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editoriale
Dante bacchettato
di G. V. R. M.

"Sia posto tra i libri di erudizione, e della Commedia si lascino solo taluni pezzi che, raccolti e, come meglio si può, ordinati, formino non più di cinque canti."(Lettere di Virgilio agli Arcadi di Roma — Lettera IX). Nessuno si ricorderebbe del gesuita mantovano Saverio Bettinelli (1718 - 1808) se non avesse scritto questa stroncatura della Divina Commedia. Parimenti nessuno conoscerebbe un’organizzazione definita di intellettuali, dicono riconosciuta dall'ONU, se non avesse avuto l'idea di attaccare Dante Alighieri, accusandolo di razzismo, antisemitismo, antislamismo ed omofobia (manca il fascismo, forse per ovvi motivi storici).

"Studiando la Divina Commedia - secondo gli intellettuali di questa organizzazione che non citiamo per non fare ulteriore pubblicità - i giovani sono costretti ad apprezzare un'opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche". Non siamo esperti di liturgia, ma ci sembra che omelie, sermoni e prediche siano più o meno sinonimi; ma non è questo il punto. La Chiesa fin dagli anni Sessanta ha intrapreso con Paolo VI un cammino di avvicinamento all'ebraismo, culminato negli anni Ottanta con la definizione di "nostri fratelli maggiori" data agli ebrei da Giovanni Paolo II. Quali chiese frequentino questi signori resta un mistero.

Questa organizzazione di acuti intellettuali ha naturalmente una Presidente, che condanna il Canto XXVIII dell'Inferno perché tra i seminatori di discordie Dante ci schiaffa il Profeta e gli riserva pure una pena atroce. Secondo la Presidente "è nostro dovere segnalare alle autorità competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti..." L'importante associazione di intellettuali ha chiesto ufficialmente "di espungere la Divina Commedia dai programmi ministeriali" o, in subordine, di pubblicarla con opportuni commenti sul razzismo e sull'omofobia di Dante.

Nel villaggio globale tutti hanno diritto a cinque minuti di notorietà, quindi non c'è da scandalizzarsi se autorevoli testate hanno rilanciato la notizia di agenzia sulle esternazioni della Presidente, un po' come succede quando, più o meno a cadenza trentennale, qualcuno non s'alza a dire che le ceneri di Dante devono tornare a Firenze (a proposito, l'ultima volta che un tizio parlò della questione fu circa trent'anni fa, aspettiamoci da qui a poco che qualcun altro esterni sull'ineludibile gran ritorno delle ceneri).

Ci sarebbe molto da dire su certo politically correct che, quando con la sua follia non provoca una riflessione sulla decadenza dei valori nel mondo occidentale, raggiunge livelli da barzelletta, nemmeno troppo divertente. Per certi intellettuali vale ancora il verso dantesco "Non ragioniam di lor, ma guarda e passa".

articolo pubblicato il: 18/03/2012

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