torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

copertina
il sensuale e l'immaginario

"Fammi udire la tua voce" ha aperto la LXXI stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

di Carla Santini

Cantanti, musicisti, ballerini in uno spazio aperto. Tutti sono presenti contemporaneamente di fronte al pubblico. Il palcoscenico non ha sfondi, il golfo mistico non ha barriere. Terra e cielo si fondono in una dimensione incorporea, quasi eterea nei bagliori di luci e ombre che nelle sequenze delle voci, degli strumenti e dei corpi danzanti acquistano, al contempo, una forte fisicità.

Il pubblico è trascinato in una ridda di emozioni. La grande protagonista è l’emozione. Quella che risveglia nei singoli spettatori la gamma dei sentimenti. Il senso dell’assoluto, la lontananza, il distacco, la perdita, il piacere, l’appagamento, la sacralità, la pace.

E la filigrana che sottende la complessa costruzione emerge quasi a sottolineare come l’intento di astrazione passi in realtà attraverso un sapiente lavoro di scrittura, puntiglioso e ricco di rimandi ad esperienze musicali precedenti.

“Fammi udire la tua voce” è l’opera che ha aperto la 71° stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.

Quest’anno, contrariamente a quanto avviene ogni anno, l’opera non è di un giovane compositore, ma è stata commissionata al maestro Adriano Guarnieri, tra i più importanti compositori italiani contemporanei.

Questa scelta ha permesso agli allievi dello sperimentale di cimentarsi con il personalissimo linguaggio musicale e con la “cantabilità metrica” di Guarnieri. Questi è impegnato da anni nella ricerca della sonorità assoluta, dell’astrazione pura dei suoni e dei segni.

Non per niente è la poesia che più di ogni altro lo ispira. Dante, Pasolini, Rebora, e da ultimo Il Cantico dei Cantici. La poesia riesce a sollevarsi oltre il quotidiano per parlare un linguaggio universale, per aprirsi alla trascendenza, alla sacralità, che la vita contemporanea sembra aver dimenticato. “Fammi udire la tua voce” è stata ispirata dal Cantico dei Cantici, uno dei testi più famosi della Bibbia, che celebra l’amore fra due persone in tutte le sue forme. Il maestro Guarnieri li ha identificati con “Amante 1” e “Amante 2“, che in realtà sono 4 per la scelta di ricorrere alle vocalità di un soprano, di un tenore, di un contralto e di un basso, nel rispetto della tradizione.

La riuscita dello spettacolo è passata attraverso un lavoro sinergico che ha visto impegnati il maestro direttore d’orchestra Marco Angius, il regista Federico Grazzini, Andrea Stanisci, costumista, Pieradolfo Ciulli, coreografo, Alessandro Carletti, light designer; i cantanti Annalisa Ferrarini, Federica Livi, Marco Rencinai, Alec Avedissian; i danzatori Chiara Ameglio, Alessandra Bordino, Luciano Ariel Lanza, Stefano Roveda; i musicisti Maria Maddalena Pippa, Margherita Pelanda, Roberta Palmigiani, Matteo Maria Zurletti, Andrea Cesaretti, Arcadio Baracchi, Giacomo Poggiani, Antonello Cancelli, Marco Eugeni, Mariachiara Grilli.

“Fammi sentire la tua voce” è il capolavoro emozionale di un autore visionario. Le voci, i suoni, i corpi che danzano riescono a riempire uno spazio vuoto. Gli spettatori, presi per mano, entrano anche essi in questo spazio vuoto e diventano attori e protagonisti. La mancanza della narrazione di fatti, di sviluppi storici di accadimenti, di un prima di un dopo e di un poi creano una sorta di magia fuori dello spazio e del tempo. Tutto è sospeso. Il coacervo di emozioni è però fisicamente presente e palpabile -+

articolo pubblicato il: 09/09/2017 ultima modifica: 14/09/2017

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it