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cronache
in calo il mercato del sollevamento

resiste solo l'export


Sistemi tecnologici di sollevamento: cartina di tornasole dell'industria italiana Cala ancora del 10% il mercato interno dei paranchi a fune e a catena Resiste e si salva solo l'export. Donati (Vht): «Sintomo dell'economia in crisi»

Che l'industria italiana fosse in crisi non è una novità. Ma soprattutto, è un sentimento diffuso non solo tra gli imprenditori, ma nell'intero sistema economico del Paese. Se ci fosse ancora bisogno di certezze in merito a questa crisi che non pare arrestarsi, il sintomo più evidente del calo industriale del nostro Paese arriva dal mercato dei sistemi tecnologici di sollevamento (paranchi a catena e fune) che, nell'ultimo anno, ha lasciato per strada un ulteriore 10% rispetto all'anno precedente dopo un calo generale degli ultimi tre anni del 40% (dati Aisem e Anima). Una cartina di tornasole che mette nero su bianco quanto l'industria del Paese sia in forte crisi perché i paranchi, siano essi a catena o fune, sono la parte nobile di tutti i sistemi di sollevamento che vengono utilizzati nelle imprese manifatturiere, meccaniche, estrattive. In tutti quei settori in cui, compresa l'edilizia, c'è la necessità di sollevare dei carichi.

«Il calo interno di questo settore dimostra chiaramente le difficoltà in cui versano le aziende italiane -è il commento di Libero Donati, amministratore unico di Vht-. Perché la qualità italiana di questi prodotti è indubbia e ancora riconosciuta a livello internazionale. Nemmeno i mercati esteri più dinamici, come quello cinese o quello indiano, possono garantire una qualità e un'affidabilità così eccellenti come quelle che garantiscono le aziende italiane. Eppure le commesse interne diminuiscono di anno in anno, sintomo deciso del periodo nero per la nostra industria». Come detto, solo l'export salva le eccellenze del nostro Paese. Perché il mercato internazionale, che sta facendo anch'esso i conti con la crisi, comunque si muove. Se l'Italia vale "solo" il 2% del totale, ci sono aree geografiche molto interessanti per questa tipologia di prodotti. L'Asia, ad esempio, ha una quota di mercato pari al 32%. L'Europa, dove i competitor sono maggiori, ha una quota del 22% riferita ai Paese dell'Unione Europea e un ulteriore 11% di quelli extra UE. Poi vengono Nord America, con una fetta di mercato del 15% e, a seguire, il Sud America (7%), il Medio Oriente (3%) e l'Australia con una quota pari all'Italia (2%).

«Ci troviamo di fronte a scelte strategiche ben precise -continua Donati-. L'esperienza italiana in questo settore e la sua grande professionalità devono essere il traino che ci porti a conquistare fette di mercato internazionale sempre più ampie. I margini di sviluppo ci sono, bisogna saperli cogliere. Perché se è vero che entro il 2016 Vht dovrebbe raggiungere il 30% del mercato interno, è altrettanto vero che se conseguissimo un risultato del 2% sul mercato internazionale ciò significherebbe rilanciare un settore decisamente strategico per l'economia nazionale».

articolo pubblicato il: 17/05/2012

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