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ridere o piangere?
di Carla Santini

In Italia abbiamo un numero esorbitante di leggi; tante ne vengono promulgate di nuove e tante ne vengono richieste. Il cittadino è obbligato a conoscerle, anzi non ne è ammessa l’ignoranza. La prassi vuole, però, che ogni giorno si disattendono le stesse leggi da chi le propone e le fa approvare. Non è un’anomalia, ma lo spirito levantino che governa il nostro stato e pervade tutti gli strati della popolazione. C’è sempre un leguleio che scopre il cavillo e addio all’osservanza delle leggi. Sarà la conformazione geografica ma la sensazione è che l’Italia sia un’autostrada percorribile a velocità differenziate, giustizia, governo, parlamento, cittadini. Tutti incanalati su corsie parallele che proprio perché parallele non convergeranno mai. Persa la fiducia difronte all’efficacia e all’applicabilità delle leggi, si pensava che almeno un codice di comportamento potesse funzionare. Sbandierato, condiviso, avallato anche a livello internazionale, si legge oggi che è obbligatorio ma non troppo, che è vincolante, ma con distinguo. Difficile scegliere tra il pianto o il riso trattandosi di una materia tanto seria quanto difficile.

Il buon senso suggerisce che continuare a foraggiare criminali che in giacca e cravatta, in costume da bagno o in logori cenci sono accomunati dalla brama di guadagno su ciò che al momento sembra essere il campo più redditizio non è buona cosa. Il contrasto ai trafficanti di esseri umani deve essere una priorità a prescindere e nascondersi dietro vessilli più o meno sbiaditi non tacita le coscienze, anzi aumenta il senso di rabbia.

Lo stato dovrebbe mantenere il controllo e le organizzazioni dovrebbero rispettare il codice. La stessa chiesa ha offerto una sponda al nostro ministro dell’interno ed ora sta a lui continuare l’operazione, tacitando i galli che hanno temuto di perdere la scena, ma rinunciare alla polizia giudiziaria armata ed ammettere certi trasbordi, non fa ben sperare in quella dimensione di rigore che dà il senso di appartenenza ad una nazione.

La consapevolezza della difficoltà del problema non può limitarsi al pugno di ferro, ma dare segnali forti potrebbe anche far riguadagnare qualche scampolo di credibilità alle istituzioni a livello nazionale ed internazionale.

articolo pubblicato il: 12/08/2017 ultima modifica: 27/08/2017

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