torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

finanza
Italia Gabon 77 a 100
di Domenico Massa

Sperando che non si tratti della ennesima fake new che circola nel web è stata resa nota la classifica dei Paesi in base al grado di libertà di stampa. L’Italia è relegata al 77° posto; tanto per dare un’idea della classifica ricordiamo che al 100° posto troviamo il Gabon, al centro della classifica troviamo la Polonia, nei primi tre posti rispettivamente Finlandia, Olanda e Norvegia. Alcuni commentatori provano a spiegare che in Italia la libertà di stampa è sottoposta alle minacce della criminalità organizzata; ma può bastare questa spiegazione?

Un esempio di scuola è fornito dagli articoli con cui i media nazionali hanno riportato e commentato la notizia. Tutti hanno concentrato l’attenzione sull’Italia estrapolando ed interpretando i dati contenuti nel report, forzando interpretazioni coerenti con l’indirizzo politico delle varie testate. I media filo-governativi hanno cercato di addolcire la pillola; quelli legati alle opposizioni hanno cercato di focalizzare gli insuccessi dell’azione di Governo.

Sarebbe bastato leggere attentamente la prefazione per capire che le dinamiche finanziarie mondiali hanno ben altri problemi e soprattutto non si intravvedono possibili soluzioni di facile applicazione. Le “grandezze” che agitano i sonni dei “grandi regolatori” del mercato mondiale sono in primis la “crescita, seguita dalla volatilità dei mercati e dagli equilibri commerciali, che devono essere analizzati dopo essersi tolte le ridicole vesti campanilistiche locali o peggio ancora oltre che locali inzuppate e contaminate da ideologie mutuate dal passato e che oggi non hanno più nessuna valenza se non quella di scaldare gli animi nelle risse da bar.

In buona sostanza il contenuto del report 2016 del FMI è la sintesi di ciò che tutti gli operatori già sapevano. La situazione non è migliorata rispetto a quella presente sui mercati nell’ottobre 2015; le criticità che hanno determinato la repentina flessione in quasi tutti gli asset nel gennaio e febbraio 2016 rimangono. La Politica ha in mano il pallino e deve metterci la testa per fare in modo che il mercato mondiale non si trovi a patire stress. Il report è stilato, come solito, con il linguaggio felpato delle élite finanziarie che si esprimono in una lingua che non è caratterizzata da una vastità di espressioni, ma al contrario è più caratterizzata da “core sentence”. Questo aggiunge difficoltà di comprensione per coloro che non hanno estrema dimestichezza sia con la lingua sia con gli argomenti particolarmente complessi.

Spingendo la sintesi fino al massimo consentito, si può affermare che mentre negli Usa con il massiccio intervento dello Stato sono riusciti a mettersi alle spalle buona parte degli effetti della crisi finanziaria del 2008, nel resto del Mondo gli effetti della crisi ancora si sentono. La Cina cresce a ritmi decisamente inferiori, ha un enorme surplus commerciale e questo rappresenta un problema qualora i mercati mondiali non ne permettano una efficace ridistribuzione.

L’argomento ci porta immediatamente alle pulsioni protezionistiche di importanti players ed agli effetti che potrebbero avere secondo l’analisi del FMI. L’attenzione è stata anche concentrata sui Paesi produttori di materie prime che per effetto della caduta dei prezzi si trovano a dover colmare sbilanci commerciali notevoli: tale circostanza ci permette di toccare con mano gli effetti della relazione fra economia e politica. Si discute sempre meglio se si ha la pancia piena; con la pancia vuota spesso si commettono azioni la cui portata nell’immediato non può essere misurata con sufficiente approssimazione. Coloro che attendevano il report per trarne indicazioni sul futuro devono essere rimasti delusi. In pratica si tratta di una esortazione alla Politica affinchè agisca secondo uno schema che non privilegi soluzioni egoistiche, perché ai players viene ricordato che nel mercato tutto è correlato nella dimensione spazio -tempo e le decisioni sicuramente hanno delle conseguenze e le conseguenze orienteranno altre decisioni. Superiamo i commenti di bassissima lega comparsi sulla stampa locale in merito alla crescita in Italia, alla situazione del sistema Bancario italiano ed ai “crediti” NPL. Siamo in grado di trarre una primizia da questo report 2016 del FMI : la Politica deve giocare il proprio ruolo e finalmente si è (forse troppo timidamente) abbandonata l’idea che “ I Mercati” siano in grado di autoregolarsi.

articolo pubblicato il: 24/04/2017 ultima modifica: 27/04/2017

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it