torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

opinioni e commenti
"SPREAD"
di Vittorio Sordini

Il differenziale di rendimento tra diversi titoli di stato- “SPREAD”-, da illustre sconosciuto è improvvisamente balzato agli onori della cronaca tanto da ritagliarsi, in alcune e molto seguite trasmissioni televisive, un particolare spazio durante il quale viene annunciato quotidianamente il valore espresso in punti base.

Lo spread da illustre sconosciuto ha effettuato una irruzione sul palcoscenico dell’informazione e non c’è politico che si sottragga, ma anzi è ben attento a cogliere ogni opportunità per disquisire dello “SPREAD”.

Purtroppo in pochi sanno di cosa stanno parlando: sicuramente non del significato del termine del quale almeno i più volonterosi hanno avuto il tempo di informarsi. Sicuramente sono loro sconosciuti i fattori che intervengono e/o coagiscono nella determinare variazioni dello spread. Questa ultima affermazione trae il suo inoppugnabile fondamento proprio nell’uso che viene fatto nelle interpretazioni delle variazioni dello spread.

Talvolta viene usato come una clava per bastonare il cattivo operato del Governo A, altre volte viene utilizzato per osannare l’azione del governo B, altre volte ancora per dimostrare che non c’è differenza circa gli effetti delle diverse azioni dei due Governi A o B.

Lo spread è un termometro paragonabile a quello a mercurio che misura la temperatura del corpo umano, ma in caso di superamento dei 37 gradi non ne riferisce anche le ragioni. E’ anche vero che esistono malattie che non danno aumento di temperatura corporea, o almeno non lo fanno durante il periodo di incubazione.

Questo spiegherebbe come mai, per circa un decennio, nessuno aveva prestato attenzione al differenziale tra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani. La malattia c’era, ma il termometro non la registrava: era in incubazione. Ma siamo sicuri che la malattia che si presuppone sia stata rilevata con l’improvviso innalzamento dello spread sia più grave di quella che potrebbe essere latente in soggetti che in questo momento non fanno rilevare alcuna variazione?

Sicuramente lo “SPREAD” ha fatto toccare con mano l’anomalia che si è venuta a determinare con la creazione di un’area geografica che ha deciso di comportarsi come uno Stato Sovrano, ma che Stato Sovrano non è. Un’area geografica che ingloba una seria di anomalie difficilmente replicabili in natura. Con Stati che hanno deciso di utilizzare una stessa moneta pur avendo avuto precedenti esperienze simili, con epilogo infelice, e che quindi sono state abbandonate in fretta per gli squilibri che avevano creato. Un’area geografica nella quale non tutti aderiscono completamente ai trattati e altri aderiscono con dei distinguo sostanziali : addirittura c’è l’Inghilterra che conserva la sterlina.

E’ difficile ipotizzare che il differenziale tra i diversi titoli di stato inglobi anche il rischio che l’attuale debito contratto in euro possa essere restituito in una moneta diversa? Basterebbe che uno stato membro uscisse dall’euro per determinare un euro diverso da quello preesistente all’uscita dello Stato Membro Comunitario. A questo punto viene naturale pensare gli effetti che potrebbe avere sul nuovo euro l’uscita di questo o quello Stato Membro.

Se uscisse uno Stato debole si apprezzerebbe il valore dell’euro e si modificherebbero nuovamente gli spread tra i titoli dell’area euro. Se uscisse uno Stato forte l’euro si indebolirebbe. Ma in questa ultima ipotesi ci sarebbe uno svantaggio o un vantaggio per le economie che rimarrebbero nell’area euro orfana dello stato forte.

La differenza sostanziale tra le due ipotesi si sostanzierebbe nella percezione e nelle reazioni dei mercati mondiali. Nel caso dell’uscita dello stato debole si tratterebbe del fallimento dello Stato uscente. Nell’altro non si potrebbe parlare di fallimento dello Stato uscente: si rifletterebbe sugli effetti di lungo periodo nell’economia di quello Stato. L’economia forte porta automaticamente ad un apprezzamento del potere d’acquisto e del valore internazionale della valuta, con la diretta conseguenza di un ridimensionamento della capacità competitiva dello Stato rispetto agli altri.

E’ lecito domandarsi perché durante le campagne elettorali in corso i candidati, in diversa misura e in diverse direzioni, ma comunque tutti, prendono le distanze e si interrogano sulla reale efficacia delle stringenti misure di bilancio imposte agli Stati Membri per salvaguardare l’attuale composizione dell’Europa monetaria. Forse questa Europa Monetaria non è destinata a diventare l’Europa dei Popoli Europei, perché i sacrifici superano di gran lunga la percezione dei vantaggi.

articolo pubblicato il: 03/05/2012

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it