni un’analisi culturale della Tunisia post-rivoluzione

Il 14 gennaio 2011 Zine al-Abidine Bin ‘Ali veniva deposto dalla spinta rivoluzionaria. A due anni dalla “rivoluzione dei gelsomini” la giornalista Ilaria Guidantoni ci accompagna in un viaggio nella Tunisia della transizione, con i suoi chiaroscuri e le sue contraddizioni, i suoi luoghi-mito e le nuove promesse culturali. Il libro “Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia” è il primo della collana REvolution di Albeggi Edizioni, libri di attualità e guide per viaggi intelligenti, mappe per capire i cambiamenti politici, sociali e culturali in corso nel mondo.

Il libro è una tessitura di incontri-conversazioni con varie figure della società tunisina: docenti universitari, politici, manager, personalità del mondo della cultura e dell’arte, come i pittori Mohamed Belkadhi, Saro Lo Turco e Olivier Derveloy; il regista Mourad Ben Cheikh; i giornalisti Ben Khalifa Sondès, Abid Zohra, Salah Methnani e gli italiani Ugo Cubeddu e Ezio Pasero; la gallerista Aïcha Gorgi; il designer SadiQa Kèskès. Tra gli intervistati anche i direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, Luigi Merolla e Francesco Reggiani, Responsabile dell’Archivio storico del Teatro dell’Opera di Roma, habitué della Tunisia. «Il Mediterraneo è un collante – dichiara - e l’affinità di noi italiani con queste terre supera quella con tanti stati della Mittel Europa. L’Opera di Roma è stata la prima istituzione straniera a festeggiare la rivoluzione già a marzo 2011 con la mostra “La rive du sud de la Mediterranée dans le mélodrame”. L’accoglienza è stata a dir poco sorprendente».

Arte e cultura in fermento, dunque, nella Tunisia post-rivoluzionaria - questo è quanto emerge dal reportage - anche se con un andamento disordinato, non organizzato, privo di figure carismatiche di punta, ma con tanti segnali incoraggianti. I giovani hanno “aperto la pentola a pressione” e le arti plastiche sono esplose. A Palais Kerredine, nella Medina, si è aperto un laboratorio di scambi tra il cinema tunisino ed europeo. Molti artisti tra i quaranta e i cinquant’anni hanno finalmente preso il coraggio di uscire allo scoperto. Risorge la satira, un genere sopito da così tanto tempo in Tunisia, da essere quasi dimenticato. I giornali sono sostanzialmente liberi e c’è un proliferare di radio private. Si assiste ad uno sviluppo significativo dell’opera lirica, un’attenzione che è certamente frutto del clima liberato da un potere angusto e ottuso, e c’è stata la nascita del rap, più propriamente legato ai fermenti giovanili impegnati. Il balletto ha ripreso notevolmente e anche spettacoli come “Chérazade” con il corpo mostrato nella sua nudità, non hanno creato nessun problema. All’indomani della caduta di Bin ‘Ali, la gente è tornata a chiedere libri sulla Tunisia, con preferenza per i temi di politica e storia. Dal 2011 si scrive e si pubblica anche di più. La scena artistica, insomma, è in grande cambiamento, la creatività è molto forte e la qualità degli artisti elevata. Prima della rivoluzione spesso la fantasia e la libera espressione si erano nascoste per paura o erano state represse, ora gli artisti hanno cominciato a produrre più liberamente.

Quella tunisina è una rivolta compiuta, l’unica del mondo arabo portata alle estreme conseguenze e la prima del XXI secolo. Ora è il momento della transizione verso la nuova Costituzione. La Tunisia è sempre stata un mosaico di fedi e inclinazioni e non c’è da stupirsi se oggi convivono in un’apparente confusione, e nello stesso spazio fisico e temporale, la spinta laica-europeista e quella religiosa tradizionalista, in un caleidoscopio di situazioni ed estremi: velo e abbigliamento casual all’università; costume integrale e bikini sulle spiagge; programmi televisivi religiosi e mostre d’arte provocatorie. Forse è proprio questo mix l’aspetto intellettualmente più affascinante della Tunisia dei nostri giorni. Anche se il cammino verso la democrazia è tracciato, la tendenza verso una radicalizzazione religiosa si fa però sentire, e disorienta, o spaventa addirittura, molti intellettuali. Basta guardare la televisione, dove un uomo vestito con abiti tradizionali e una donna velata leggono il Corano giornalmente. Questo tipo di impostazione nel modo di vestire lo si comincia a vedere anche nei cartoni animati per bambini.

Il libro è anche una guida di viaggio alternativa, con un percorso che si snoda tra i luoghi della rivoluzione, quelli della cultura, dell’arte, i luoghi classici della tradizione, e quelli moderni di un turismo sofisticato e intelligente, che Tunisi può ora accogliere con spirito nuovo. Un viaggio a mente aperta, da fare respirando l’aria del cambiamento, a Sidy Bou Sa’iyd, rifugio di artisti e intellettuali, o nella Medina, con il souQ del Bey, la zona di caffè letterari e terrazze nascoste sui tetti. Magari sorseggiando una limonata profumata o un thé accompagnato da datteri in compagnia di artisti o scrittori.

Il libro è in vendita nelle librerie, su IBS.it e i siti di vendita online collegati, e sul sito www.albeggiedizioni.com. ISBN 9788890696022, prezzo 12 euro. Per informazioni: albeggi@libero.it;

articolo pubblicato il: 07/01/2013

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