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speciale voti e bacchettate
chi rompe non paga
di Vittorio Sordini

Il voto sul merito del credito dell'Italia è stato abbassato di due livelli con indicazione di possibile ulteriore peggioramento, la notizia è stata data in contemporanea con la riduzione del voto di altri Paesi europei, anche la Francia ha subito una riduzione e per la prima volta ha perso la tripla A che rappresenta il massimo dei voti.

Si è scatenata una discussione senza esclusione di colpi. Si è cercato di mettere in relazione il dato negativo nel suo complesso, lasciando intendere che l'agenzia di rating abbia inteso esprimersi negativamente su parte dell'Europa, dando corpo all'idea che di fatto ci troviamo in presenza di una unione che marcia a due velocità, con l'euro che non può essere lo stesso per tutti.

A questo punto però ci troviamo in una situazione difficilissima da superare, perché si genera una enorme confusione circa la determinazione di ciò che causa e di ciò che è effetto. E' assolutamente necessario fare immediatamente ordine per non cadere nel qualunquismo catastrofico. E' necessario ripartire dai concetti fondamentali e per prima cosa dobbiamo interrogarci sul vero scopo che ha uno Stato per consentire che venga emesso un giudizio sul grado della propria solvibilità.

Il solo scopo è quello della trasparenza e di consegnare ai potenziali prestatori elementi certi di giudizio. Va inoltre precisato che le agenzie di rating si basano su dati oggettivi, ma pur sempre dati storici. Non ci dovrebbe neanche sfiorare il sospetto che i valutatori si esercitino nella valutazione delle future azioni di governo. Le agenzie di rating sono società indipendenti e che si avvalgono di complessi mezzi di valutazione. Tuttavia oltre ad essere imparziali ed indipendenti lo devono anche apparire.

Un importante elemento che contribuirebbe notevolmente a far apparire imparziali le società di rating sarebbe l'assoluta assenza del conflitto di interessi. Purtroppo questa circostanza non ricorre e questo sicuramente non aiuta. Se una società di rating è controllata da uno o più soggetti sui quali esprime delle valutazioni, allora non è difficile configurare una situazione di conflitto di interessi. Un altro dogma è l'attendibilità delle valutazioni: l'errore non è ammesso, perché la presenza di errori comprometterebbe l'affidabilità delle informazioni divulgate a suffragio delle decisioni degli investitori, oscurando l'autorevolezza dei valutatori.

La memoria ci porta rapidamente al ricordo delle valutazioni completamente sballate che le società di rating avevano dato ad alcune aziende, che si potevano fregiare della tripla A mentre erano ad un passo dal fallimento, che poi si è inevitabilmente verificato. La crisi che è partita dall'America per l'esplosione dei prodotti finanziari legati ai mutui spazzatura e che si è propagata in Europa trasformandosi in crisi di fiducia è figlia di pessime valutazioni e informazioni fornite ai mercati oltre che della mancanza di regole che possano contrastare l'utilizzo dissennato di strumenti finanziari complessi.

Proprio in questo non è possibile escludere una rilevante responsabilità delle agenzie di rating.

Chi rompe paga ed i cocci sono i suoi. Questo sarebbe fantastico se applicato nel campo della finanza ; quando alcuni soggetti determinano perdite ad altri soggetti sarebbe meraviglioso se si potesse applicare questa regola. Purtroppo questo non avviene. Chi risponde anche rifondendo per le perdite causate ad altri, sicuramente si muove con prudenza e nel pieno rispetto delle regole, perché solo la prudenza ed il rispetto delle regole lo salvaguardano nel rapporto con i terzi.

Chi invece non deve mai rispondere per gli errori che commette è portato a non approfondire e spesso ad agire senza quel periodo di riflessione necessario per un corretto e approfondito processo di valutazione attraverso il quale si salvaguardano completamente gli interessi di coloro che potrebbero essere danneggiati da decisioni affrettate e sbagliate. Il discorso riguarda chiunque, ma è lecito soffermarsi sulla enorme responsabilità del giudice che si trova a decidere circa la restrizione delle libertà di un individuo.

E' sicuramente lecito riflettere sulle enormi responsabilità delle società di rating circa gli effetti economici che riguardano coloro che si avvalgono delle loro valutazioni. Non è necessario un grande sforzo di memoria per ricordare che appena prima della dichiarazione del fallimento alcune obbligazioni godevano ancora del rating AAA. Questa valutazione aveva comportato l'ingresso di quei titoli nei portafogli di privati, ma sopratutto di Associazioni, fondi pensione, Tesorerie di casse professionali.

E' veramente grave che, nonostante sia accaduto che le società di rating abbiano commesso imperdonabili errori, non vi si sia posto rimedio negli anni che sono seguiti. Il mancato intervento degli Organi preposti al corretto svolgimento delle attività finanziarie nuoce a tutto ed a tutti. La vacanza delle Istituzioni permette che nella confusione generale ci possa essere chi per spiegare il proprio punto di vista fa ricorso a teorie complottistiche indegne di un mercato maturo e dello Stato di Diritto.

articolo pubblicato il: 21/01/2012

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