torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

finanza
biglietti verdi
di Domenico Massa

La riconferma di Visco alla guida della Banca d’Italia sicuramente nel mondo non ha generato alcuna emozione. Solo nel “Bel ma piccolo Paese” è stata oggetto di discussione. Discussione ampia, ma sterile; accade sempre così in Italia e sempre sarà, alla luce dello spessore della classe dirigente. Oltre oceano la discussione sulla nomina del Governatore della FED appassiona moltissimo.

La valutazione del dollaro rappresenta un problema per tutti coloro che non lo utilizzano come moneta locale, ma sono costretti ad utilizzarlo per gli acquisti di asset universalmente denominati in dollari. Un esempio per facilitare la comprensione: “un europeo decide di investire in oro. Egli acquista in euro un bene il cui prezzo è denominato in dollari. Il suo investimento dipenderà sia dalla valutazione dell’oro sia dal cambio euro dollaro; al contrario per un americano l’esito dello stesso investimento dipenderà esclusivamente dal prezzo dell’oro”. La scelta del prossimo Governatore della FED è di così grande interesse proprio per gli effetti che avrà sulla futura valutazione del biglietto verde. Un rialzo dei tassi americani porterà ad una rivalutazione del dollaro. Questa rivalutazione si era già palesata verso la fine del 2016 ma nel corso del 2017 i mercati avevano svalutato il dollaro. Contro euro il biglietto verde ha recentemente raggiunto ed appena superato soglia 1,20 per poi quotare, queste ultime ore meno di 1,17.

Al grande pubblico non può aver rappresentato un evento eccezionale, per gli appassionati di analisi la soglia 1,20 al contrario è considerata molto importante. L’importanza appare evidente se si analizza il grafico dell’andamento del cambio euro /dollaro in un periodo di oltre dieci anni. Dal 2004 ad oggi il cambio EURO/USADLL 1,20 ha rappresentato in diversi periodi un supporto ed in altri una resistenza. Superata la resistenza di 1,20 fino al palesarsi della crisi economica il cambio ha toccato la soglia di 1,60 usa dollars per un euro. In tempi più recenti il cambio 1,20 (divenuto supporto) è stato violato fino a quota 1,03. In quella occasione, cioè verso la fine del 2016 illustri testate specializzate ospitavano articoli che parlavano di dollaro sotto la parità con l’euro.

Un dollaro forte non è il massimo per l’amministrazione Trump che vuole rilanciare il potere produttivo americano ed un Governatore della FED accomodante con le politiche espansive del Presidente farebbe indebolire il biglietto verde; un falco, quindi un attento osservatore dello Statuto della FED, sicuramente comincerebbe a drenare l’effetto delle politiche accomodanti in relazione al livello di liquidità assicurata ai mercati. Fino ad oggi l’azione si è limitata agli annunci e sono stati scongiurati assestamenti repentini e molto poco graditi dagli investitori. Le valorizzazioni espresse dai mercati riflettono già quanto abbondantemente anticipato dai bollettini sia della FED sia della BCE.

Ora il momento è particolarmente delicato, perché la BCE ha già annunciato la via: riduzione del QE e tassi invariati fino al 2019. La FED è in attesa del nuovo Governatore, che a mio avviso ha una sola leva e la può tirare in una sola direzione. Può solo alzare il tasso di interesse; il cervello che azionerà la leva deciderà quando ed in che misura. L’effetto della manovra si ripercuoterà sui mercati. Personalmente spero che la lezione del gennaio e febbraio 2016 sia servita: in quell’occasione gli speculatori ebbero la meglio e misero a dura prova la fiducia dei risparmiatori che detenevano asset costruiti con molta attenzione e prudenza. In seguito tutto tornò nella normalità, ma il fatto resta ed è imperativo tenersi pronti per qualsiasi evenienza senza tralasciare alcuna possibilità di reazione a decisioni che influenzeranno i mercati nei prossimi mesi. Cosa succederà è noto a tutti: il problema è quando e cosa succederà nel frattempo.

Esiste una sottile linea rossa che divide il trader dal gestore, che nessuno dei due può superare senza esporsi a rischi incommensurabili. Spesso il gestore è trascinato per i capelli a doversi improvvisare trader, una iattura che deve essere evitata fin anche sacrificando il proprio cuoio capelluto.

articolo pubblicato il: 30/10/2017 ultima modifica: 13/11/2017

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it