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taccuino di viaggio
"Nel deserto algerino"

Spedizione in in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 5° giorno

di Sergio Gigliati

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 5° giorno
Alla scoperta delle meraviglie del deserto algerino, ai confini del mondo, dove inizia il nulla e si ha sempre l’impressione di essere in altre dimensioni. Tra dune e deserto, oasi e montagne, animali allo stato brado e piante spesso poco conosciute, con gli abitanti e padroni di questa parte del modo: i tuareg.
Continua il diario di viaggio della spedizione effettuata in tenda e fuoristrada nell’Hoggar e Tassili N’Ajjer : 5° giorno – Tin Azuga - Mulinaga
Classica sveglia alle cinque. Oggi risaliamo lo Wadi Djeran effettuando varie tappe. C'è una rondine che vola in mezzo a noi e tra le tende; gira intorno a Rudi e Djaba toccandoli a volte per giocare: è bellissima. Tra le 7 e le 8.50 corriamo con le Jeep tra le dune divertendoci nel salirle ai limiti del possibile. Durante il tragitto effettuiamo varie soste ad osservare graffiti e splendide pitture che non manchiamo di immortalare con le nostre fedeli Nikon. Troviamo una splendida grotta naturale proprio mentre inizia a piovere un po’. Sono due giorni che viaggiamo nella zona ad Est di Djanet e da domani ci spostiamo a Sud.
Entriamo nello Wadi; qui ci sono molte piante: a parte le solite tamerici e acacie, ne troviamo alcune particolari che qui crescono rigogliose: l'artemisia che, come ci dice Gianna, si utilizza in infuso per i dolori allo stomaco e l'arellashem,una pianta con frutti tipo simili ai nostri fichi che contengono un'acqua praticamente limpida; gli abitanti adoperano questo uso oftalmico. Da ultima, una pianta allucinogena, l’Affelelès che può provocare la morte. Djaba a tal proposito ci racconta una storia di alcuni anni or sono quando vennero invasi dalle cavallette. Le cavallette hanno l'abitudine di divorare tutte le piante che incontrano, anche quelle velenose e gli abitanti di queste aree hanno l'abitudine di cibarsi di questi animali che ritengono molto nutrienti e appetitosi. Anni fa molti abitanti di Djanet mangiarono delle cavallette che a loro volta si erano cibate di Affelelès. Molti finirono in ospedale e nelle strade si verificarono scene di isteria collettiva e pazzia (gente che urlava o correva nuda per le vie). Per fortuna nessuno morì; ma la pianta di per sé è altamente tossica e attacca il cuore.
L'invasione di cavallette è normale in queste zone: questi animali depongono molte uova nella sabbia. Qui le uova possono rimanere dormienti anche 30 o 40 anni, per poi svegliarsi a seguito di piogge.
Alle 12 facciamo il campo e ci gustiamo un buon pranzo. Tutto intorno a noi ci sono molte le orme di muflone ma di questi animali non ne abbiamo ancora visti; però incontriamo una lucertola del deserto verde e rossa (che non manchiamo di fotografare) e sul suolo scorgiamo molti frammenti di vasi tipici dell’arte preistorica sahariana del Tassili. Dopo il pranzo Gianna tiene un discorso/lezione sul deserto e sulla sua formazione. Alle 14 comincia a piovere. Tutti intorno il cielo è nero e si vedono fulmini in lontananza e rumori di tuoni. La pioggia, se così possiamo definirla, smette subito ma tutto intorno è nero: sembra di essere al centro dell'occhio del ciclone nel film "La tempesta perfetta" dove raggi di sole illuminano l'area dove siamo e tutto intorno temporali e fulmini. Impossibile descrivere il fascino del momento! Spettacolare.
Risaliamo lo Wadi Djerat che si estende per una lunghezza di oltre 300 km e dopo un po' entriamo in un suo affluente laterale lo Wadi Mulinaga. Facciamo il campo ai margini di una bellissima grotta naturale in uno splendido anfiteatro di rocce costellate da numerosi archi di pietra naturale. Comincia di nuovo a venire una leggera pioggerella, tutto sommato un piacevole diversivo, e cogliamo l’occasione per mangiare all'interno della grotta, un po’ come facevano alcune migliaia di anni fa i nostri antenati. Il paesaggio è d'incanto. Su suggerimento di Paolo stasera cuciniamo spaghetti aglio, olio e peperoncino: una botta di vita! Purtroppo diamo fondo all'ultima goccia di liquore che c'eravamo portati dall'Italia (rum e whisky). Notte tranquilla, leggermente ventilata. Ho dormito poco. Ma lo scenario è inimmaginabile. Sembra di essere ai primordi della formazione della terra.
Oggi abbiamo percorso solo 65 km.

articolo pubblicato il: 02/08/2012

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