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editoriale
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di Carla Santini

Come ogni anno, di questi tempi, milioni di italiani sono alle prese con la dichiarazione dei redditi, in particolare il 730. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, i redditi si dichiarano in quasi tutte le parti del mondo. Quello che c’è da eccepire e che in Italia tutto debba essere sempre diverso.

Ad altre latitudini, poniamo quella di Stoccolma, il cittadino normale, colui, per intenderci, che non possiede un’impresa, fa la propria dichiarazione in pochi minuti, standosene comodamente seduto in casa.

In Italia alla fine degli anni settanta era stato abbandonato il Modulo Vanoni, che accompagnava le famiglie dal dopoguerra e, attraverso vari esperimenti, tipo 101, si era giunti al 740. Per chi non doveva denunciare numerose proprietà fondiarie o redditi da lavoro autonomo la compilazione del 740 era cosa da un mezzo pomeriggio o giù di lì. Tutti contenti? Tutti, meno i sindacati, sempre alla ricerca di soldi per mantenere le loro strutture centrali e territoriali.

Un anno, sul finire della prima repubblica, il 740 venne talmente reso complicato che nessuno riusciva a compilarlo, salvo l’onorevole Rosa Russo Jervolino che in televisione disse di avere un figlio laureato in Economia e Commercio, che si stava specializzando negli USA, che si sarebbe interessato della cosa. L’ineffabile signora non si pose il problema dei milioni di italiani che non dispongono di un figlio economista, o magari di un nipote ragioniere o di un cugino con la qualifica dell’istituto professionale per il commercio. Problemi loro.

Il Presidente della Repubblica del tempo andò su tutte le furie e definì “lunare” il 740, arrotando fortemente la erre già di per sé sempre arrotata, dimenticando che il Ministro delle Finanze aveva giurato nelle sue pie mani.

Fu così che le Finanze andarono in soccorso del cittadino e sfornarono il 730 che ancora ci accompagna. L’idea sembrava geniale: chi non vuole arrabattarsi con le norme, che ovviamente cambiano un po’ ogni anno, basta che si presenti ad un Patronato e con una modica cifra si fa compilare il modello; chi vuole lavorarci in casa basta che faccia la fila un paio di volte (per portarlo e per riprenderlo) ed è tutto gratuito. La differenza con il vecchio 740 che si presentava all’ufficio delle Imposte Dirette è che i sindacati ci guadagnano, così come guadagnano con le pratiche da inviare telematicamente agli enti di previdenza e in tanti altri canaletti.

Un caso tra tanti? Solo a partire dal maggio scorso il cittadino può, stando alla riforma di dicembre, inviare telematicamente la propria domanda di pensione; nei mesi precedenti doveva rivolgersi ad un patronato. Peccato che per i dipendenti della scuola la domanda di pensione scadeva alla fine di febbraio e che, quindi, dirigenti, professori, impiegati e bidelli dovessero necessariamente rivolgersi ad un patronato. Ma di che cosa vogliamo parlare?!

articolo pubblicato il: 19/06/2012 ultima modifica: 20/06/2012

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