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teatro
"Operette morali"

al Teatro Persiani di Recanati


È senza timore di smentita l’appuntamento teatrale più esclusivo e importante della stagione marchigiana quello ospitato dal 26 al 28 aprile al Teatro Persiani di Recanati come ultimo appuntamento in cartellone della stagione promossa dal Comune di Recanati e dall’AMAT e realizzata con il contributo di Regione Marche e Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Protagoniste sono le Operette morali di Giacomo Leopardi nell’allestimento diretto da Mario Martone, uno degli artisti più sensibili del teatro e cinema italiano contemporaneo al quale è andato per questa regia il Premio Ubu 2011. L’ospitalità a Recanati di questo spettacolo – prodotto da Teatro Stabile di Torino e definito da Curzio Maltese su “la Repubblica” “il più bello dell'anniversario per i 150 anni dell’Unità d’Italia - ha il sapore dell’evento rivolto ad un vasto pubblico nazionale. Dopo il debutto in prima nazionale al Teatro Gobetti di Torino il 22 marzo 2011, Operette morali è andato in scena al Teatro Argentina di Roma e al Théâtre de la Ville di Parigi e per questa stagione sarà visibile, oltre che a Recanati, solo a Torino, Napoli, Milano e Bologna.

Le Operette morali sono una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, dialoghi e novelle, che Giacomo Leopardi scrisse tra il 1824 ed il 1832 e rappresentano una perfetta orchestrazione di toni sulla vita e sulla morte. In essi troviamo l’anima più profonda dell’autore. I temi affrontati sono fondamentali, primari: la ricerca della felicità e il peso dell’infelicità, la natura matrigna, la vita che è dolore, noia. In questo panorama di atmosfere astratte e glaciali la ragione si distingue come unico strumento per sfuggire alla disperazione.

“L’idea di Mario Martone - scrive Ippolita di Majo, dramaturg dello spettacolo - di mettere in scena le Operette morali di Giacomo Leopardi, un testo fuori dal canone della letteratura teatrale, nasce dal serrato confronto con la cultura e con la storia d’Italia del XIX secolo che lo ha impegnato negli ultimi anni di lavoro in campo cinematografico. A monte sta l’urgenza, artistica e civile, di riandare alle origini della scrittura teatrale nazionale per interrogarsi sui suoi potenziali e i suoi limiti: da Alfieri a Manzoni, appunto a Leopardi.”

In questo contesto le Operette morali offrono spunti di straordinaria efficacia e forza espressiva. L’idea di scrivere dei “dialoghetti satirici alla maniera di Luciano” nasce nel giovane Leopardi dal problema insoluto con la ‘drammatica’, ovvero con la scrittura teatrale tradizionalmente intesa. La forma dialogica consente inoltre a Leopardi una vertiginosa frammentazione dei punti di vista e in quasi tutti i personaggi, che si susseguono come in un arsenale delle apparizioni, si riflette il suo versatile e molteplice ingegno, la potenza creativa delle contraddizioni che animano il suo pensiero e danno corpo alla sua folgorante ironia. Si tratta di un testo che non si può definire teatrale in senso classico, ma che è stato pensato come una commedia, in una lingua e con una struttura così vive e moderne da far saltare i riferimenti drammaturgici del secolo in cui è stato scritto per approdare a una profonda consonanza con esperienze fondamentali del teatro del Novecento.

Con la messa in scena di Operette morali Mario Martone riprende il filo del suo ultimo spettacolo L'opera segreta (messo in scena al Teatro Mercadante di Napoli, nel dicembre del 2004), in cui la parte finale era dedicata al lungo soggiorno napoletano di Leopardi. Il progetto è quello di affrontare il testo nel suo insieme, operando dei tagli all’interno, ma preservandone la struttura complessiva: il rapporto dell’uomo con la storia, con i suoi simili e in particolare con la Natura; il raffronto tra i valori del passato e la situazione statica e decaduta del presente; la potenza delle illusioni e della Gloria.

Protagonisti dello spettacolo sono (in ordine alfabetico): Renato Carpentieri, Marco Cavicchioli, Roberto De Francesco, Paolo Graziosi, Giovanni Ludeno, Paolo Musio, Totò Onnis, Franca Penone, Barbara Valmorin. Le scenesono di Mimmo Paladino, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari, i suoni di Hubert Westkemper. La musica del Coro dei morti per il Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie è di Giorgio Battistelli (Casa Ricordi - Milano) eseguita dal Coro del Teatro di San Carlo diretto da Salvatore Caputo.

Per informazioni e biglietti: Teatro Persiani (tel. 071 7579445), AMAT (tel. 071 2072439) Inizio spettacoli ore 21.

articolo pubblicato il: 23/04/2012

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