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usque tandem...
di Vittorio Sordini

Gregory Zuckerman e Liz Rappaport, illustri firme del The Wall Street Journal, riferendo le voci di persone molto vicine agli addetti ai lavori ci fanno sapere che la J.P.Morgan avrebbe perso intorno a 2 miliardi di dollari a seguito dell’attività del capo Office Chief Investment. Quest’ultimo ha operato in strumenti finanziari estramente complessi chiamati comunemente derivati. La notizia, che è rimbalzata velocemente ed è stata ritrasmessa da tutti gli organi di comunicazione, ha destato enormi preoccupazioni. Quando ho letto il primo articolo sulla questione ho istintivamente controllato la data e con meraviglia ho constatato che era quella corrente.

L’istintiva necessità di controllare la data per verificare di avere sotto gli occhi un articolo scritto da poco si fonda sul fatto che quell’articolo poteva benissimo essere stato scritto alla fine del 2007, quando il grande pubblico cominciava a prendere coscienza delle nefandezze commesse operando in strumenti derivati. Operazioni in derivati che avevano generato l’origine della “CRISI”. Sì, proprio “generato l’origine”, perché l’effetto è stato quello di una palla di neve che poi, rotolando, si è trasformata in una valanga distruttrice. Sono passati circa cinque anni dal giugno 2007, periodo in cui soltanto gli operatori più attenti e preparati cominciarono a prendere coscienza che qualcosa di grosso stava accadendo perché avevano rilevato l’effetto dei primissimi danni causati dagli strumenti finanziari detti “derivati”. Cinque anni di parole gettate al vento; cinque anni di ammonimenti inascoltati. Cinque anni che hanno cambiato la vita alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

“Quella del 2008 probabilmente verrà identificata sui libri come la crisi caratterizzata dalla caduta della “fiducia”. Quella fiducia che è stata distrutta nel nome di formule e sistemi matematici che non tenevano in nessun conto delle intenzioni di coloro che aderivano ai contratti, perché gli strumenti finanziari sono sempre dei contratti, nel più completo dispregio della trasparenza. Se si fosse chiesto con chiarezza ai sottoscrittori di quei contratti, ora tristemente noti con sigle ai più incomprensibili, create con acronimi che identificano complesse operazioni finanziarie, se veramente avevano intenzione di mettere le proprie risorse a disposizione di chi era nell’intento di speculare sulla qualità del credito, oggi ci troveremmo in questa situazione? No, senza alcun dubbio. L’esperienza è importante ma quale è stato il prezzo in questa circostanza? Un prezzo altissimo. Si è persa la “fiducia”, e la “speranza”, che è un bene che fa parte del dna dell’umano, è opacizzata. Potremo uscirne? E’ necessaria una nuova Bretton Wood. Ognuno dovrebbe celebrare la propria personale Bretton Wood . La somma del buon esito di tutte le Bretton Wood dovrebbe generare l’esigenza di una nuova vera e concreta Bretton Wood “senza se e senza ma”( come va di moda dire adesso) Significa regole certe e trasparenti, lotta senza quartiere alle attività illegali, pugno di ferro contro ogni attività che potrebbe direttamente e/o indirettamente danneggiare il libero mercato. Mercato libero non significa mercato senza regole, significa mercato che non può essere condizionato da attività perverse ed illegali palesemente o occultamente. Un mercato dove non esiste il beneficio del dubbio, ma dove tutto deve essere inequivocabilmente chiaro.
Questo è lo stralcio della copertina n° 83 de LA FOLLA, maggio 2009.

Mentre il mondo occidentale si sta dibattendo per arginare gli effetti della ”CRISI” che sta trasformando ormai inesorabilmente in “CRISI SOCIALE”, ci viene comunicato ufficialmente che nulla è cambiato.

“Usque tandem Catilina abutere patientiae nostrae”: “fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza” tradurrebbe chi si avvicinasse al lavoro con poca attenzione. In realtà la traduzione appropriata è: “fino a quando, Catilina, oserai approfittare della nostra pazienza”. La differenza non è da sottovalutare. In realtà lo stato d’animo che traspare dalla domanda che al tempo stesso è una invocazione ed un monito a non perseverare: è sostanziale. Una traduzione libera potrebbe arrivare a dire:” oh Catilina ,ormai la misura è colma, il tempo è scaduto”. In queste parole pronunciate dal senatore Marco Tullio Cicerone all’aspirante dittatore si potrebbe raccogliere lo stesso sentimento che oggi pervade gli animi della gente comune, di coloro che risparmiano non perché non riescono a spendere tutto quello che guadagnano, ma di quelli che risparmiano oggi delle risorse perché destinate a soddisfare bisogni futuri, quali: il finanziamento dello studio per i figli affinché questi possano avere un futuro migliore, la base per poter acquistare la propria abitazione, magari ricorrendo, per la parte restante, ad un mutuo bancario. Ma questi ormai sono sogni... vista la situazione.

articolo pubblicato il: 22/05/2012

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