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taccuino di viaggio
"Nel deserto algerino"

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 2° giorno

di Sergio Gigliati

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 2° giorno
Alla scoperta delle meraviglie del deserto algerino, ai confini del mondo, dove inizia il nulla e si ha sempre l’impressione di essere in altre dimensioni. Tra dune e deserto, oasi e montagne, animali allo stato brado e piante spesso poco conosciute, con gli abitanti e padroni di questa parte del modo: i tuareg.
Continua il diario di viaggio della spedizione effettuata in tenda e fuoristrada nell’Hoggar e Tassili N’Ajjer : 2° giorno
Sveglia alle sette.
Lavo subito calzini e camicia. Grande doccia (chissà a quando la prossima) e colazione intorno alle nove nel portico (eufemismo) della Rest-house. Qui facciamo la conoscenza di Gianna, la moglie (compagna) di Djaba, una bella donna sulla cinquantina (56 per l’esattezza) di origine slovena che sarà con noi per tutta la mattina e ci guiderà ad ammirare le bellezze dell’oasi di Djanet, la perla del Tassili. Come prima cosa ci dirigiamo presso l'ufficio ministeriale per compilare, in duplice copia, i permessi per visitare il Tassili . il Tassili è un parco naturale, un vero e proprio museo all’aperto con numerosi graffiti e pitture rupestri che si possono visitare solo attraverso l’agenzia nazionale di tutela ). Poi una capatina veloce al piccolo ma grazioso “museo archeologico del Tassili”. Visitiamo il mercato dei Tuareg fuori città (al quale è annesso il mercato dei cammelli) per cercare alcune cose locali caratteristiche: compriamo collane, stoffe e gioielli e ci spingiamo a visitare un'area del mercato che è stata devastata da un incendio circa un mese fa.
Dopo una serie di contrattazioni, e relativi acquisti, torniamo verso la cittadina per comprare dell'acqua e finiamo la visita con una scarpinata nel punto più alto della città, dove è posizionata la Villa governativa di appoggio per le visite in loco del Presidente algerino e dove si abbraccia con un meraviglioso colpo d’occhio tutta l'oasi. Non a caso Djanet è chiamata "la Perla del Tassili". Breve pausa pranzo a base di insalata, pomodori, frittata e cosce di pollo (sarà forse l'ultima volta che mangeremo la carne nei prossimi otto giorni di deserto). Ultima doccia e partenza alle 15 per la nostra avventura. Carichiamo la nostra fedele Toyota e via. Dopo circa 2 ore di strada e pista arriviamo a Wadi Hamais, 90 km a sud est di Djanet, dove Djaba decide di fermarsi per il campo notturno: sono ormai le 17 passate e non ci conviene avventurarci ancora nel deserto.
Prima esperienza di campo: ognuno di noi ha a disposizione una tenda che dovrà gestire per tutto il viaggio. Scegliamo con cura la posizione in base al vento e ci cimentiamo nel montaggio. Durante la giornata abbiamo percorso la zona di Indebirene, dove abbiamo visitato una bella Tomba preislamica, una scultura naturale a forma di elefantino e dove abbiamo dato sfogo ai nostri scatti fotografici turistici. Siamo immersi in un paesaggio pieno di acacie e tamerici dove pascolano delle pecore.
Cena a base di zuppa di Frik accompagnata da vino algerino: il Frik è grano duro, colto prima che diventi maturo, tostato sul fuoco e sgranato come cus-cus; il piatto algerino si chiama sciarbà ed è formato da questa zuppa di frik dove viene cotto del montone grasso insieme a patate e carote. Datteri algerini e rum fanno da dessert per questa nostra prima cena nel deserto.
I Tuareg che ci seguono con il camion di appoggio sono Axum (il professore) e A-Cli. Sono degli organizzatori perfetti. A-Cli è il cuoco. Per loro ogni attimo è buono per giocare a Derà, una specie di Dama/Tris che si gioca con sassi e palline di cacca di cammello: è un gioco corrispondente al nostro filetto dove chi riesce a mettere in fila tre pedine ne mangia una all'avversario. Oggi abbiamo percorso 90 km con le jeep.

articolo pubblicato il: 04/06/2012

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