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cronache
omaggio a Marco Pantani

in occasione del Giro d'Italia


Il Giro d'Italia passerà quest'anno dalla Versilia, la terra dell scultrice Marta Gierat, morta precocemente (28 anni). Suo è l'amoaggio al Pirata.

Marta Gierut nasce a Pietrasanta l’11 settembre 1977. E’ soprattutto l’ambiente familiare, con la madre dedita alla pittura e il padre alla critica d’arte, alla letteratura e al giornalismo, a favorirne interessi culturali che la portano a diventare allieva dello scultore e pittore Franco Miozzo (1909-1996) che inizia a frequentare costantemente dal 1989, e a seguire gli studi medi superiori presso il locale Istituto Statale “Stagio Stagi”, tra gli insegnanti Piero Bresciani e Maurizio Luisi, dove vince il Concorso “Ugo Mazzei” nel 1996. Del periodo alcune “tesine” su sculture come il monumentale bronzo dedicato ai Caduti di Viareggio della prima Guerra Mondiale di Lorenzo Viani e di Domenico Rambelli, sulla “Tuffatrice” o “Nudo verticale” di Franco Miozzo posta a Marina di Pietrasanta, e sull’attività dello scultore toscano Guliano Vangi. Sono del 1997 alcuni ritratti a matita eseguiti nel reparto psichiatrico a Viareggio, e toccanti liriche dedicate al dolore.

Conosce e frequenta a fasi alterne molti artisti e letterati tra cui Raffaello Bertoli, Amedeo Lanci, Gigi Guadagnucci, Pietro Cascella, Eugenio Pardini ed Ernesto Treccani, esponendo in ambito toscano a Pietrasanta, Massa, Fucecchio, Viareggio, Querceta, Pescia, Seravezza. A Pietrasanta è dapprima nello Studio artistico e artigianale di Marcello Giorgi come allieva scultrice, e quindi per alcuni mesi è assidua in quello dello scultore, incisore e pittore Gabriele Rovai. Approfondisce gli interessi connessi con la poesia stimolati dall’incontro con Piero Bigongiari (avvenuto nel 1995) al quale fa un ritratto scultoreo, che l’illustre letterato apprezza particolarmente, tanto che in una lettera che le scrive sottolinea E’ del 1996 il tondo in terracotta “Omaggio a Mario Tobino”, titolato anche “Il vento dell’umana libertà”. Si diploma nel 2000 con una tesi su Franco Miozzo all’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove usufruisce degli insegnamenti e dei consigli di Anna Vittoria Laghi, Andrea Granchi, Omar Galliani, Claudio Giumelli, Monica Michelotti, Riccardo Luchini, Marco Dolfi. La grande sensibilità unita al desiderio di aiutare persone diversamente abili, la porta a iscriversi alla facoltà di Scienze della Formazione presso l’Università di Firenze dove sostiene alcuni esami utili ai suoi interessi come la bioetica.

Continua a indagare a fondo gli scritti dei vari Vladimir Majakovskij, Vincent Van Gogh, Hermann Hesse, Giovanni Paolo II, Alda Merini, Charles Baudelaire, Ernest Hemingway, Alessandro Parronchi, Borís Pasternàk, Fernando Pessoa, Ezra Pound, Arthur Rimbaud, Oscar Wilde, Kay Redfield Jamison e di altri, comprese quelli di tanti creativi, abitudinari di casa Gierut. Frequenta anche lo scrittore Manlio Cancogni. I disegni, i dipinti e le sculture, ma soprattutto gli scritti – più che altro a partire del 1998 – riflettono periodi luminosi di creatività tesi all’amore per la vita e altri in cui subentra una sorta di senso doloroso del vivere. Prendendone uno stralcio, si legge (1998): “Oggi è una giornata di sole dopo un passato temporale. Osservo la natura, il cielo che cambia, gli oggetti fermi in questa immensità ed io che da dentro il mio corpo guardo tutto e osservo... Vorrei fermare gli istanti ma sono già passati: mi rimangono dei grigi che hanno preso le forme di case, ombre che ‘lasciano’ spazio ai pensieri. Di questo mio vivere, così diverso, questa voglia di fare di andare avanti, ancora pensieri il mio spirito che veste le forme di una donna ormai, cerca se stessa con le sue insicurezze e i suoi sbagli. Non vuole piangere su se stessa, capisce che in lei vivono due persone o forse sono 1000 (...)”.

Partecipa con successo ad alcuni concorsi letterari a Milano e a Capannori, dove è premiata; progetta un libro con quaranta delle proprie liriche distribuite secondo quattro tematiche: “Infanzia adolescenza”, “Donna amori passioni”, “Valori etici”, “Guerra e l’intorno”. La sua intensa attività tra la fine del Novanta e fino al 2005, consta di un gran numero di liriche (oltre cinquecento, sparse, quasi tutte raccolte in diari, ritrovate dopo la morte). Per l’arte, tranne Collettive d’arte come “Leonardesca” a Pietrasanta; “Colori nuovi sulle antiche carte di Pescia”, Pescia; “Documento arte 2000” Sillico, e poche altre, diventa schiva dal fatto espositivo. Collabora saltuariamente col padre per talune pubblicazioni, tipo “Monumenti e Lapidi in Versilia in memoria dei Caduti di tutte le guerre”.

E’ comunque rilevante la sua presenza a Modena, nel maggio del 2005, con “Il Centro della Figura”, a cura di Enrico Guarnieri, dove assieme ad altri pittori come Roberto Panichi espone una buona parte dei dipinti – fatti nel 2004 e all’inizio del 2005 – della serie “Dietro lo specchio”, che risulta essere, in un certo senso, il riassunto del suo iter esistenziale, capitolo finale di un processo che aveva avuto una rilevante tappa nel 2000 quando aveva abbinato alcune liriche, incidendole col pirografo, a disegni e tecniche miste su tavole lignee. Continua a scrivere, ma invece di pubblicare, predilige leggerle – di tanto in tanto – ad amici e conoscenti. Si interessa al latino, come a classici della letteratura e a molti testi filosofici. Nel luglio del medesimo anno conosce il critico d’arte Giovanni Faccenda. La sua scultura “Omaggio a Marco Pantani”, del 2004, è apprezzata a Pietrasanta, Parma e Tirrenia di Pisa, tanto che il poeta Dino Carlesi commenta con parole intense: “... più drammatico l’omaggio a Pantani: la sofferenza è dominante, la superficie è tormentata, gli occhi tendenti alla disperazione e quelle tre piccole lacerazioni tra i due occhi indicano come la preoccupazione possa tramutarsi in tragedia. Il personaggio pare sentire il proprio pensiero, l’io al proprio problema esistenziale”. Nel primo pomeriggio del 30 agosto 2005 prende la decisione – latente da tempo – di chiudere l’esistenza e lo fa tragicamente a Massarosa (Lucca). Tra le sue frasi: “Mi auguro di morire nell’attimo dove distratti occhi del giorno non fermino altro che il loro tempo per sentire l’assenza di un respiro”.

A parte quelle a livello di collezione privata, sue opere artistiche sono state acquisite nel corso del tempo da alcune istituzioni museali italiane quali il Museo dei Bozzetti di Pietrasanta, il Museo della Carta di Pescia, il Museo della Resistenza in S. Anna di Stazzema, da Enti Locali (Comune di Forte dei Marmi, Comune di Cascina, Comune di San Roberto ecc.). Alcune sue opere – soprattutto l’“Omaggio a Mario Tobino” – sono andate in dono sia quando era in vita, sia dopo, a Strutture Ospedaliere, Centri Sociali e Associazioni a Castelnuovo Garfagnana, Firenze, Livorno, Prato, Viareggio. E’ autrice del monumento intitolato “Il volto e la maschera” (eseguito dallo scultore Renzo Maggi su bozzetto di Marta), stabilmente posizionato in Marina di Pietrasanta (Lucca), lato via E. Pea, inserito nel “Parco della Scultura” che ha tra l’altro lavori di Francesco Messina, Fernando Botero, Pietro Cascella, Novello Finotti, Jean Michel Folon, Franco Miozzo, Igor Mitoraj, Junkyu Muto, Kan Yasuda, Harry Marinsky e altri (www.museodeibozzetti.com). In suo ricordo e per continuarne le scelte socio-umanitarie, come per concretare una delle sue frasi

“La memoria è carta viva....”, nel settembre 2006 viene costituito il “Comitato Archivio artistico-documentario Gierut” – www.gierut.it lodovico@gierut.it – che nel 2007 dà alle stampe sia il libro/documento “Camminando in un’Anima” contenente poesie che lei stessa aveva inserito nel proprio computer, oltre ad alcune delle opere grafiche e pittoriche del suo breve ma intenso tragitto terreno, e ampie note bio-bibliografiche. Dello stesso anno è il volume “In Franco Miozzo”, parte della corposa tesi presentata nel 2000 all’Accademia di Carrara: tali pubblicazioni sono conservate presso Biblioteche e Archivi. Su di lei si sono già espressi e hanno dato giudizi poeti e giornalisti, scrittori e altri tra cui Raffaello Bertoli, Manlio Cancogni, Giovanni Faccenda, Lorella Lorenzoni, Rosangela Mura, Bruna Nizzola, Manrico Testi, Roberto Valcamonici.

Nel rispetto del carattere schivo, solo nel 2012 è stato deciso di iniziare in modo perentorio a far conoscere buona parte della sua produzione letteraria – che aveva fissato in piccoli diari, quaderni, blocchetti per appunti, e certi piccoli saggi e analisi – tramite pubblicazioni (multimediali o cartacee) senza finalità lucrative quali “La valigia. Trentacinque poesie”, ora anche in you tube.

articolo pubblicato il: 07/05/2012

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