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finanza
Capitan America
di Domenico Massa

Con la dichiarazione espressa al termine del vertice di ottobre 2017 del Fondo Monetario Internazionale i partecipanti si impegnavano "a non attuare svalutazioni competitive e a non fissare tassi di cambio per aumentare la competitività”. Nel frattempo la volatilità sui tassi di cambio euro/usadollars é stata innescata dalle dichiarazioni di importanti esponenti dell’amministrazione statunitense. Un dollaro debole favorisce le esportazioni USA e potrebbe creare qualche problema alla crescita tanto faticosamente ritrovata nel vecchio continente. Come al solito la superficialità porterebbe a far gridare all’untore all’indirizzo del Presidente Trump. Un approccio più distaccato e puntuale evidenzia al contrario che il vero problema è rappresentato da quei Paesi che per effetto della globalizzazione dei mercati hanno potuto accumulare importanti avanzi commerciali e che non hanno alcuna intenzione di avviare processi di ridistribuzione.

Un esempio eclatante è rappresentato dal comportamento della Germania che, avvantaggiatasi dall’introduzione della moneta unica, accumula avanzi commerciali nei confronti degli altri stati membri e non ha nessuna intenzione di dare la stessa possibilità agli altri. Mentre alcuni Paesi dell’Unione Europea rischiano continuamente procedure di infrazione per deficit eccessivo, la Germania non se ne cura di incappare in un’infrazione per surplus eccessivo. Con buona pace dello spirito dei padri fondatori che attraverso i trattati speravano nell’equità e nella solidarietà. A livello mondiale, fuori dai vincoli delle regole europee, ciò avviene con la Cina, India e Germania nei confronti del resto del mondo con grande disappunto degli Stati Uniti d’America. In questa cornice l’intervento del Presidente Trump al vertice di Davos assume una rilevante importanza per ridefinire la percezione degli effetti della globalizzazione. Un mercato non può essere solo libero, ma deve essere anche giusto ed equo.

È vero che non è morale fare promesse elettorali che non possono essere mantenute, come sottolinea l’appello lanciato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nella prolusione alla sessione invernale del Consiglio permanente della Conferenza riunito recentissimamente per tre giorni a Roma. È altrettanto vero che non possa essere considerato morale permettere che le multinazionali che indiscutibilmente rispondono esclusivamente ai propri interessi economici possano piegare la volontà dei cittadini. Il vero rischio che il mondo sta correndo è quello di una popolazione ridotta in schiavitù economica e di una élite che sfrutta l’assenza di regole sempre più ricca.

Basta dare uno sguardo in giro sull’attualità e una ripassatina sui libri di storia per verificare che il “comunismo” ha miseramente fallito come dottrina politico/economica. È tuttavia necessario ritrovare l’equilibrio e ridare dignità all’uomo e ripristinare le dovute proporzioni di valore attribuito tra capitale e lavoro. E’ giusto che i più poveri trovino nella possibilità di lavoro offerta dalla globalizzazione dei mercati la possibilità di emanciparsi, ma questo non deve avvenire sulla pelle di altri popoli. Nel costo del lavoro sono presenti le tutele conquistate nel tempo ed è immorale comparare il costo orario del lavoro senza tenere conto di questo.

I Paesi che garantiscono i diritti salariali non dovrebbero permettere che possano essere commercializzati sul proprio territorio beni prodotti senza alcuna tutela per la sicurezza sia dei lavoratori sia dei consumatori. Il commercio senza alcuna regola favorisce soltanto le grandi corporazioni che, rispondendo esclusivamente ai propri interessi economici, spostano la produzione là dove è più conveniente. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e le reazioni del popolo sono sempre guidate dalla pancia e la pancia non è l’organo più adatto allo scopo. La storia ci insegna che la pancia produce più dittature che governi illuminati.

articolo pubblicato il: 26/01/2018 ultima modifica: 05/02/2018

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