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teatro
"Scene da un matrimonio"

al Teatro India di Roma


Teatro Stabile d'Abruzzo presenta:

SCENE DA UN MATRIMONIO
di Ingmar Bergman

DAL 1° AL 12 FEBBRAIO
TEATRO INDIA DI ROMA

adattamento e regia ALESSANDRO D’ALATRI
con DANIELE PECCI e FEDERICA DI MARTINO
traduzione Piero Monaci
musiche originali Franco Mussida
scene Matteo Soltanto
costumi Francesco Verderame
disegno luci Paolo Mazzi
video grafica Alessio Fattori
foto di scena Paolo Porto

“Credi che viviamo in una totale confusione? Credi che dentro di noi si abbia paura perché non sappiamo dove aggrapparci? Non si è perso qualcosa di importante? Credo che in fondo c'è il rimpianto di non aver amato nessuno e che nessuno mi abbia amato".
Ingmar Bergman

Una nota di Alessandro D’Alatri
L’idea di “riproporre” sulla scena un progetto come “Scene di vita coniugale” è estremamente stimolante. Lo è per una molteplicità di aspetti. Comincerei dal fatto che è un testo divenuto icona internazionale intorno alle complessità delle relazioni uomo donna, e in particolare di quelle matrimoniali. Un altro aspetto è che propone un linguaggio “cinematografico” già dal titolo del capolavoro realizzato poi da Bergman: SCENE DA UN MATRIMONIO. Viene già voglia di proseguire quell’indicazione con il linguaggio tipico della sceneggiatura da cinema tipo: int. sera, ecc… Aggiungo che è una piece assente dalle scene italiane da molto tempo. E’ un testo che invita ad una proposta nei confronti del pubblico attraverso una rilettura dei comportamenti in chiave contemporanea e contestualizzata alla nostra cultura. Molti giovani non conoscono l’opera, e forse nemmeno il film, ma sono sicuramente un target estremamente sensibile alla tematica. Parlo di giovani ma non solo. Il perno centrale dell’opera sta nel rapporto tra un uomo e una donna e lascia immaginare un’interpretazione magistrale tra due attori che si confrontino sul quotidiano della convivenza. Il fatto che i due appartengano ad una fascia d’età in bilico tra la gioventù e la piena maturità rende l’allestimento ancor più interessante. Daniele Pecci e Federica Di Martino sono un cast perfetto. Per quanto riguarda l’impianto scenico prevedo uno sfruttamento dello spazio in termini di rigore e semplicità. Non una scenografia sontuosa e “materica” quindi, ma un allestimento sobrio che miri più alla suggestione che alla rappresentazione, dove le idee di illuminazione saranno preponderanti ed esaltanti in relazione agli stati emotivi che progressivamente si consumano. La musica avrà un ruolo suggestivo, non come semplice commento, ma soprattutto come “collante” tra le aperture e le chiusure dei vari quadri. Un progetto da costruire ad “hoc”. Tremano le gambe al solo pensiero di “mettere le mani” su un testo così importante. Punto ad un testo che contempli un “passo a due”. E questo già sarebbe un percorso “differente” dal testo originale. Però non vorrei perdermi gli effetti e le suggestioni che il mondo esterno produce su quella coppia. In questo caso poi, vista la disponibilità dei due talenti, si rifletterà su comportamenti e routine di una coppia più giovane dell’originale. L’altro elemento di novità d’approccio, sarà quello di contestualizzare la storia nell’Italia contemporanea. Una delle cose che più mi ha colpito nella rilettura del testo è il fatto che la protagonista femminile si occupa di separazioni (lavora presso uno studio legale). Questo è un elemento molto interessante per lo sviluppo delle testimonianze “esterne” che possono affacciarsi sul quotidiano della coppia: esattamente come proponeva Bergman. Da qui vorrei quindi modificare la professione del protagonista maschile: un professore universitario non ha più le stesse valenze di quando è stata scritta e proposta al pubblico l’opera. Cercherò un lavoro che consenta tutti gli snodi a servizio del personaggio ma con la modernità dell’oggi: che so? Uno che si occupa di ricerca nel settore delle energie alternative? Sarà comunque un lavoro che obbliga il personaggio a rapide e frequenti assenze. Diventa evidente che, nonostante i cambiamenti, i due personaggi restano in quel medesimo limbo sociale descritto da Bergman: una media borghesia, colta e progressista, che resta imprigionata nella propria ideologia “politically correct”. Questo è un altro elemento che trovo estremamente interessante. Tutto lo sforzo e l’autocontrollo, entrambe dolorosi, che i due sono costretti a mettere in campo nel cercare di essere “civili” nella crisi. Un testo dove non ci sono urla e grida tipiche di quel tipo di situazioni, ma dove al contrario si cerca di trovare un equilibrio davanti all’ineluttabilità del danno. In tutto questo diventa evidente l’aspetto ironico, già suggerito dal testo, ma che riportato tra i nostri comportamenti “mediterranei” si va a modellare ancor di più sui due personaggi. Su quello femminile nella paura non del tradimento in sé per sé, ma del subirlo davanti ad una “competitor” più giovane; in quello maschile sulla propria inadeguatezza a gestirlo con una nuova partner con i bisogni e i comportamenti di una generazione diversa. In mezzo a tutto questo la “presenza/assenza” delle due figlie, che come un ago di una bilancia invisibile regolano i ritmi della coppia. Bene mi sembra tutto... per il momento.

Una nota di Franco Mussida
Per le Musiche di “Scene da un Matrimonio”, si è scelto il suono della sola chitarra per aggiungere al vissuto degli attori ulteriori invisibili elementi emozionali per raccontare i loro sentimenti oltre la parola e il gesto. Una scelta che mi ha subito entusiasmato e che aggiunge una certa essenzialità che si accorda bene con l’archetipicità della scenografia e delle luci. Chi mi conosce bene sa che la chitarra non la vivo come uno strumento per fare esercizi di virtuosismo, ne per applicare tecniche di linguaggio che codificate grazie alle tante diverse tecniche; il country, col finger peaking, il Rock , il Soul , con i suoni distorti e le ritmiche codificate, la posizionano nell’immaginario in ben precisi luoghi o la legano a questo o a quel grande chitarrista. La chitarra per me è semplicemente un mezzo, un tramite per andare a cercare Musica. Una specie di bastone del rabdomante. Mi è sempre piaciuto infatti considerarla un piccolo pianoforte a sei corde da portare in spalla in giro con me come si porta una macchina fotografica. Un tramite prezioso che mi aiuta a comunicare immagini emozionali e sentimenti che vivo personalmente, e che vado cercando dentro e fuori di me dando a questi elementi che completano il quadro del reale, tanti diversi vestiti di suono.

articolo pubblicato il: 30/01/2012

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