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teatro
"Aspettando Godot"

alla Casa delle Culture di Roma


Samuel Beckett: un “caso” teatrale irripetibile, destinato a restare senza seguito. Uno dei maggiori e più influenti drammaturghi del nostro tempo. “Aspettando Godot” viene portato in scena dalla Compagnia SiparioDrammaflucù con la regia di Claudio Capecelatro. In scena, oltre a Capecelatro, Marco Carlaccini, Roberto Zorzut, Alessandro Gruttadauria e Giorgio Di Donato. La scenografia è firmata da Andrea Croci, le luci da Giuseppe Romanelli.

Un testo Ironico, surreale, irresistibilmente comico. Un’opera incantatrice, magica, fascinosamente “ambigua”; che coinvolge l’interesse e la partecipazione del pubblico in un’attesa tanto assurda quanto profondamente umana. Alla Casa delle Culture di Roma dal 23 febbraio all’11 marzo 2012.

Nota di Regia
Una regia su Beckett potrebbe sembrare un atto di presunzione. Ciò sia perché ci troviamo di fronte ad un autore per troppi aspetti impenetrabile ed indecifrabile (intorno alla sua opera si è sviluppata una sterminata letteratura di critici autorevoli e pro- fondi) sia perché il suo teatro è stato sottoposto ad innumerevoli regie condotte con i più sofisticati mezzi di osservazione.

“Andate a vedere Waiting for Godot. Alla peggio avrete scoperto un fatto bizzarro, curioso, un quadrifoglio, un tulipano nero; alla me- glio, qualcosa che sicuramente alloggerà in un angolo della vostra mente per il resto dei vostri giorni.” Con queste parole, nel 1955, il critico del Sunday Times, Harold Hobson, recensiva l’allestimento di Aspettando Godot, esortando i suoi lettori a provare quella stra- ordinaria esperienza.

En attendant Godot è l’opera teatrale di maggior successo dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, la rappresentazione più plastica, o più riuscita - al limite della divulgazione - della filosofia della nega- zione assoluta. Nessun altro autore, sul quale si è polarizzata l’atten- zione del pubblico teatrale mondiale, come della stessa critica, ha suscitato altrettanta curiosità, interesse, o ha esercitato pari potere d’attrazione, addirittura paralizzante. Eppure, se l’illeggibilità è il dato più evidente dell’opera beckettiana (Beckett stesso ammetteva di essere illeggibile, di dissociarsi intellettualmente nei labirinti di parole che prelevava dal patrimonio comune, di essere addirittura affetto da lalofagìa) ed il presupposto del successo è sempre, co- munque, la leggibilità, è proprio qui che nasce la sorpresa: come mai i maggiori consensi sono toccati proprio a Beckett (anzi neppu- re a Beckett, ma ad una sua opera, En attendant Godot), che tra gli autori di teatro del nostro tempo è certamente il più oscuro, l’oscu- ro per eccellenza? Si possono azzardare due ipotesi: o il successo di Godot è un fenomeno di suggestione collettiva o magicamente l’estrema oscurità si stempera in pura semplicità. Forse l’una cosa non esclude l’altra, poiché la suggestione si alimenta di significati veri o falsi che siano non ha importanza. In ogni caso noi dobbiamo concedere a Godot una leggibilità, una larghissima leggibilità, quasi quella di un’opera semplice, di una favola o di un racconto fanta- stico. E la magia che Beckett esercita su chiunque superi il primo impatto (quasi sempre traumatico), soprattutto la sfida che lancia all’approvazione, o alla sperimentazione, forse anche i vuoti lasciati da una critica accreditata e suggestiva (uno spazio da occupare quin- di) sono le idee ispiratrici, sulla base delle quali matura il proposito di portare in scena Aspettando Godot, la spinta ad intraprendere un viaggio al seguito dell’autore, un viaggio senza promessa di catarsi, senza biglietto di ritorno, a cavallo tra poesia e filosofia, un viaggio da percepire, perché Beckett va percepito, non spiegato, perché non c’è nulla da spiegare.
CLAUDIO CAPECELATRO

Casa delle Culture di Roma- via San Crisogono 45 -0658333253- 0658157182 www.casadelleculture.net casadelleculture@interfree.it

articolo pubblicato il: 18/02/2012 ultima modifica: 21/02/2012

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