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taccuino di viaggio
"Nel deserto algerino"

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 3° giorno

di Sergio Gigliati

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 3° giorno
Alla scoperta delle meraviglie del deserto algerino, ai confini del mondo, dove inizia il nulla e si ha sempre l’impressione di essere in altre dimensioni. Tra dune e deserto, oasi e montagne, animali allo stato brado e piante spesso poco conosciute, con gli abitanti e padroni di questa parte del modo: i tuareg.
Continua il diario di viaggio della spedizione effettuata in tenda e fuoristrada nell’Hoggar e Tassili N’Ajjer : 3° giorno
Sveglia alle sei.
Non abbiamo dormito molto: durante la notte un forte vento ha alzato varie volte le nostre tende che, benché abbiano retto bene alla furia degli elementi, si sono comunque riempite di sabbia, impalpabile come il borotalco. La sabbia del deserto sarà la nostra fedele ed indiscussa compagna per tutto il viaggio. Abbondante colazione con burro e marmellata, caffè e tè. Si smonta il campo e ci avviamo per una passeggiata a piedi nei dintorni per osservare i primi graffiti rupestri. Sono le 7.45; le prime tracce di graffiti le troviamo nello Wadi Taredit e, proseguendo nello Wadi In-Aresu, scopriamo le prime pitture rupestri in rosso (epoca bovina e camelina). Sono meravigliose rappresentazioni che tolgono il fiato.
Dopo un po' ci raggiungono i fuoristrada e alle 8.50 lasciamo la A3 (è la strada che da Djanet arriva a Ghat in Libia) che avevamo ripreso per avvantaggiarci nel tragitto verso sud. Entriamo nello Wadi Hamais dove incontriamo diversi cammelli allo stato brado. Qui facciamo anche conoscenza con un tipo di pianta velenosa (Procera Calotropis). È una pianta che, come ci spiega Djaba, ha comunque un impiego: il suo lattice ha un potere cicatrizzante e i Tuareg adoperano i suoi rami secchi per accendere il fuoco semplicemente sfregandoli tra loro.
Visto che siamo in tema botanico, Djaba ci dice che i fiori gialli delle mimose di questa zona sono dolci e commestibili. Il legno che si adopera per accendere il fuoco è solo quello di acacia perché quello di tamericio (in tuareg tabarrakat) non è buono e fa solo fumo.
Alle 9.15 entriamo in uno Wadi molto largo e sabbioso: lo Wadi Hadrì che percorriamo fino a incrociare nuovamente la Route 3. L’attraversiamo proseguendo nello Wadi Imaraten. Qui esploriamo una serie di rocce che ci rivelano splendidi graffiti mentre i nostri amici tuareg si cimentano nella loro consueta partita a Derà.
Alle 10.10 prendiamo di nuovo la A3 in direzione libica; la percorriamo per pochi chilometri per lasciarla ancora quando incrociamo lo Wadi Aresù.
Nello Wadi ci fermiamo un paio di volte ad osservare una serie di graffiti che sono scolpiti su due ripari sottoroccia: una passeggiata di poco più di 20 minuti. Intorno alle 11.15 lasciamo lo Wadi Aresù procedendo verso sud lungo un altro Wadi molto largo di cui non conosciamo il nome. Montiamo il campo per il pranzo sotto un'acacia: questa è l'ultima zona d'ombra che troveremo fino al Tassili. Abbiamo percorso circa 50 km. Qui aspetteremo un secondo gruppo di viaggiatori che ci deve raggiungere per proseguire il viaggio con noi. Arriveranno con un Toyota Land Cruiser uguale al nostro. Sono tre: Rodolfo detto Rudi, classe 1938, un bergamasco in pensione che avevo una segheria e che ora gira il mondo in solitario nei paesi più sperduti. Lucia ha 46 anni, milanese e sindacalista e Silvestro detto Silver, 38 anni milanese anche lui, che lavora come amministrativo in un'azienda. Silver è un grande appassionato di rocce e scalate (ha fatto lo scorso anno un trekking in Himalaya), Lucia è appena reduce dall'Oman e Rudi dalla Namibia (in ottobre andrà in Botswana).
Pranziamo tutti insieme con un pasto a base di tonno e verdure preparato dal nostro cuoco A-Clì. Gli altri Tuareg che ci accompagnano sono Axum (aiutante tutto fare) e El Kher il nuovo autista. Finito il pasto riprendiamolo la Route 3 che si snoda attraverso un paesaggio surreale, primordiale. Si vedono molte tombe islamiche e preislamiche durante il tragitto fatte con scisti. È in prossimità di una di queste, molto grande, che usciamo dalla A3 ed entriamo nello Wadi Hasseti in direzione di un pozzo dove l’acqua, pescata a circa 15 m di profondità, è potabile e i nostri Tuareg bevono e fanno rifornimento.
Io non perdo l'occasione per farmi gettare un paio di secchi d'acqua in testa e togliermi la sabbia accumulata. Forse la prossima lavata sarà tra otto giorni a Djanet: l'acqua è un bene prezioso ormai. Scendiamo nello Wadi alle pendici del Tassìli. È nella piana tra l'Acacus e il Tassili, che cominciano ad apparire maestose le dune del deserto. Impossibile descriverle; meravigliose è un aggettivo alquanto limitativo per manifestare l’emozione che si prova alla loro vista. Le percorriamo con non poca difficoltà alla ricerca di un’ansa naturale riparata dove poter allestire il campo per la notte.
Oggi si dorme nel deserto, è una cosa inimmaginabile. A Rudi hanno perso le valigie in aeroporto al Algeri ed ha con sé poche cose prese di corsa a Djanet. Nonostante ciò non ha fatto una piega: un vero signore. Montiamo le nostre tende (ognuno di noi ha sua insieme con una sorta di materassino che viaggia nel camion all'appoggio). I Tuareg montano il campo base che servirà anche da giaciglio per la notte (loro dormono all'aperto, come pure Gianna). Cena con minestra e un piatto unico (el-Feteth) con carne, lenticchie e carote; immancabile arriva il tè a fine pasto. I tuareg hanno un loro modo di prepararlo: ne fanno di tre tipi che si prendono nella stessa sera: il primo può essere bollito anche per ore. Si passa diverse volte tra due teiere per far si che diventi una schiuma densa prima di essere servito ed è fortissimo. Il secondo tè, fatto con i fondi del primo, è meno forte, ed il terzo ancor meno. I Tuareg distinguono questi tè dicendo che il primo è amaro come la morte, il secondo duro come la vita, il terzo dolce come l'amore. È dopo il tè tutti a nanna.
Oggi abbiamo percorso circa 70 km; questa notte sulle dune sarà molto particolare.

articolo pubblicato il: 25/06/2012

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