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una nuova rotta

per il prossimo decennio

di Alessandro Pagano

Anche il 3° anno, dopo la grande crisi economica del 2008, è passato indenne. L’abbiamo superato nonostante il nostro tasso di crescita fosse più basso rispetto agli altri Paesi europei e nonostante il tasso di disoccupazione sia ancora molto alto. La valutazione per quanto positiva non consente però di cullarsi sugli allori.

Troppe sono infatti le criticità a carico al nostro sistema. E non mi riferisco al sistema economico bensì a quello sociale. Chi ci da queste indicazioni è il 44° Rapporto Annuale del CENSIS che come ogni anno ci fornisce la fotografia sociologica della nostra Italia. “Spaesati, smarriti, indifferenti, cinici, passivi, prigionieri di influenze mediatiche, privi di memoria storica e di futuro”, così si esprime il RAPPORTO a fronte delle tante sfide che si devono affrontare nei prossimi anni e a fronte di un contesto che sia a livello personale che di comunità risulta molto debole.

In effetti alcuni dati economici sono abbastanza preoccupanti: niente confortanti: è diminuita la propensione al lavoro autonomo e a fare impresa. Negli ultimi 5 anni c’è stato un saldo negativo di 437 mila imprenditori e lavoratori autonomi, pari a un (- 7,6%).

C’è poi un altro dato inquietante: 2.242.000 persone tra i 15 e i 34 anni non studiano, non lavorano e non cercano lavoro. E sapete perché? Perché non accettano lavori faticosi o di scarso prestigio. In questi giovani c’è un vuoto esistenziale impressionante e dobbiamo chiederci perchè i Valori che erano dei nostri padri oggi stanno sparendo dalla nostra società.

Facciamo un esempio, la Riconoscenza. Che poi altro non sarebbe che “la gratitudine verso qualcuno”. Gli psicologi affermano che la Riconoscenza è sempre più rara perché e prevalso il modello edonista e di conseguenza il rispetto verso gli altri è sparito. Se infatti “tutto è diritto, nessuno deve essere ringraziato; così come non va ringraziata l’aria che ogni giorno respiriamo”. (Roberto Cafiso. La Sicilia 13-12-2010).

D’altronde se non si riconoscono gli obblighi e i doveri, e se le responsabilità personali non vengono assunte nel proprio stile di vita, tutto è ammantato di pretese e tutto si sintetizza in una specie di “luna park” perpetuo.

Il 44° Rapporto CENSIS conferma: “c’è in Italia un egoismo autoreferenziale e narcisistico”, nel senso che quando a prevalere sono questi sentimenti viene meno la voglia di costruire e tutto si limita alla ricerca del consumismo e della esaltazione di sè stessi. Pensavamo che la fine delle ideologie portasse alla fine delle utopie, e così è stato! Solo che a sostituirle, è stato un mondo dove le persone non hanno più voglia di lottare, di programmare e che affidano la loro vita futura al caso.

Abbiamo nuove generazioni che (per colpa di chi li ha preceduti) sanno solo gridare e lamentarsi ma che non si sanno conquistare le cose. “Atleti senza allenatori, allievi senza maestri”, dice sempre Roberto Cafiso.

Poi,a complicare le cose, c’è l’eredità dello statalismo assistenzialista il quale ha imposto troppe regole e troppe tasse, giacchè l’iniziativa privata anziché essere incoraggiata è stata punita, cosicchè i giovani più motivati e più intraprendenti sono emigrati. Certo! Le responsabilità politiche vengono da molto lontano: da quel ’68 e dalla cosiddetta 1^ Repubblica, però oggi nulla si sta facendo per promuovere “i Valori con la V maiuscola” come li chiamava Paolo Borsellino. Spesso quando mancano i VALORI le persone si deresponsabilizzano e aspettano con il “cappello in mano” che qualcuno risolva i loro problemi.

Con questi scenari il Rapporto CENSIS deve servire da stimolo a tutti, nessuno escluso, indicando le nuove rotte legislative e cioè:
a) l’ eliminazione dello Stato assistenziale mediante un drastico abbattimento dei suoi costi;
b) l’investimento economico verso le famiglie, unico scudo protettivo dalle invadenze stataliste.
Con questo augurio formulo a tutti un buon 2011.

articolo pubblicato il: 30/12/2010 ultima modifica: 13/01/2011

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