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"Fammi udire la tua voce"

al Teatro Caio Melisso di Spoleto


L'opera inaugurale della 71ma Stagione Lirica Sperimentale di Spoleto è Fammi udire la tua voce di Adriano Guarnieri, che si terrà venerdì 8 settembre al Teatro Caio Melisso (con repliche sabato 9 settembre alle ore 20.30 e domenica 10 settembre alle ore 17.00),

Fammi udire la tua voce è innanzitutto un’opera di teatro musicale del nostro tempo, ma anche una vera e propria avventura, perché il percorso di gestazione, iniziato lo scorso anno in agosto, è stato lungo, affascinante e articolato. Lo spettacolo è il frutto di un viaggio che il Teatro Lirico Sperimentale ha voluto intraprendere con il compositore Adriano Guarnieri, il direttore Marco Angius e il regista Federico Grazzini durante un anno di intenso lavoro, di energie a confronto, di relazioni e di studio. I poster dello spettacolo sono stati realizzati con due immagini offerte dal celebre artista Mimmo Jodice.

Adriano Guarnieri, uno dei più importanti compositori italiani del nostro tempo e artista di fama internazionale, ha accettato con immenso piacere di comporre un'opera per lo Sperimentale di Spoleto. Le ragioni sono plurime, a cominciare dall’amicizia e la stima per il maestro Michelangelo Zurletti, direttore artistico del Lirico Sperimentale, e con il Prof. Enrico Girardi, docente di Storia della musica all'Università Cattolica di Milano (da alcuni anni molto vicino al Tetro Lirico di Spoleto). Fattori motivanti per il compositore sono stati inoltre la serietà dell'Istituzione e la capacità produttiva dell’ente, competenza che egli stesso ha potuto rilevare già lo scorso anno, quando ha assistito all’opera dedicata a Rossini Hei Giò (musica di Vittorio Montalti, regia di Alessio Pizzech, direzione Enrico Marocchini). Le garanzie di carattere artistico-musicali offerte dal Lirico Sperimentale sono state un fattore determinante per la collaborazione: qui si formano giovani e bravi cantanti disponibili allo studio di una partitura non convenzionale, e la professionalità di un direttore d'orchestra del calibro di Marco Angius è una garanzia. Da anni il M° Angius collabora con il Teatro Lirico Sperimentale ed ora è nel pieno di un’importante carriera internazionale che lo ha visto Direttore alla Scala di Milano, alla Fenice di Venezia (dove l'opera Aquagranda di Perocco ha ottenuto il Premio Abbiati 2016 come migliore produzione in Italia) e al Regio di Torino (con l'opera Katia Kabanova di Janacek e regia di Robert Carsen); nel 2015 ha diretto a Tokyo prime esecuzioni di opere di Sciarrino ed altri importanti compositori. La presenza di un regista giovane ma affermato come Federico Grazzini, che ha lavorato tra l’altro all’Opera di Seul, all’Opera di Roma, al Teatro Regio di Parma e al Macerata Opera Festival, è stato un altro importante riferimento per il M° Guarnieri.

Tempi lunghi di prove per i cantanti Alec Avedissian, Annalisa Ferrarini, Federica Livi e Marco Rencinai, tali da consentire loro di assimilare in modo impeccabile la musica - non certo consueta - del M° Guarnieri, il quale ha seguito gli interpreti sin dalla prima prova.

Sul palco anche i danzatori-performer Chiara Ameglio, Alessandra Bordino, Luciano Lanza e Stefano Roveda, diretti dal coreografo Pieradolfo Ciulli. Ad illuminare il palco le luci di uno dei più affermati light designer Alessandro Carletti.

Il libretto dell’opera è ispirato e tratto dal Cantico dei Cantici

«Più che parlare di implicazioni di carattere religioso, quello che mi ha interessato e ispirato è la spiritualità del testo. Il Cantico dei Cantici ha una musicalità insita, e suggerisce non solo degli affetti, ma anche dei comportamenti affettivi musicali. E siccome il testo deve essere sublimato dalla musica, ho pensato di renderlo attraverso una vocalità astratta, che rimanda ad una situazione interiore. Anche il pubblico sente l’esigenza di una ricerca interiore, di una spiritualità. Oggi è un’esigenza. Ciò che è raccontato narrativamente, oramai, esiste in tutte le versioni, basti pensare ai media. Tutto è raccontato. Lavorare invece di entropia, cercare dentro se stessi la risposta, anche spiritualmente, è una delle strade che a me piace».
Adriano Guarnieri

Note del direttore Marco Angius
Le azioni liriche di Guarnieri, ovvero la novità assoluta dello Sperimentale di Spoleto per quest'anno, in cui si celebrano i settant'anni del compositore, tentano di dare una risposta al dilemma in cui è presa da sempre la musica d'oggi: essere coerente con l'assunto della propria natura di ricerca e indagine su linguaggi inauditi, da un lato, e mantenere un contatto con l'interlocutore cioè il pubblico e la storia dall'altro. La grande sfida della creatività contemporanea trova il suo terreno elettivo nel teatro e nelle frontiere sempre aperte della sua drammaturgia musicale. L'argomento biblico offre senza dubbio un terreno molto stimolante per un compositore d'oggi: non è tuttavia entro l'orizzonte significante di un testo che si gioca la sfida compositiva quanto piuttosto nelle implicazioni rappresentative espresse dall'esplorazione senza tregua dei confini del suono in cui è condotto lo spettatore: al vortice inesorabile della scrittura di Guarnieri, che spinge tutti gli interpreti sulla soglia umana dell'eseguibilità sostenibile, si affianca dunque un aspetto più visionario e ineffabile, quello dell'invenzione musicale attuale e attuabile, calibrata nel minimo dettaglio e nello stesso tempo liberata dal gesto sonoro più estremo. Dopo anni di tragedie e condanne all'ascolto ecco giungere l'idea di un nuovo sacrificio: quello che eleva l'ascolto inquinato del presente a dimensione catartica collettiva.

Note del regista Federico Grazzini
Introduzione Agostino scriveva che “Il Cantico è un enigma”. Il Cantico è un’antica serratura di cui si è persa la chiave. Le chiavi per aprire questa serratura sono state le più svariate e stravaganti. Nei secoli si sono stratificate interpretazioni simboliche e allegoriche, da quelle astrologiche a quelle più filosofiche. Più la teologia occidentale trovava ulteriori livelli simbolici più i versi e le immagini del Cantico ampliavano il loro mistero. Questo libro della Bibbia è diventato così simile all’Aleph di Borges: un punto dello spazio letterario che contiene una pluralità infinita di altri punti. Scrive Ceronetti che “Il cantico non contiene niente. Il Cantico è un pezzo di vuoto sacrale.” E’ un prisma trasparente nella cui luce si riflette, moltiplica e qualunque esperienza reale, spirituale o intellettuale vi si accosti. Il Cantico non ha principio, nè centro, nè conclusione e la sua struttura non presenta una linearità narrativa o drammatica. Attraverso i suoi frammenti evoca la dolorosa irraggiungibilità dell’amore, dell’unione. Nessuna parola può esprimere il tutto ma quest’opera, illusionisticamente, lo fa. Se la natura dell’eros è difficile da raccontare, il Cantico la dispiega in enigmi. Nel III secolo Origene utilizzò i significati del Cantico con un’accezione più simbolica e attraverso la filologia neutralizzò la carnalità degli amanti, per lasciare tutto lo spazio alla dimensione spirituale. Il Cantico perse così l’originario connotato realistico e diventò allegoria dell’eros mistico, di quell’amore sofferente che sta in ogni atto di ricerca o tentativo di creazione o impulso di unione. La sposa che cerca lo sposo diventa in primo luogo l’anima che secondo la tradizione platonica cerca sempre e non trova la perfezione del Logos. Ogni parte del libro rappresenta delle variazioni rispetto ad un unico tema che è l’amore tra due giovani amanti che si cercano e si perdono. L’amore come fonte di gioia sconfinata e di sconfinato dolore. Al centro di questo componimento poetico troviamo la sublimità e la bellezza dell’amore. E’ un testo anticonformista, polemico e contestatore contro una mentalità legalistica della legge. I consigli dei sapienti al tempo in cui è stato scritto il Cantico erano spesso ammonizioni e raccomandazioni sui pericoli dell’amore. Il Cantico invece è una celebrazione dell’amore libero tra gli esseri umani. Al centro del Cantico c’è innanzitutto l’amore di due persone che esprimono con naturalezza e semplicità il calore della loro intimità e la loro passione. L’ “amor che move il sole e l’ altre stelle” è il simbolo supremo che riesce a tenere in se’ significati umani e metafisici. Tuttavia Dio nel Cantico è assente, la presenza del sacro si manifesta attraverso la relazione dei due amanti. Il Cantico è senza dubbio un testo erotico, pieno di immagini di un erotismo esuberante. Tutta la natura è convocata in un’atmosfera entusiastica di sensualità. Allo stesso tempo l’atmosfera del Cantico si carica di angoscia nel momento del distacco, della separazione. Il Cantico evoca tutte le meraviglie del mondo e tutte le gioie dell’esistenza e allude al loro opposto, la morte, la solitudine, la mancanza. Nel Cantico si assiste all’affermazione dell’individualità (la donna ripete almeno una dozzina di volte “io”) e il suo superamento nell’appartenenza e nella reciprocità (“Il mio amato è mio e io sono sua”). Ceronetti afferma che si commenta il Cantico per un’oscura intolleranza del suo vuoto ma il vuoto del Cantico è lì per confermare la sua sacralità. L’uomo contemporaneo è portato a non vedere più il sacro nè in un vuoto nè in un pieno, è stata assassinata la pupilla che lo vedeva. Per comprendere il Cantico bisogna accettare la sacralità di questo vuoto sospendendo la ragione critica per mettere al centro la vicenda umana dei suoi protagonisti, la loro ricerca, il loro contatto, il loro abbandono. Amore e morte si bilanciano nel nostro bisogno che uno o l’altro prevalga per liberare i protagonisti del Cantico dall’angoscia. Nel Cantico la mancanza dell’altro genera un desiderio travolgente. Gli amanti si desiderano, si cercano, si trovano, si allontanano, si desiderano nuovamente. La dinamica presenza/assenza sembra non avere mai fine. Una ricerca incessante che non sembra concludersi forse perché l’oggetto di questa ricerca non si può tenere tra le mani. E’ la sostanza della vita stessa, è gioia, è libertà e allo stesso tempo è morte e abbandono.

Note di regia
L’azione, la musica e il testo poetico nell’opera di Guarnieri costituiscono un’esperienza unica ed avvolgente per lo spettatore che diventa testimone della tensione erotica e drammatica che lega i personaggi. Azioni liriche evocate dai musicisti sempre in scena dove la musica si fonde con il teatro in un’esperienza collettiva al cui centro si trova la sacralità delle relazioni e dell’amore. Abbiamo deciso di doppiare con il movimento di quattro danzatori-attori le voci dei quattro interpreti. Il Cantico è il libro della Bibbia sull’amore dove Dio è assente e ciò che è sacro nel Cantico è ciò che intercorre tra i due amanti, la loro relazione. Nella presenza vissuta in molteplici modi e nella sofferenza della solitudine e della separazione. Le azioni liriche di Guarnieri mantengono la natura frammentaria del Cantico e la sua natura narrativa non lineare. Non c’è un prima, un antefatto o un dopo. Ci troviamo da subito in mezzo ad un labirinto di immagini senza una vicenda vera e propria. Abbiamo immaginato nello spettacolo di seguire quest’andamento onirico e la divisione in quattro parti. Le quattro parti sono divise da tre intermezzi strumentali dove l’azione drammatica si sviluppa in continuità. Le sequenze di Guarnieri sono raccolte in quattro quadri che rappresentano simbolicamente quattro diverse condizioni dell’essere umano, iniziando dall’attesa, la solitudine, dove l’amato/a è assente, e attraversando diverse fasi della ricerca, del contatto, per tornare nuovamente ad una separazione. Gli spettatori diventano testimoni e parte attiva nella ricerca di un filo che li conduca nel labirinto di realzioni del Cantico. La realtà scenica costituisce così un sogno dove i confini tra realtà e finzione sfumano. I personaggi diventano uno specchio del pubblico, il loro “cercare e non trovare” un riflesso dell’indagine su noi stessi e sul nostro rapporto con l’altro. Il testo poetico del Cantico non è psicologico, non racconta una storia con un inizio e una fine. Per non perdere di concretezza nell’azione abbiamo deciso di lavorare accostando la psicologia degli interpreti, il loro vissuto, alle varie situazioni senza creare dei veri e propri personaggi. Il Cantico è un pezzo di vuoto sacrale e per la creazione di uno spazio siamo partiti da questo concetto: il teatro nudo, senza quinte ed elementi scenografici. Tutto ciò che è vuoto, il deserto, una fossa, una stanza, una carcassa, uno scrigno è un mistero che significa attesa di qualcuno o presenza occulta. Un vuoto dove è la luce a costruire lo spazio e a dialogare con l’ombra. Un non luogo dove il tempo si è dissolto e si dissolve in azioni evocative. Situazioni ricordate, o proiettate nel futuro. Uno spazio astratto dove le azioni dei danzatori sono come frammenti di realtà che navigano in un sogno. La luce diventa materia, costruisce e limita lo spazio, crea un dialogo costante con l’azione dei danzatori: presenza simbolica e allo stesso tempo concreto elemento scenico. L’immagine del labirinto di luce racchiude bene le varie tematiche del Cantico: la ricerca di senso, lo smarrimento, la simultaneità del passato del presente e del futuro, l’imprigionamento e la liberazione. L'erotismo del Cantico diventa tensione costante che arricchisce di concretezza la dimensione filosofica. I personaggi del Cantico sono uno specchio del pubblico e allo stesso tempo nel loro comparire, incrociarsi e scomparire sembrano fatti della sostanza dei sogni. Come nei sogni, in quest’opera i sogni minori si moltiplicano all’interno del sogno che li produce, fino alla dimenticanza, alla caduta e a alla confusione dei margini del primo sogno. Un sogno con tutte le incoerenze febbrili del sogno. Il Cantico abbandona così una connotazione esclusivamente realistica senza perdere la propria fisicità. Diventa allegoria di quell’amore sofferto che sta in ogni atto di ricerca o tentativo di creazione o impulso di unione. Il “cerco e non trovo” che si applica a tutte le sfere dell’indagine ma soprattutto su noi stessi.

Per acquistare i biglietti di Opera Nova 2017: Biglietteria del Teatro Caio Melisso (aperta nei giorni 6 e 7 settembre 2017 dalle ore 16.30 alle ore 19.30; 8 e 9 settembre 2017 dalle ore 18.30; 10 settembre 2017 dalle ore 15.00); Ticket Italia (tel. 0743.222889 – www.ticketitalia.com – www.tls-belli.it); Spoleto Box 25 (Piazza della Vittoria, 25 – Tel. 0743.47967, dal lunedì al sabato ore 10.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00. Nel mese di agosto chiuso il sabato pomeriggio).

articolo pubblicato il: 01/09/2017 ultima modifica: 09/09/2017

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