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cronache
non son tornati

viaggio nella Grande Guerra


La musica che "racconta" la guerra, commentando, attraverso i tasti di un pianoforte, terribili immagini belliche. Un viaggio sonoro e visivo allo stesso tempo, con cui il pianista jazz Claudio Cojaniz ha voluto, in occasione del 90esimo anniversario della fine del primo conflitto mondiale, denunciare, allora come oggi, l'assurdità e l'insensatezza di tutte le guerre. Tutto questo è "Non sono tornati. Viaggio nella grande guerra", il concerto che Cojaniz ha regalato al pubblico pordenonese di Cinemazero la scorsa estate nell'ambito della rassegna "Visioni sonore" e che ora è diventato un cd musicale, appena uscito e già disponibile a Cinemazero, in piazza Maestri del Lavoro a Pordenone, e alla Mediateca Pordenone in piazza della Motta. Una nuova "avventura" per l'Associazione culturale Cinemazero, attiva da oltre trent'anni nella diffusione del cinema di qualità e che in questo caso veste i panni di produttore musicale, in collaborazione con Atracoustic.

Il cd "Non sono tornati. Viaggio nella grande guerra" contiene la registrazione dal vivo dell'esibizione dell'estate 2008, quando Cinemazero, per un cine-concerto nell'ambito della sua kermesse "Visioni Sonore", commissionò a Claudio Cojaniz la composizione delle musiche e l'accompagnamento dal vivo di una serie di documentari sulla Grande Guerra provenienti dall'archivio de La Cineteca del Friuli: dalla guerra sull'Adamello, alle devastazioni in Friuli fino al festeggiamento del Re nella Trieste liberata, le immagini dei documentari della Cineteca scorrevano sullo schermo, mentre Cojaniz eseguiva, in un memorabile concerto, la partitura da lui composta, trasformando le immagini in note e coinvolgendo il pubblico con la schiettezza e la forza evocativa del suo pianoforte e l'energia espressiva che contraddistingue il suo approccio alla musica.

Straordinario il booklet del cd, che contiene numerose fotografie tratte dai documentari sulla Grande Guerra, opportunamente commentate: attraverso dunque l'ascolto della musica di Cojaniz e i testi del booklet - selezionati fra passi di scrittori che hanno vissuto il conflitto, tradotti in quattro lingue per "parlare" agli eredi di quei popoli che più vissero il conflitto (italiano, friulano, tedesco, sloveno) - ci si ritrova a percorrere un viaggio a ritroso nella Grande Guerra, fra i suoi orrori e le sue devastazioni, fra le speranze di libertà e le ingenue euforie, con la sensazione che in fondo, dopo tanti sacrifici e tanta distruzione, su tutti i confini nulla fosse stato conquistato, tutto fosse stato perso. Un cd, dunque, che vuole essere nel tempo un messaggio di pace, perchè la memoria è stanca e la guerra (quella o la prossima) è sempre troppo vicina.

Cojaniz spiega così la chiave compositiva che lo ha portato a scrivere le musiche per quei documentari: "Le grandi scene di guerra a cui i film attuali ci hanno abituato con raccapriccianti stermini perpretati con ferocia e sapienza tecnologica sempre più crescenti, per me, non sono niente, raffrontate alla forza simbolica e straziantemente poetica di quelle immagini. Vere! Non riuscivo a comprendere quale musica potesse mai commentare immagini che solo nel silenzio possono essere colte nella loro tragica espressività. Fino al momento in cui sono apparsi sullo schermo due giovani nemici, trafitti a morte reciprocamente, nello stesso istante, dalle loro baionette. Lì ho capito. Il silenzio/urlo che ho riservato a quella scena, sacralizzandola per quei pochi secondi, vale per me tutta la musica che le stà attorno. Due uomini che non si sono mai conosciuti, portatori delle stesse passioni e dai bisogni talmente simili che dovrebbero avvicinare il divenire di ognuno di loro, vengono messi l'uno contro l'altro, ad uso delle classi dominanti: come strumenti, ridotti a merce. [...] Io, come molti della mia generazione, non volevo essere ridotto come quei due anonimi ragazzi, che avevano il dovere di odiarsi".

CLAUDIO COJANIZ dopo gli studi accademici suona come solista per la Gioventù Musicale Italiana e lavora come compositore ed arrangiatore nel campo della musica contemporanea. Si avvicina al jazz all'inizio degli anni '90. La sua apparizione è folgorante ed avviene con «Due», inciso in coppia con il contrabbassista Giovanni Mayer, duo che diventa trio con l'aggiunta del batterista U.T. Ghandi e firma due anni dopo l'eccellente «Hasta Sempre». Al trio di aggiunge nel 1995 il trombonista romano Giancarlo Schiaffini per il disco «Alea»", ma l'instancabile pianista friulano sarà subito dopo protagonista di un magico incontro con un altro pianista, suo corregionale, Giorgio Pacorig («Illuminations», 1997).

Dopo un fuori programma classico, in cui interpreta al piano–solo musiche dei virginalisti inglesi e di J.S.Bach («Corale Luterano», 1996), Cojaniz rifonda il trio jazz con il contrabbassista Piero Leveratto ed il batterista Nello Da Pont. Lo Jan Trio, così chiama il gruppo, registra nel 1998 per Splasc(h) Records l'album «Hermanos». Allo stesso tempo si diverte a suonare con vecchi amici il blues, ed attraverso questo ritorno alle radici del jazz riscopre Thelonious Monk, cui dedicherà il magistrale piano–solo di «Blue Demon» (2000), così come il successivo «Romantic Circle» (2002), con un nuovo trio in cui al batterista Da Pont si affianca il contrabbassista friulano Carlo Franceschinis.

Sono invece di quest'ultimo periodo «War orphans» (2004, Caligola Records), emozionante album dedicato alla musica di Ornette Coleman registrato in duo con Giancarlo Schiaffini, così come il suggestivo «Never Forever», un piano–solo autoprodotto nel 2006. Cojaniz ha fondato e diretto il gruppo Tarahumara, ha scritto musica da film e per la televisione («Ypnosisetnomuzik», Fonit Cetra).

Ha inoltre collaborato alla stesura della biografia del musicista udinese Piero Pezzè, e scritto un breve romanzo, «Questione Lagrand», pubblicato dalle Edizioni Campanotto di Udine.

Il cd "Non sono tornati. Viaggio nella grande guerra" è acquistabile presso la Mediateca Pordenone di Cinemazero in piazza della Motta a Pordenone, o presso la sede di Cinemazero in piazza Maestri del Lavoro

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