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C.S.I. Maryland

scoperto un omicidio del XVII secolo


Sembra l'enigma di un episodio della fortunata serie televisiva C.S.I. o una scena di Indiana Jones; è in realtà una scena vera.

Un gruppo costituito da componenti della polizia scientifica e da archeologi ha risolto il mistero di un omicidio avvenuto in una zona dell'attuale Maryland intorno al 1670. Lo scheletro di un giovane di circa sedici anni è uno dei pezzi centrali dell'esposizione che sarà inaugurata nel Museo Nazionale Smithsoniano di Storia Naturale a Washington. La mostra, intitolata "Scritto nelle ossa", è dedicata alla ricostruzione delle condizioni di vita dei primi coloni inglesi, che si insediarono nella baia di Chesapeake, territorio situato tra gli attuali Maryland e Virginia, raccontata dai loro scheletri.

Durante gli scavi in una fattoria risalente al diciassettesimo secolo di un insediamento agricolo a Leavy Neck nell'attuale città di Annapolis, nel Maryland, gli archeologi si sono imbattuti in una strana tomba. Hanno trovato uno scheletro interrato in modo frettoloso; sembrava quasi che la sepoltura potesse essere stata fatta clandestinamente, quasi che si fosse voluto occultare una morte o un omicidio.

Gli scienziati hanno voluto sapere che cosa fosse potuto capitare al morto ricorrendo alle moderne tecnologie usate per risolvere i crimini.

Sopra lo scheletro c'era un grosso pezzo di ceramica coi bordi scheggiati e segni di raschiamenti. L'analisi di questi frammenti al microscopio ha portato gli investigatori a concludere che il frammento di vasellame era stato utilizzato come pala d'emergenza e che, quindi, la fossa era stata fatta in gran fretta e segreto.

Lo studio dello scheletro ha rilevato che il morto era un ragazzo di circa sedici anni che aveva vissuto in condizioni pessime. Il logoramento e i danni osservati nelle vertebre e nei piedi indicavano che durante buona parte della sua vita aveva fatto lavori fisici duri, come caricarsi grandi pesi sulle spalle, mentre riceveva un'alimentzione insufficiente, dimostrata dallo stato dei suoi denti. Le ossa hanno rilevato, inoltre, che il giovane aveva sofferto maltrattamenti; presentava, infatti,le costole rotte a palate. La vittima aveva tentato di proteggersi perché aveva una frattura difensiva al polso.

Gli investigatori, studiando a fondo le tracce della dieta registrate nelle ossa, hanno appurato che il giovane era arrivato in America da meno di un anno. Si trattava sicuramente di un inserviente contrattato da un proprietario per lavorare quasi come uno schiavo per vari anni per pagarsi il passaggio al Nuovo Mondo.

Più del settanta per cento dei coloni arrivò in America in un modo che ricordava la servitù della gleba. La lista dei sospetti dell'omicidio si riduce al padrone della fattoria, un colono puritano che visse lì con la moglie, due figli e due inservienti. Gli esperti ritengono che non si trattasse di un omicidio premeditato perché i servi erano molto costosi e ucciderli era uno spreco. Il padrone, probabilmente, aveva ecceduto in una punizione e la cattiva salute del giovane aveva fatto il resto.

La terribile vita del ragazzo riflette fedelmente l'esistenza durissima dei primi coloni puritani nel Nord America. Nel 1607, dei centosette componenti la colonia di Jamestown, sessantanove morirono in meno di nove mesi, vittime della fame, delle malattie e degli attacchi degli indiani.

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