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editoriale
una furtiva lacrima
di Carla Santini

Come era prevedibile, altre stangate si profilano all’orizzonte. A dir la verità, il termine stangata è politicamente scorretto; bisogna parlare di sacrifici, ovviamente asciugandosi una furtiva lacrima.

In dicembre la minaccia era di non poter pagare le tredicesime agli statali, adesso si tratta di evitare l’aumento dell’IVA “previsto da Berlusconi”. In dicembre a pagare furono i pensionandi, pubblici e privati, adesso si parla della riduzione del dieci per cento dei dipendenti pubblici. Non si tagliano le pensioni pubbliche sopra i seimila euro, non si tagliano i veri sprechi. Si usa un temine inglese, spending review, per mascherare quello che è solamente un mettere le mani nelle tasche dei soliti; un tempo si usava il latino, le “una tantum” che periodicamente si abbattevano sugli italiani che già pagavano le tasse, ovvero quelli tassati alla fonte, adesso al “latinorum” degli azzeccagarbugli si è sostituito l’inglese, ma la sostanza non cambia.

La vittoria di Monti a Bruxelles è la vittoria delle banche, che si vedono garantire le ricapitalizzazioni, mentre il fondo anti spread non può essere illimitato, mentre non si sa dove prendere e dove destinare i centotrenta miliardi destinati alla crescita. Monti ha dichiarato che “comincia a vedersi la luce in fondo al tunnel” e che però “molto dipende da noi, dal nostro atteggiamento e dalla nostra persistenza a fare un cammino che comporterà ancora qualche sacrificio”. Possiamo ben immaginare chi siano quei noi che dovranno stringere la cinghia.

In sostanza, dal dicembre scorso si è avuta una mazzata sul sistema previdenziale, una diminuzione drastica dei consumi con conseguente caduta della produzione e relativo aumento della disoccupazione, povertà sempre più diffusa e aumento del senso si precarietà e di paura del futuro. Tra breve, con i tagli ai fondi regionali, ci sarà un peggioramento del sistema sanitario, dato che i risparmi vanno tradizionalmente ad incidere sui servizi sociali, scuola e sanità in primis.

La politica è ormai espressione dell’economia, una politica economica sovranazionale che a sua volta è espressione della grande finanza, anche questa internazionale. I tecnici del Governo ci tengono a dire che non sono espressione dei poteri forti, ma basta dare un’occhiata ai loro curricola per capire da che parte stanno. Il quadro politico, comunque, non è migliore; sempre le stesse facce, sempre lo stesso parlarsi addosso, in tutte le parti politiche. Anche qui basta leggere la loro storia per farsi un’idea di quanto siano vecchi, a cominciare da D’Alema e Cicchitto, da decenni davanti alle telecamere.

Le previsioni sono piuttosto facili da fare; altri sacrifici per i soliti, nessun taglio ai soldi della casta. La spending review è già in moto.

articolo pubblicato il: 03/07/2012 ultima modifica: 04/07/2012

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