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taccuino di viaggio
"Nel deserto algerino"

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer 10° giorno

di Sergio Gigliati

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 10° giorno
Alla scoperta delle meraviglie del deserto algerino, ai confini del mondo, dove inizia il nulla e si ha sempre l’impressione di essere in altre dimensioni. Tra dune e deserto, oasi e montagne, animali allo stato brado e piante spesso poco conosciute, con gli abitanti e padroni di questa parte del modo: i tuareg.
Continua il diario di viaggio della spedizione effettuata in tenda e fuoristrada nell’Hoggar e Tassili N’Ajjer : 10° e ultimo giorno Djanet – Algeri - Roma
Puntuale come sempre Djaba arriva all’ora che avevamo concordato per andare all'aeroporto: sono le 0.10. I 30 km che percorriamo volano sotto la ruota della Jeep in un baleno. Ad Ifri, un paio di kilometri a sud di Djanet, è piovuto molto: ci sono grandi pozze d'acqua ai lati e in mezzo alla strada, mentre a Djanet il tempo è stato sempre bello. Djaba ci racconta che c'è un detto Tuareg che gli anziani citano spesso; riguarda le corna delle gazzelle: nel deserto può piovere e la gazzella può bagnarsi un corno mentre l'altro resta asciutto. C’est Garantì!
Solite formalità per l'imbarco, moduli, controllo bagagli ecc. Arriva al momento dei saluti. Con Djaba abbiamo vissuto e scoperto luoghi meravigliosi che difficilmente avremmo mai potuto vivere da soli; lo ringraziamo per tutto quello che ha fatto e per la pazienza che ha dimostrato in questi giorni passati insieme. Svanisce nella notte, nero, come un fantasma muovendosi con la grazia di una gazzella che solo i Tuareg hanno.
Rimaniamo soli con i nostri ricordi. Una parte del nostro cuore resterà per sempre qui nel Tassili tra le dune e le leggende narrate intorno al fuoco sorseggiando i tre tè dei Tuareg. Mentre ci accingiamo ad espletare i nostri controlli doganali Paolo, come al solito, è oggetto di una piccola disavventura: il corno di muflone che aveva raccolto nel deserto gli viene sequestrato (lo aveva nel bagaglio a mano) poi dopo una decina di minuti la guardia impietosita dalla sua aria affranta o forse perché non voleva compilare le pratiche burocratiche del sequestro lo chiama e alla chetichella glielo restituisce.
L'aereo da Tamanrasset arriva con mezz'ora di anticipo. Incredibile. Decolliamo per Algeri con il classico 737 alle 2:40 anziché alle tre.
Atterriamo ad Algeri alle cinque; dopo sei controlli nel metal-detector e il sequestro di un paio di forbicine che ha Mariarosa, entriamo nel gate dove ci imbarchiamo per Fiumicino. L'avventura è finita dopo aver percorso oltre mille kilometri in fuoristrada, ma il ricordo di questi paesaggi sarà eterno, come pure il sapore della sabbia ed il rumore vento che portiamo con noi.
Una sola parola esprime il sentimento di quello che abbiamo vissuto e che non troveremo al nostro ritorno nella vita quotidiana: Ahiooooouuuuuh! C’est Garanti!

articolo pubblicato il: 07/01/2013

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