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editoriale
l'aria del continente
di G. Plini

La crisi economica ha inghiottito un altro governante europeo, il presidente francese Nicolas Sarkozy, conservatore, sconfitto dal socialista François Hollande. Il cambio politico in Francia con la vittoria di Hollande, fa prevedere grossi cambiamenti a livello europeo data l’importanza di quello che è stato definito l’asse francotedesco di Sarkozy e Merkel.

Con quello francese sono già dodici i cambi che sono avvenuti in Europa a partire dal 2010, anno in cui la crisi economica ha cominciato a colpire a fondo i Paesi della zona Euro e l’Europa intera. In questi due anni gli elettori hanno punito i partiti al potere, indipendentemente dalla connotazione ideologica.

I cambi politici in Europa per colpa della crisi sono iniziati nel maggio del 2010, con le elezioni politiche nel Regno Unito, in cui i laburisti hanno patito una delle maggiori sconfitte della loro storia e dove i conservatori, per la prima volta in settanta anni, hanno dovuto formare un governo di coalizione con i liberali.

Nel giugno del 2010 si sono avute elezioni in Belgio ed in Olanda, con le quali gli elettori hanno punito i partiti al potere. I belgi hanno voltato le spalle ai democristiani, dando la maggioranza relativa al partito dei separatisti fiamminghi, seguito da quello dei socialisti valloni. In Olanda i democristiani sono stati battuti dai liberali, mentre il partito di estrema destra PVV si è inaspettatamente piazzato al terzo posto. Il suo appoggio è stato fondamentale per sostenere il governo di coalizione di liberali e democristiani mentre il suo rifiuto dei sacrifici per abbassare il deficit ha provocato la caduta del Governo il 23 aprile scorso ed il ricorso alle urne il prossimo 12 settembre.

Nel febbraio del 2011 in Irlanda si sono tenute elezioni anticipate, con le quali il partito repubblicano, al potere dal 1997, ha subito una pesante sconfitta ad opera dei conservatori, mentre in giugno, in Portogallo, i conservatori hanno messo in crisi i socialisti.

Sempre nel 2011, a settembre, in Danimarca il blocco di centrosinistra ha sconfitto il centrodestra, al potere dal 2000. Le elezioni del 20 novembre, in Spagna, hanno dato la maggioranza assoluto al popolari di Rajoy, mentre in dicembre, in Slovenia, il nuovo partito di sinistra Slovenia Positiva ha tolto molti consensi ai socialdemocratici al potere. In Finlandia i conservatori hanno mantenuto il potere, ma i “veri finlandesi”, di estrema destra, hanno moltiplicato per otto il numero dei propri deputati.

Nell’autunno del 2011 si sono avute il 9 novembre le dimissioni di Giorgio Papandreu, sostituito dal tecnico Lucas Papadimos, che aveva fatto parte del comitato esecutivo della BCE, ma ciò non è bastato, perché la Grecia è tornata alle urne in questi giorni e dovrà probabilmente ritornarci presto, visti i risultati.

In Slovacchia con le elezioni del 10 marzo scorso, i socialdemocratici si sono imposti al blocco conservatore che governava dal 2010.

Quello che è accaduto in Italia è sotto gli occhi di tutti e molto simile a quando avvenuto in Grecia. Il 12 novembre Berlusconi si è dimesso ed il giorno dopo Napolitano ha dato l’incarico al professor Monti, nominato per l’occasione senatore a vita. Se Berlusconi, dimettendosi e non dando retta a quanti tra i suoi, Giuliano Ferrara in testa, chiedevano di andare alle elezioni a gennaio, credeva di ottenere la pax giudiziaria si è sbagliato di grosso. I suoi guai con la Giustizia non accennano a diminuire e le decisioni impopolari di un Governo sostenuto anche dal PDL non portano certo consensi.

Ma anche a sinistra l’operato del Gabinetto Monti sta creando molti malumori. Staremo a vedere se il Governo resisterà fino alla scadenza naturale della primavera del 2013.

articolo pubblicato il: 07/05/2012

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